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Tre dischi per un settembre ricco di perle

Un settembre più ricco di novità era difficile immaginarselo prima del lockdown. Bontà della pandemia mondiale, si scherza ovviamente, il mese in cui riaprono le scuole ci ha regalato una prolificità davvero notevole tra gli artisti di mezzo mondo, per cui ci godiamo il momento e cerchiamo di raccontare le migliori novità del periodo.

Se settimana scorsa abbiamo annunciato il ritorno di due grandi rocker dal lungo corso che non mollano un colpo (Springsteen e Ligabue), questa settimana vi raccontiamo tre dischi che in modo diverso riportano il mondo del rock al centro dell’attenzione musicale internazionale.

Fleet Foxes – Shore 

Si chiama Shore il nuovo album della band americana che omaggia ad ogni disco la storia del rock aggiungendo bellezza e classe a questo mondo, anche quando non sembra più possibile.

A tre anni dall’ultimo lavoro in studio i Fleet Foxes ritornano con un album liquido non solo nel titolo, infatti tra le tante canzoni (22 tracce per 52 minuti di musica) si respira un’aria serena e fresca come nelle mattine di luglio in riva al mare. Tutto bello a partire dalle linee melodiche e rilassate, ma non certo poco ambiziose. A fronte di un leggerissimo abbandono del Classic folk più immediato, in Shore la band di Seattle appare più a suo agio con le orchestrazioni e le melodie più complesse, che in alcuni casi ricordano, prendetela con cautela, una certa vena alla Bacharach dove quindi il rock incontra la grande canzone. Tra i pezzi imperdibili sicuramente la suite d’apertura Wading in Waist-High Water (davvero toccante) e A Long Way Past the Past, due brani che portano dritto alla strada del cuore. Blindsun invece è un inno alla vita con sotto la batteria e il basso.

Fontaines D.C – A hero’s death

Alla seconda prova discografica i Fontaine D.C. si dimostrano la realtà più granitica tra le rock band di giovanissimi. Musicisti dal grande fiuto e dalla grande intensità, se è vero che peccano in alcuni casi in patetismo di sicuro gli si addice la posa cupa e crepuscolare. A hero’s death è un album ricco di spunti proveniente dal mondo del post-punk e dalla new wave, la voce baritonale di Grian Chatten è sempre supportata da chitarre taglienti e da una sezione ritmica potente e prepotente, ottenendo la bella sensazione di squarciare la parete fra il supporto fonografico (qualunque esso sia) e l’ascoltatore. The Guardian ha descritto A hero’s death come “un secondo album difficile ma potente, fatto di una scrittura che guarda la vita dritta in faccia”, ed in effetti è un po’ questa la sensazione. Verità che non ha paura di scontarsi anche con il fatto che, appunto, il nuovo lavoro dei Fontaine D.C. non è un disco facile, ma è un disco bello e perturbante. Salta all’orecchio anche la capacità della band irlandese di cogliere riferimenti diversi nelle diverse sezioni, per esempio è piacevole scoprire che la chitarra appaia effettata con echi analogici e riverberi meccanici che rimandano alla psichedelica americana alla Brian Wilson (vedere l’intro di Televisive Mind).

Da non perdere sicuramente Televisive Mind e Love is the main Thing, brani che potrebbero entrare a buon diritto in un’antologia rock senza neanche il giudizio del tempo.

Declan McKenna – Zeros

Una piccola stella nascente, solo così potremmo definire un artista come Declan McKenna che a soli 22 anni ha già pubblicato due album di tutto rispetto per la discografia inglese. Ascoltando tra l’altro questo secondo album appena uscito sembra evidente che il ragazzo è arrivato per restare a lungo. Zeros si presenta compatto e granitico con suo sound che mescola glam di scuola inglese, funky e più in generale rock anni settanta. Un suono che riecheggia in alcuni punti David Bowie e Roxy Music e qualche volta fa ricomparire lo splendido spettro di Marc Bolan. Zeros ha la melodia di grandi compositori, la voce dei grandi cantanti e l’amalgama delle grandi band, risultato raggiunto sia grazie alle straordinarie qualità del ragazzo, sia ad un’ottima produzione che valorizza, va ripetuto, la capacità di scrivere melodie fuori dal comune. 

Già dai primi ascolti troverete Zeros un album ricco di spunti e mondi da cui farsi cullare, pianeti da cui emergono come soli Daniel, you’re still a child e la trasognante Be a Astronaut o la lisergica Sagittarius A, chicca che commuove per la splendida creatività.

Un autore così bravo a scrivere melodie che attraversano i cuori e che nonostante ciò non si fa sopraffare dalle luci del successo facile di questi tempi, va solo lodato e seguito fiduciosamente. 

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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