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Liberato – Dell’identità di questo cantante, ce ne futtemm’ proprio

Non si sa chi è, non si sa da dove viene. Ma fa della gran musica, ecco perché forse non ha davvero senso parlare della sua identità. La riprova è stata allo show al Club to Club di Torino, dove quattro incappucciato hanno fatto saltare i presenti con brani di grande qualità

#ChissenefregadiLiberato? Questo potrebbe essere l’hastag dell’anno. E non perché a noi non piace, anzi, proprio per il contrario. Qualcuno lo ha già scritto prima di me, non siamo gli unici ad averlo pensato: Liberato conta per le sue canzoni e a nessuno interessa più chi si nasconde dietro a questo semplice participio passato. Liberàti dunque, dagli interrogativi “Chi canta? Che faccia ha?” ci possiamo godere le canzoni, e sulle canzoni il discorso si fa interessante. Ma prima di parlare di loro, concedetemi ancora qualche secondo sul marchio Liberato. Se l’ossessione delle emittenti televisive era quella di avere un’immagine da vendere al proprio pubblico, con conseguenti scelte delle case discografiche, il brand Liberato ci dimostra (con grande intelligenza) che nel mondo degli specchietti per le allodole, un buon gioco di marketing sostenuto da canzoni ottime, potrebbe diventare molto più potente commercialmente parlando, della bella figa che dopo cinque minuti verrà dimenticata, o peggio, sostituita da una stessa identica bella figa, che propone le stesse canzoni ma con un ritmo leggermente diverso. 

Distrutta l’immagine, che nel suo ribaltamento diventa l’esaltazione dell’hype, rimangono per nostra fortuna le canzoni. E ora benvenuti alla festa.

 

 

Un singolo bomba

Lanciato il 17 Febbraio 9 Maggio, primo singolo di Liberato, è una bomba anzi meglio, un fulmine a ciel sereno che spacca la musica italiana. Un base trap, una voce dolce e calda, un testo romantico quasi patetico e uno splendido accento napoletano che lo sussurra.  Il singolo spacca, arriva a Radio Deejay, Radio 2, Youtube impazza e le fanzine indie dichiarano immediatamente il loro amore per questo progetto su cui vigila (ufficialmente) l’anonimato.

Il video è una piccola chicca nel suo genere: una ragazzina in contrasto con la voce maschile, canta il brano mentre sullo sfondo passa Napoli e i suoi vicoli più gangsta. Effetto fantastico e immediatamente coinvolgente. E poi esce il 9 maggio, bravo tu che fai le scelte di marketing a non essere diventato un serial killer, Tu te scurdat’ ‘e me e continua, anzi impazza la Liberato moda.

Tutti si chiedono se dietro Liberato ci sia Calcutta, il più promettente cantautore tra le nuove leve, e il dubbio ci sta in effetti. L’amore per la melodia, la capacità di essere classicamente italiani e anche un po’ indie, insomma l’ipotesi reggerebbe. Poi arriva i Mi-Ami e le ipotesi sono avallate dall’uscita di Calcutta sul palco. Ma i dubbi, nonostante ciò rimangono, anzi si moltiplicano.

E se ci fosse Calcutta dietro il progetto Liberato?

 

Poi arriva la data di qualche giorno fa a Torino, al Club To Club, e sul palco salgono ben quattro vocalist rigorosamente incappucciati e al buio e si scopre la verità. Chi se ne frega di chi è Liberato, quello che conta sono la musica e la melodia. E il fatto che la gente sotto al palco batta le mani. Intanto tra il buio e le mani che applaudono parte zitta zitta, Pecché me stai appennen’? inedito che con tutta probabilità diventerà il nuovo singolo. Pezzo splendido e meravigliosamente incrociato tra trap e dance che dichiara ben più del vocalist sul palco la direzione del nostro Liberato.

In Italia la pratica di avere mille progetti è ancora poco in voga fra i nostri artisti, pigri e snob, soprattutto quelli delle vecchie generazioni, ma in America per esempio sono molti gli artisti che scelgono di apparire in progetti diversi dai propri. Qualche nome? Green Day, Eddy Vedder, Arctic Monkeys e tantissimi altri. Perché lo fanno? Semplice, perché apparire sotto un’altra luce gli permette di essere più diretti nell’approccio alla scrittura e nel tirare fuori ciò che di personale hanno.

Spettacolo a Torino

In realtà è un trucco vecchio come il mondo se pensate che persino il buon vecchio Pessoa per anni si nascose dietro il suo Chevalier de Pas. E così godiamoci questo cantante, questo gruppo di cantanti, questi producer, quello che vi pare insomma, che si fa chiamare Liberato e che forse (bravo lui) si è liberato dall’obbligo di apparire e mettere la faccia su qualcosa che è più grande di qualunque cosa: la musica.

Compralo qui, oppure ascoltalo qui sotto!

 

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