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Come sopravvivere a una (probabile) vittoria dell’Inter di Antonio Conte

Guardiamoci in faccia. Le probabilità che Antonio Conte riesca a vincere qualcosa con l’Inter, anche solo per un banale calcolo statistico, sono tante. E questa è una possibilità che ogni juventino deve tenere da conto. Quindi, come sopravvivere a questa tragedia con eleganza? Ecco alcune alternative

Una Juve ancora più forte

Rabiot, DeLigt, Ramsey e tutti gli altri che arriveranno faranno della Juventus una squadra fortissima, più forte di quella dell’anno scorso. Trascinata da quell’androide farcito di addominali e carattere adamantino di Cristiano Ronaldo, la Juve del 2020 sarà senza dubbio più  attrezzata, più quadrata, più adatta alla caccia europea. E, mi duole doverlo ammettere (sono uno degli scettici che si è ricreduto dopo la prima conferenza stampa), grazie a Maurizio Sarri sarà anche più bella da guardare. Questo è un dato di fatto incontrovertibile, dovrebbe infatti capovolgersi il mondo per vedere una Juve modesta dopo questo popò di campagna acquisti (in attesa del centravanti, of course). 

Eppure, un pensiero fastidioso si è insinuato dall’inizio di giugno, e cioè che tra la Juve e l’ennesima stagione vincente (almeno in Italia) ci sarà a far da barriera il fattore Antonio Conte, neo allenatore dell’Internazionale Calcio. Una variabile impensabile fino a qualche mese fa e che non può lasciare tranquilli, almeno non lo juventino medio ed equilibrato che mi pregio di essere. 

Quanto pesa il fattore Conte

Conte è un vincente (per forza, è stato forgiato a Torino) è un condottiero, è uno che potrebbe davvero fare il miracolo freudiano di trasformare un’accozzaglia umorale e volatile come l’Inter in una squadra che vince. E questo, sarò sincero, un po’ mi spaventa.

Le probabilità che Conte porti lo scudetto a Milano sono alte (la Champions dubito, non almeno al primo anno), perché l’Inter del 2020 sarà una squadra a sua immagine e somiglianza, tosta, studiata per essere efficace sulla lunga distanza, forse non bella, ma di certo vincente. 

Accettare una vittoria di Antonio Conte al timone dei più acerrimi rivali, va da sé, è un’ipotesi che abbisogna più di un respiro profondo per poterla anche solo prendere in considerazione. Perché se accadrà sarà strano, perché lui è quello che ti ha riportato in alto dopo anni tristi, perché lui è quello che divideva il tuo centrocampo con Zidane, perché lui incarna (tutt’ora) alla perfezione quello che i romantici definiscono “lo stile Juventus”. Sarà dura da accettare, perché per noi sarà un po’ come essere messi da parte, cornuti e mazziati. Sarà come essere il fidanzatino di Emily Ratajkoski, quello sfigato che l’ha amata in età prepuberale: l’hai coccolata, ci hai mangiato un sacco di gelati al tramonto vicino al mare, sussurrato miliardi di parole dolci, ma quando si è trattato di quagliare, lei è esplosa in tutta la sua bellezza e s’è accasata con un un altro che con te condivide solo l’appartenenza alla stessa specie. 

Insomma, dovesse vincere, l’effetto sul popolo juventino sarà un dolore sordo e penetrante, come un calcio nelle palle.

Come compensare una sua vittoria?

Per compensare una vittoria dell’Inter di Conte per molti di noi non basterà nemmeno un’improbabile vittoria in Champions (a meno che a segnare il gol vittoria in finale non fosse proprio l’interista Mauro Icardi, da tempo accostato alla Juve).

Insomma, bisognerà affrontare la cosa con intelligenza e sangue freddo. Dunque se riuscirete a non impazzire sprofondando nella disperazione più nera, tirando fuori le solite vecchie storie sugli scudetti di cartone, calciopoli e quant’altro, ecco due approcci logici da buttare a memoria quando parlerete con l’interista che -con una birra in mano e la prosopopea tipica degli “onesti”- verrà a schiacciarvi lo scudo sulla testa.

Approccio statistico demolitorio:

“Otto campionati di fila sono una striscia di vittorie che prima o poi doveva finire. Inutile girarci intorno, i numeri parlano chiaro. Ok, Conte ha vinto, peggio, l’Inter ha vinto, ma non è la fine del mondo perché questa cosa era già scritta nei numeri. Noi vinciamo ininterrottamente dal 2012, per la precisione sono 2540 giorni che in Italia nessuno è come la Juve. Prima o poi dovevamo fermarci e loro, beh, loro in qualche modo dovevano ripartire.  Non vincevano da dieci anni e quel che è peggio, in questa decade da tregenda non sono nemmeno riusciti a perdere con dignità. Dal 22 maggio 2010 al 24 maggio 2020 (data della fine del campionato) ci passano 3.655 giorni. Un’eternità assoluta, soprattutto se si parla di sport. Ma ci sta, il calcio è una ruota che gira e prima o poi doveva capitare. Questo non toglie il valore di quanto fatto dalla Juve in questi anni e, visto il DNA della nostra luminosa società, questa sconfitta non sarà certo l’inizio della fine (cosa di cui i nostri rivali sono esperti)”

Approccio psico-filosofico 

“Non dobbiamo disperarci per la vittoria di Antonio Conte perché questo scudetto, se lo si analizza attentamente, è figlio illegittimo del primato della Juventus intesa come società di punta del panorama calcistico nazionale. Nulla sarebbe stato possibile se all’Inter, in un momento di lucidità tra un’amala e l’altro, tra un motorino lanciato dalle tribune e un fusto di birra di Adriano, tra una sigaretta di Nainggolan e una tetta di Wanda Nara, non avessero deciso di prendere spunto da noi. Ma che dico prendere spunto, copiarci spudoratamente. Marotta e Conte all’Inter, del resto, sono il simbolo della definitiva morte di un folle pensiero calcistico -anzi, di un non-pensiero- in favore dell’unica scelta plausibile se si vuole vincere, e cioè abbracciare in toto la programmazione, la serietà, la cultura del lavoro e la rigidità di stampo sabaudo. Per vincere hanno dovuto diventare come noi e vincendo hanno definitivamente rinnegato la loro anima di squadra pazza e simpatica. Non possiamo considerarla una vittoria? Certo che no, non è una vittoria sul campo (cosa di cui i nostri rivali sono esperti), ma è una vittoria morale, imprenditoriale e filosofica.”

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