Questa mattina, mentre cercavo di spalmare quanta più Nutella possibile sopra un frollino al cioccolato marca Esselunga, mi è venuto in mente un brandello di poesia: Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano
È stata una folgorazione. Poche semplici parole si sono fatte strada nei meandri della mia testa avida di grassi saturi e, dopo aver attraversato 30 anni di memoria, sono tornate vivide nel qui e ora di una colazione consumata di fretta un lunedì mattina. Ci ho messo qualche minuto a collegare che quel verso era parte di una poesia di Pascoli che buttai giù a memoria alle elementari. Quando mi venne fatta declamare -avevo circa sei/sette anni, un grembiule azzurro, tutti i capelli biondi in testa- presi un ottimo per l’espressione. Ci è voluto un filo di più, invece, per rendermi conto che quel voto, quel giorno e quella poesia rappresentarono per me il primo colpo di piccone al valore sommo dell’istruzione. Dopo trent’anni, con il conforto soltanto di un biscotto grondante nutella, avevo finalmente capito che il gusto particolare che mi diede quel voto non fu come credevo quello agrodolce di aver ottenuto un risultato dopo una fatica, ma quello dolcissimo di essere riuscito a prendere il massimo senza minimamente sapere che volesse dire “romita”, o qualsiasi altro significato nascosto tra quei versi. Avevo mentito e avevo vinto. Fu per me la materializzazione di una proto-scappatoia, un modo di vivere l’impegno che mi ha accompagnato per tutto il mio percorso scolastico.
Per farla breve, in quei pochi secondi di epifania mnemonica ho capito perché sono sempre riuscito a farla franca senza impegnarmi mai realmente e senza avere nessuna dote in particolare: già da piccolo avevo la faccia come il culo.
Ora, scoperto questo, per chiudere alla grandissima il pezzo davanti avrei solo due opzioni: scavare nei meandri della mia mente per trovare quali altri frammenti di memoria hanno segnato il mio percorso di crescita, oppure buttarla in vacca, abbandonare romiti al loro destino sia Giovannino sia la sua X Agosto, e cucinare una bella lista facilona che arraffi click facili e risa sguaiate.
Inutile dire che ancora prima di scrivere del biscotto e del mio grembiulino avevo già optato per la seconda, per cui ecco cinque citazioni di film tratti dalla bassa commedia all’italiana che forse senza troppo merito, ma sicuramente con grande efficacia, fanno compagnia al Pascoli nel manovrare i meccanismi comportamentali di chi scrive.
Abbronzatissimi
Ogni volta che mi capita di andare a una conferenza stampa, rigorosamente in maglietta e accerchiato da una schiera di camicie, io mi sento così: povero, ma che striscia i piedi con classe
Grand Hotel Excelsior
Ogni volta che dopo la doccia mi guardo allo specchio e mi ispeziono, mi sento un come Taddeus che controlla il suo personale: “mani sporche, faccia nera, barba lunga”
Ragazzo di campagna
Ogni santa mattina.
Fracchia la belva umana
Ogni volta che torno a casa dai miei genitori (ed ecco perché non ci vado spesso)
Il Ras del quartiere
Tutte le volte che devo farmi pagare un lavoro

