Sabato scorso, una giornata completamente libera, un bel sole nel cielo, una città tutta da scoprire… Primo weekend libero dopo mesi, che si fa? Si viaggia! La scelta è stata facile, per distanze e organizzazione, ed è ricaduta su Venezia, dove la mia ultima visita risaliva ormai a 15 anni fa
Una giornata a Venezia
Sono arrivata alla stazione di Venezia Santa Lucia poco prima di mezzogiorno, e la città ti accoglie subito con la chiesa di San Simeon Piccolo, il Canal Grande, il vaporetto e il profumo di una città di mare. Per scelta ho optato di non prendere vaporetti e di camminare camminare e camminare, girandomela quasi tutta, nel limite del possibile delle mie forze, e respirando la vera città.
A casa mi ero preparata un programma, semplice, che ho in parte rispettato. Dico in parte perché girare con il navigatore non è il massimo, con tutte quelle calle, e devo ammettere che per una come me che il senso di orientamento non è il suo forte, più volte non capivo quale fosse la strada giusta da prendere (“Segui dritto”, “Dritto dove?”). Quindi insomma, arrivo e prendo la prima via a sinistra e dopo essermipersa nelle prime vetrine piene di dolciumi tutti colorati, con la bava alla bocca, scopro con piacevole sorpresa che in alto, vicino al nome delle vie, ci sono anche dei cartelli che ti danno le indicazioni per i
punti di interesse principali: San Marco, Ponte di Rialto, Accademia e così via. Ecco, questo mi ha salvata.
Prendo e vado, senza più un obiettivo chiaro in mente. Vago per la città, resto affascinata dai ponticelli e dalla vista che ne deriva, dalle gondole, dalle barche attraccate alle porte, dai profumi che escono dai bar, dal fritto che ti accompagna, dalla parlata veneziana, dagli scalini lunghi e piccoli, e soprattutto da tutte le calli, viuzze piccole piccole, che a volte portavano anche solo a delle case. Ecco, sarei entrata in tutte, se avessi potuto. Il ricordo di Genova è stato forte, anche se, come tutte le cose, le calli avevano le loro caratteristiche. Erano più strette, le case più alte, e le finestre delle case tutte più vicine.
Vagando vagando, trovo un posticino che si affaccia direttamente sul Canal Grande, che fascino! Pur non avendo una smisurata passione per l’acqua, per la prima volta ho pensato che mi sarebbe piaciuto vivere a Venezia, avrebbe voluto dire entrare completamente in un’altra dimensione, per noi “gente di terra” in un certo senso surreale.

Perdersi per poi trovare sempre qualcosa di nuovo
Ad un certo punto decido che è ora di dirigermi a visitare qualcosa, e punto su Piazza San Marco, calandomi completamente nel ruolo di turista. Decido di seguire le indicazioni scritte in alto, non avendo alcuna fretta, usando il cellulare solo per scattare foto, e durante il percorso arrivo al Ponte Rialto, dove salgo e ammiro il panorama. Che spettacolo! Quindici anni fa sicuramente non avrei potuto apprezzare queste cose e sono rimasta qualche minuto incantata, tra una gomitata e l’altra di altri turisti che volevano farsi spazio.
Sbagliando, scendo le scalinate dalla parte opposta e per la prima volta fino a quel momento, mi imbatto
nei portici veneziani, bassi, piccolini, tutto a misura d’uomo e trovo una piazzetta dove una scolaresca
stava mangiando dei cicchetti.
Con lo stomaco che iniziava a farsi sentire, decido di andare in Piazza San Marco, per poi mettermi a cercare i posti che mi avevano consigliato dove andare a mangiare le prelibatezze del posto. L’arrivo in piazza ti lascia senza parole. Dalla televisione e dal mio ricordo da 15enne, me la ricordavo più grande, chissà, ma non è assolutamente piccola. Mi sono messa al centro, gente permettendo, e ho fatto un giro completo, che bellezza per gli occhi e lo spirito. Ne sono rimasta affascinata. Mi ha ricordato un po’ quella di Madrid, plaza Mayor, ma che immensità la facciata della chiesa. Qui ho fatto da fotografa ad una coppia di turisti, che non ho ben capito da dove arrivassero, ma sono stati esigenti più che mai. Gliene ho fatte 10, una con lui che guardava lei, una con lei che guardava lui, una mentre entrambi ammiravano la piazza, una mentre guardavano l’obiettivo, una mentre ammiravano la chiesa, non finivano più! Dopo avergli gentilmente restituito il cellulare, decido che è ora di mangiare e mi dirigo verso l’Accademia, dove in Dorsoduro mi erano stati consigliati i miglior ristorantini e anche la
miglior pasticceria di Venezia, che ragazzi, se andate a Venezia e avete un debole per i dolci, dovete assolutamente provare.

Dove mangiare a Venezia
Dopo aver avuto un diverbio con Google Maps, riesco ad arrivare al Bar alla Toletta, il bar dove la leggenda vuole che siano nati i famosi tramezzini veneziani. Vuoi non provarli? Questi tramezzini sono ripieni di ogni ben di Dio: tonno, salmone, zucchine, uova, cipolline, carciofi, radicchio, baccalà, prosciutto, pomodoro, insalata, eccetera, il tutto cosparso da un quintale di maionese. Per gustarmeli meglio faccio la signora e mi siedo al tavolo e accanto a me c’erano quattro ragazzi veneti, anche loro turisti, e uno di questi ha commentato il suo pasto così: “In questo pranzo ho mangiato l’equivalente di
maionese che mangio in anno”. Sottoscrivo anche io, ma vi assicuro che sono assolutamente da provare, e tutto sommato il prezzo è anche abbordabile. Due tramezzini e una bottiglietta d’acqua, sei euro. Di tramezzini ne ho presi due perché poi volevo provare i cicchetti veneziani, al Cantine del vino Già Schiavi, che ammetto Google Maps ha faticato a trovare, comunque, andate anche lì. Qui ho avuto un attimo una crisi di identità: essendo tornata da pochi giorni da Valencia, Spagna, mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo. Praticamente i cicchetti sono le “tapas” spagnole, bocconcini di cose gustose, dai mille sapori, il tutto annaffiato da una buona ombra. Una eh.
E poi, chiaramente, per una golosa come me, ci voleva il dolce, e ammetto di non essere riuscita a trovarne uno leggero. Sono andata nella pasticceria Tonolo, sempre in Dorsoduro e il mio sguardo si è perso davanti ad una sfilza di paste colorate. Alla fine ne ho provati solo due, di più non potevo. Un triangolino con due strati di cioccolato diversi, uno croccante e uno morbido, uno strato bianco al centro, e ai lati due strati rosa alcolici. E poi un marzapane al pistacchio. Una goduria vera e propria.
E ancora perdersi…
Subito dopo, ho vagato senza meta e sono arrivata al Campo di Santa Margherita, dove mi sono seduta sulla panchina a prendere un po’ di sole e a riposare, tra coppie di innamorati, vecchietti veneziani incomprensibili, turisti che mangiavano nei tavolini in piazza e due banchi di pesce che stavano chiudendo. Dopo questo pit-stop mi sono rialzata, ma non avendo più voglia di seguire il navigatore, mi sono andata a fare un bel giro senza meta, a respirare ancora un po’ Venezia, guardare le vetrine, godermi veri e propri paesaggi da cartolina che nelle foto non rendono, prima di tornare a prendere il treno.
Tra le altre cose, mi sono anche informata per andare in gondola, ma 80 euro per 30 minuti, essendo da sola, l’ho trovato un po’ esagerato. Magari, la prossima volta.
Testo e foto a cura di Serena Zunino