Pop X la recensione di Antille, il nuovo disco

Pop X, la recensione di Antille

Se vi state chiedendo se ci fanno o ci sono farete fatica a risolvere la questione dopo aver ascoltando Antille, ultimo lavoro in studio dei Pop X.

La band che ha nel suo unico fondatore Davide Panizza, ha la peculiarità di essere una sorta di monade impazzita nel panorama italiano. Provocatori sono provocatori, pop sono pop, scanzonati sicuro, ma anche non scazzati anzi taglienti.

A corredare un progetto già di per sé fuori dai comune, a nome Pop X è uscito molto materiale che lascia davvero perplessi, tra cui lo psichedelico e viscoso Eroinomane di cui consiglio la visione solo dotati di stomaco forte e di una buona pazienza.

Ad ogni modo, qui vi parleremo del nuovo disco Antille, su cui c’è tante da dire.

Se nei precedenti lavori della band infatti si respirava un’aria al limite dell’insulto, in Antille c’è tutt’altra atmosfera a partire dal suono che merita davvero attenzione. Ovvio che la band trentina si inserisce nella macro categoria del movimento indie ma c’è ben più di una spruzzata di Trap e house. In Antille c’è anche dell’altro, il suono è più raffinato rispetto agli album precedenti e anche gli strumenti sono cresciuti di numero e di impatto. Trombe, pianoforti, percussioni arricchiscono il suono dei Pop X dandogli una profondità sorprendente, almeno in alcuni momenti.

L’inizio del disco è affidato alla track list Antille, pezzo che spicca per originalità ma anche per atmosfera, per niente scontata e molto scivolosa. “A dieci mila chilometri da qui c’è un bar/ e una baracca di lamiera con dentro l’uomo nero”. Un incipit decisamente letterario per una canzone che sembra ispirarsi più a Fossati di Panama che a qualunque altro riferimento contemporaneo.

Poi saranno le tastiere o le percussioni, ma si ha la sensazione di essere più nel campo del cantautorato che in quello del pop, o forse siamo abituati male noi ultimamente.

Il pezzo funziona, è amaro e suadente allo stesso tempo. Notevole.

Ma neanche Barboni scherza col suo ritmo da presa per i fondelli, tra party gay friendly e band da centro sociale. Anche qui il racconto è davvero bello, alla fine la canzone scivola piacevole come bella canzone d’amore che in passato avrebbe potuto essere scritta da Luca Carboni.

Barricati e Il cielo perso hanno qualche debito con le canzoni d’amore che piacciono agli adolescenti ma funzionano nel loro complesso. Bella, Il cielo perso la semi citazione di Albachiara.

Onda è una canzone dolce che sembra scritta per scivolare in un baretto vicino al mare, pubblico esercizio che arriva invece in Tridente, pezzo dall’atmosfera sexy e malinconica. Che i Pop X siano figli di Califano?

Down ha una base molto bella con una ritmica tritacarne che farebbe muovere anche in tempi di corona virus. Qui il testo è romantico e caldo come una poesia scritta su un diario.

D’Annunzio è il pezzo più divertente di Antille, non si capisce se sia una presa di culo o una dichiarazione d’amore, fatto sta che il pezzo c’è e convince. La partenza lenta e suggestiva si perde, ma per finta e qui il bello del gioco creato dai Pop X, in un ritornello con la batteria da marcetta e una tastierina divertente.

Il disco si chiude con Ape e ne è la degna conclusione. La ritmica e una tromba dal sapore balcanico, fanno da base ad un testo malinconico ricco di ricordi adolescenziali. Il ritornello ska, con tanto di tromba ovviamente, è squisito e così il disco si chiude con l’ennesima conferma.

Cosa sono i Pop X? Ci perculano? Forse sì, anzi sicuramente sì, ma lo fanno bene, bene davvero.

O forse come ha dichiarato lo stesso Davide Panizza “Pop X é un vortice di azioni in continua rivoluzione il cui punto cardine é continuare a distruggere per creare”.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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