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Un uovo Fabergé e l’oro degli Zar: benvenuti sulla Transiberiana

9.000 km, 2 continenti, 3 Paesi, 7 fusi orari. Tutti su rotaia. Dal mausoleo di Lenin a quello di Mao, attraverso la taiga della Siberia, la steppa della Mongolia ed il deserto, quello del Gobi. Benvenuti a bordo del treno più famoso del mondo. Benvenuti sulla Transiberiana

Presentata con opulenza all’Expo di Parigi del 1900 e completata nel 1916 è l’oro degli Zar, la ferrovia più lunga del mondo. Le hanno dedicato leggende, film, romanzi, miti e un uovo Fabergé.

Oggetto di sconfinato fascino per una terra a lungo inaccessibile, Transiberiana non è il nome di un treno come l’Orient Express, l’altro mito su rotaia, potrebbe far pensare, ma una linea ferroviaria che parte da Mosca e si dirama su tre tratte:

  • Transiberiana: arriva a Vladivostock, la città portuale affacciata sull’Oceano Pacifico, tagliando di netto la regione della Siberia.
  • Transmanciuriana: dopo Ulan Ude continua in direzione Vladivostock per poi girare a sud in direzione Pechino
  • Transmongolica: identica alla Transiberiana fino a Ulan Ude, prosegue poi verso sud entrando in Mongolia, attraverso le steppe mongole e il deserto del Gobi, per poi arrivare a Pechino.

Sulle orme di Gengis Khan abbiamo percorso la terza tratta e le parole che seguono sono la storia di questo viaggio, delle persone che abbiamo conosciuto e delle vite che abbiamo sfiorato. L’imponenza del Cremlino, della Grande Muraglia e del Buddha di Ulan Bator. Gli sciamani del lago Baikal e gli Yak Mongoli. Il glam dei Gum e il fascino della città proibita. Il cibo russo, siberiano, mongolo e cinese. È la storia delle tazze di té e delle bottiglie di vodka condivise nei vagoni, delle notti trascorse a parlare ogni lingua, soprattutto quella dei segni. Dei tantissimi, indimenticabili incontri e della taiga che diventa steppa dal finestrino.

Le parole che seguono sono il racconto dell’esperienza di viaggio più bella di sempre. E dei libri che l’hanno accompagnata. Si parte da Mosca.

Mosca: il glam in salsa sovietica

La causticità dell’impero sovietico e la decadenza dell’Est Europa: l’ex capitale dell’URSS non è nulla di tutto ciò. Mosca è un cocktail di avanguardia, ricchezza e modernità dove i giochi di luce dei magazzini Gum in pieno agosto nulla hanno da invidiare alle vetrine natalizie di Macy’s e dove i motori Ferrari sono la colonna sonora del traffico, intenso, delle sue strade.

Proprio come nelle migliori matrioske, però, superato il sostrato fashion, ecco emergere dirompente la vestigia dello stato sovietico, il peso di un’eredità storica che permane in ogni angolo della città. La severità dell’imponente Cremlino e la profonda solennità del mausoleo che custodisce la salma di Lenin, il vero Dio locale, alla quale vi basterà avvicinarvi per capire l’affabilità della polizia russa.

E ancora la bellezza di San Basilio, lo sfondo ufficiale dei cronisti dell’ultima World Cup di calcio; narra la leggenda che Ivan il Terribile avesse fatto accecare gli architetti della Cattedrale per impedire loro di riprodurre altrove tale bellezza. Russian style.

Tappa obbligata per ogni lettore è il convento di Novodevichij: il Pére Lachaise russo, patrimonio dell’Unesco, conserva il fascino del XVII secolo, suo periodo di massimo splendore, quando l’élite moscovita faceva a gara per essere sepolta fra le sue mura che nemmeno gli induisti a Varanasi. Qui troverete… anzi no. L’inaccessibilità dell’alfabeto cirillico vi costringerà ad affidarvi alla guida del cimitero che, con la simpatia del tassista milanese durante la fashion week, vi scorterà fra le tombe di Anton Čechov, Konstantin Stanislavskij, Fëdor Šaljapin, Nikolaj Gogol’ e Mikhail Bulgakov, fra gli altri.

L’autore che accompagna l’ingresso nella Grande Madre Russia? Non può che essere uno dei grandi padri, Fëdor Michajlovič Dostoevskij, la cui statua troneggia fiera davanti alla biblioteca Lenina.

Il titolo scelto è il mio preferito, Le memorie del sottosuolo: due monologhi con un’aspra critica sociale agli ideali del positivismo, il primo, e sulla natura abietta dell’uomo, il secondo, A proposito della neve bagnata.

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Dostoevskij non ci racconta mai i rapporti dell’uomo con gli altri, ma si ferma lì, nella relazione dell’uomo con se stesso; e scava dentro, solleticando quella ricorrente inettitudine fino a portare alla luce, con le parole, le paure che noi non abbiamo nemmeno il coraggio di fronteggiare con il pensiero.

Per questo, per me, lui è il più grande di tutti. E finire un suo racconto è ogni volta come riemergere da un sogno.

Quasi mai lieve, ma sempre necessario.

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Domani si sale a bordo.

Il treno non si vede che col cuore.

Niet, No.

È la risposta che riceverete ad ogni richiesta di informazioni a Jaroslavskij, la stazione dei treni punto di partenza della Transiberiana.

L’incomunicabilità verbale sarà una costante del vostro viaggio, fateci presto l’abitudine.

“It’s the first time my language counts nothing” esclama attonito un ragazzo di NYC conosciuto davanti ai tabelloni, intento come noi a cercare di capirci qualcosa.

Il suo potente inglese è una lingua minore qui.

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Ci aspettano 3 giorni di treno no stop per arrivare a Krasnojarsk, la prima tappa siberiana. Le aspettative di salire su una specie di rave party in versione Interrail vengono presto smentite, il treno è avvolto da un’atmosfera di calma ovattata. La Transiberiana è percorsa soprattutto dai siberiani per ritornare alle loro terre così immensamente distanti dalla capitale.

Un uovo Fabergé e l’oro degli Zar: benvenuti sulla Transiberiana -Seconda parte

Un uovo Fabergé e l’oro degli Zar: benvenuti sulla Transiberiana ultima modifica: 2019-02-04T10:38:43+00:00 da Giulia From The Block

Su Giulia From The Block

Nuotatrice, lettrice, tennista e sensocolpista seriale. Ho uno spleen costante, che compenso con un sacco di cose belle. Tecnicamente sono buona e cara, ma se ho in mano un gin tonic non azzardatevi a toccare ciò che è mio.

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