Prima gli italiani non deve rimanere uno slogan, ma un intento programmatico. Dobbiamo dunque sviscerare il concetto per capire bene cosa significhi mettere davanti a tutti e tutto l’italico onore, per non perdere l’identità che ci ha resi un popolo glorioso e ammirato in tutto il mondo. Italiano è bello, non dimentichiamolo mai.
Uno degli slogan che va per la maggiore in questo periodo, in un clima che vede finalmente l’italico orgoglio rialzare la testa dalla sabbia della sudditanza, è: prima gli italiani. A me va pure bene, intendiamoci, ma dobbiamo capire in che senso: prima di chi? in cosa? e dopo il prima cosa c’è?
Prima gli italiani rispetto a chi? A chi non è italiano naturalmente. Ma i neri con la cittadinanza italiana vanno bene, possiamo considerarli fra quelli prima? Un italiano nero o rom o ebreo è un italiano al pari di uno bianco? In caso contrario dovremmo dire prima gli italiani di serie a, mentre quelli di serie b dovrebbero stare dietro quelli di serie a ma prima di quelli non italiani.
Bisogna avere un criterio per stabilire quale sia un italiano di serie a, io propongo un classico che non tramonta mai: il colore della pelle e la purezza della linea. Certo, saremmo un po’ in difficoltà con i terroni che hanno una pigmentazione ambigua (e diciamocelo, parlano pure un italiano approssimativo), a quel punto potremmo fare esami del sangue che certifichino l’italianità; naturalmente ai bianchi non si fanno esami, è chiaro che quelli sono italiani.
E pure sugli stranieri dovremmo fare dei distinguo, fermo restando che vengono dopo gli italiani. Va da sé che quelli bianchi vengono prima di quelli colorati, ma gli europei non devono essere posti in una posizione di particolare privilegio, perché l’Europa si è rivelata un organismo contro gli italiani.
Quindi, dopo l’italiano arriva lo straniero bianco non europeo. Anche se personalmente metterei lo straniero bianco non europeo prima degli italiani di serie b, alla fine ci sono molto più fratelli di neri e compagnia bella. E anche l’europeo bianco, tutto sommato, non merita di stare prima degli italiani neri?
Siccome è un po’ complicato provo a fare chiarezza elencando le posizioni: prima gli italiani di serie a, poi gli stranieri bianchi non europei, poi gli stranieri bianchi europei, poi gli italiani di serie b, poi tutti gli altri.
Sono consapevole che porre gli italiani di serie b dietro alcuni stranieri può mettere in crisi lo slogan prima gli italiani, ma gli slogan sono fatti per essere interpretati. Attaccarsi alle formalità non è da italiani.

Gli italiani prima di tutti dunque, ma se un italiano sta bene comunque prima di un non italiano che sta male? Secondo me prima a prescindere, tipo che un non italiano può pure morire, finché non abbiamo sistemato gli italiani non passa davanti.
Tutti gli italiani? Certo che sì (intesi quelli di serie a). Quelli che non pagano le tasse, per esempio, hanno il diritto di essere davanti in quanto nati sul suolo italico. D’accordo, la loro evasione impoverisce la casse statali, ma non possiamo puntare il dito sui comportamenti, soprattutto quando così dilaganti da farsi costume.
Che poi i veri delitti sono altri, alla fin fine chi evade o prende soldi ad alti livelli non fa male a nessuno e i loro delitti non ci toccano da vicino. Per quanto riguarda i delitti in generale è chiaro che prima gli italiani vale più che mai.
Voglio dire, se in casa tua spacchi il televisore con una mazza ne hai pieno diritto: della tua roba fai quello che vuoi. Certo, se rubi ad un altro italiano hai esagerato, ma l’hai pur fatto in casa tua, non puoi essere considerato come uno che va a casa d’altri a rubare, quest’ultimo ha sconfinato.
Così come le nostre donne non devono essere toccate dallo straniero. Noi abbiamo il sacrosanto diritto di trattare le nostre donne come meritano, ma se vieni da fuori devi portare rispetto. Anche per le donne italiane stesse è diverso essere violentate da un italiano o da un nero, vuoi mettere lo schifo di essere toccato da un nero? Quello è un marchio indelebile, invece se succede con un italiano di serie a non è certo bello, ma di sicuro meno brutto. Se poi accade in famiglia la cosa è più facilmente risolvibile, perché in famiglia si appiana tutto con la buona volontà. Le donne sono nostre e le stupriamo noi.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma credo che i concetti di base siano molto chiari, non comprenderli significa essere in cattiva fede. Auspicare una non meglio precisata uguaglianza per andare a perdere valori fondanti è da incauti. Ma vi immaginate una nazione come l’Italia in cui ci sia un’alta percentuale di cittadini non bianchi? Come recupereremo la nostra purezza?