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RoadToStramilano #19 – È tempo di previsioni

Mancano esattamente 17 giorni alla Stramilano e, dopo qualche mese di allenamento, è giusto calare le carte e dirci faccia a faccia quello che onestamente mi aspetto di ottenere. Anticipo subito che dacché pensavo di vincerla, ho dovuto ridimensionare gli obiettivi. Ma tant’è, per la vittoria ci sarà tempo il prossimo anno.

Vado al sodo perché oggi, tra il lavoro in redazione, un servizio fotografico e il concerto di Brunori stasera, di tempo ne ho poco. E ne avrò ancora meno nei prossimi giorni dato che il mio calendario, ad oggi, recita che il primo giorno completamente libero sarà proprio il 19 marzo, data fatidica in cui si terrà questa stramaledetta Stramilano. Mancano 17 giorni, dunque, e, al netto dell’ultimo lavoro di rifinitura e della settimana di scarico prima della gara, oramai i giochi sono fatti. Il fondo c’è e i km per chiudere questa gara ormai li ho, il che è un bene visto che l’obiettivo sbandierato in questo diario era semplicemente quello di affrontare 21k con un pettorale appiccicato addosso. Devo invece rivelarvi che nei miei sogni più bagnati cullavo il desiderio proibito di poter correre questa gara facendo un tempo obiettivamente impossibile per uno che non ha mai corso e che ha iniziato a occuparsi del suo involucro terreno solo da qualche mese. Il tempo, qualora ve lo stesse chiedendo era quello di 1:20:00, quindi una media di 4 minuti scarsi al km, per 21 km. 

Bene, ora vi lascio cinque minuti per smettere di ridere.

Fatto?

Ok, vado avanti.

È palese che un risultato simile non lo raggiungerò mai, nemmeno se alla partenza mi dovesse avvicinare il vecchio fantozziano che mi propone “la bomba” (cit a memoria: “Teng’a bomba, chella forte, chella bbona. Metredina, simpamina, aspirina, franceschina, cocaina e peperoncino di Caienna, ‘a vulite?”). Però, visto che vorrei fare qualcosa di più che arrivare al traguardo, vi rivelerò qual è l’obiettivo reale fissato per domenica 19 marzo: chiudere la gara con un passo medio dei 5′ al km, quindi arrivare intorno all’ora e 45. So che è una merda di passo, però credo che sia l’unico, attualmente, nelle mie corde. È vero che gli allenamenti dicono che su fartlek e passo sui dieci km potrei fare anche di più, però non avendo mai corso una gara e non sapendo come potrei reagire su una distanza simile, preferisco cercare di darmi un obiettivo che sia oggettivamente raggiungibile.

Poi oh, chiaro che se in gara i pianeti dovessero allinearsi e iniziassi a vedere attorno a me kenioti che saltano come birilli, ali di folla inneggianti il mio nome e la solita Scarlett Johannsson ad attendermi al traguardo vestita del solo trofeo destinato al vincitore, beh, vorrà dire che sono un predestinato e che io di allenamenti e previsioni non ci capisco una fava (cosa che comunque credo sia vera, indipendentemente dal risultato).

Ps: non serve blablabla e tutte le menate del mio sodale. Eppure ieri sera, causa riunione lavorativa, ho visto il compare Agafan con un viso evidentemente smagrito. Magari è la cirrosi o qualche altra malattia grave, però nulla toglie che le sue classiche guanciotte rubizze hanno lasciato il posto a zigomi scavati e a un’espressione sofferente tipica del runner. Quindi non credete a tutte le sue cazzate: è dimagrito sul serio.

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