i mortali, colapesce e di martino

I Mortali, Colapesce Di Martino

 Colapesce e di Martino sono di sicuro due degli artisti più rappresentativi degli ultimi anni della musica italiana, ovviamente quella legata al cantautorato

Entrambi siciliani pur non avendone l’aria come direbbe Guccini, o perlomeno la stessa aria, Colapesce e Di Martino hanno portato due forme di canzone d’autore alla ribalta in tempi non sospetti, sfornando tra l’altro negli ultimi anni due album sensazionali (trovate qui e qui le nostre recensioni) a distanza di poco uno dall’altro. Evidente questa sensazione che i due cantautori stessero attraversando un particolare momento di ispirazione dato che a poca distanza si sono lanciati in questa collaborazione molto interessante.
Sì, interessante ancora prima che convincente, pur essendo assolutamente riuscita. Naturalmente bisogna ascoltare l’album con attenzione e tempo se si vuole arrivare ad un parere non tanto oggettivo, che non è mai importante in una recensione, ma quanto meno comprensivo di tante sfumature di cui I mortali si compone.
L’album appare infatti stratificato, cosa che tutto sommato non è così strana se si considera che la collaborazione fra due cantautori è nella migliore delle ipotesi la sommatoria di due mondi linguistici. Nella peggiore, si ascolterebbe un carattere diventare dominante a scapito dell’altro. Non è questo il caso: i Mortali è un buonissimo mix di caratteri colapesciani e dimartiniani.

I Mortali, summa perfetta di Colapesce e Di Martino


Ma bisogna ascoltare le singole tracce per farsi un’idea completa del disco. Partiamo dai pezzi forti, e quindi non possiamo che partire da Luna araba, pezzo che vede la collaborazione oltre che tra i due cantautori anche con Carmen Consoli, madrina d’eccellenza per un pezzo che omaggia il grande maestro conterraneo Battiato. Poco da dire su questo brano: una bomba appena tocca le orecchie. La bellezza dell’incrocio delle voci, il testo romantico e sognante, il ritmo incalzante ma elegante. Un pezzo riuscitissimo che sembra in qualche modo essere una bella summa di tutto ciò che di buono ha offerto la scuola siciliana alla musica italiana. Pezzo perfetto.
Continuano sulla buona onda di Luna araba, con i pezzi successivi.
Cicale è divertente (il ritornello lo avrà scritto Colapesce?) ipnotica al punto giusto, un bel mood, frase slogan dell’anno: “paese che vai, stronzi che trovi”.
Anche Parole d’acqua e Raramente rimangono su una bella atmosfera in bilico tra gioco e melodia, con qualche influenza iper contemporanea che forse un po’ stona, ma nel complesso risulta ben inserita.
Ultimo giorno è un pezzo splendido: semplice, dolce, morbido. Un pezzo che in un altro mondo radiofonico diventerebbe tormentone. Noi glielo auguriamo, speriamo per loro. Majorana è un pezzo delicato e molto sofisticato, sia a livello compositivo, sia come atmosfera. 
Le cose che mi hanno convinto meno sono le sperimentazioni dei primi brani dell’album che lasciano un po’ il tempo che trovano, soprattutto se in mezzo in mezzo ci sono delle perle per niente indifferenti.
Appare evidente che sia Colapesce che Di Martino abbiano deciso di costruire un percorso diverso da quelli di altri colleghi che hanno scelto la via dell’ammucchiata verso il target dei Thegiornalisti o Paradiso che dir si voglia.
Un altro capitolo nella discografia di questi due artisti così amabilmente difficili da cogliere nella loro interezza e che ci auguriamo ci sorprendano ancora con le loro “follie” musicali.

Il voto di Piggy - 84%

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Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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