Per quanto mi riguarda ho vinto la sfida. Non ho ottenuto il risultato prefissato e forse mai lo raggiungerò, ma sono riuscito a dare un senso a tutto questo facendone slittare il valore. Qualcuno potrebbe pensare che così me la stia cantando e suonando, ascolterò queste voci solo quando vedrò tali persone correre di fianco a me.
Questa settimana mi ha visto scendere in strada una sola volta. Gli impegni lavorativi sono alquanto pressanti in questo periodo e mi portano a non essere sempre a casa. Fosse solo questo non sarei così nervoso come invece mi ritrovo. Il fatto è che sto cazzo di raffreddore non sparisce. Inoltre, in quanto asmatico cronico, ogni mio raffreddore si trasforma puntualmente in problemi ai bronchi, in particolare una tosse fastidiosa e dura a morire. Se uniamo le due circostanze si vede bene come l’allenamento ne debba risentire per forza. Oltre al fatto che continuo a pensare che quando stavo a casa mia sul divano non mi è mai capitato di prendermi due raffreddamenti in tempi così ravvicinati. L’allenamento sta provando il mio fisico che, con l’elegante discrezione di un Salvini, mi sta facendo notare come io vada aiutato a casa mia.
Ma tutto questo conta poco, è altro che sta mettendo a repentaglio l’impresa, qualcosa di più sottile, un alito di fallimento che soffia tanto leggero quanto sicuro di sé. Il fatto è che non me la prendo più tanto quando non riesco ad allenarmi, il senso di colpa sta svanendo, o meglio si sta normalizzando. Non che me ne sia ancora del tutto liberato, me ne porto dietro alcuni dalle elementari, rimuoverlo sarà impossibile. Però ora ha un suo posto di fianco agli altri, sta trovando il modo di accasarsi e ritagliarsi il proprio spazio. Quando questo accade significa che la sua efficacia diminuisce drasticamente, anzi è il senso di colpa stesso che sta rinunciando a far sentire la propria voce.
D’altronde funziono così, cosa volete che vi dica. Mi sento in colpa molto facilmente e mi sentirò in colpa a vita, però è uno stato d’animo che perde di potenza molto presto. Lasciate perdere il modo in cui sono fatto, ve lo dico io che è storto, l’importante è notare che non allenarsi fa ormai parte di me, mi appartiene pienamente. Anche prima era parte integrante della mia persona, ma ora ha fatto il giro ed è tornato sì al punto di partenza, ma è il percorso che conta.
A questo punto sono tentato di esultare in modo scomposto. Perché se è vero che ancora devo partecipare alla Stramilano 2017 e soprattutto portare a casa il tempo previsto, d’altro canto posso affermare che la corsa è riuscita ad entrare nella mia vita. Ora la sento mia, la posso annoverare tra le mie abitudini con tutto quello che comporta. La corsa ha compiuto un percorso completo nella mia vita, tra l’altro in un tempo che io non riuscirò mai ad ottenere. Credo che questo diario andrebbe chiuso qui con la parola successo. Però so che il mio socio puntualizzerebbe in modo isterico che l’obiettivo era quello della gara. A me piacerebbe avesse l’elasticità mentale di capire che un obiettivo spostato è un nuovo sogno covato e non un fallimento certificato, ma sono sicuro che non riuscirei a far passare il messaggio. Quindi continuerò, mercoledì tornerò a macinare asfalto con la convinzione con cui Zaza e Pellè hanno tirato i rigori agli ultimi Europei, tornerò a stramaledire il momento dell’allenamento sentendo addosso quel freddo penetrante che accompagna la stagione attuale. Ma dentro di me, in un cantuccio sobriamente addobbato e intimamente celebrato della mia anima io so di avercela già fatta, io ho vinto la scommessa, quella non prevista ma per questo forse più appagante.

