Haim – Women in Music pt. III

Pare che Rovazzi (noi, del resto, citiamo solo maître à penser) abbia dichiarato che questa estate, sarà la prima senza un vero tormentone. Non certo merito di un improvviso innalzamento della qualità, piuttosto invece per un certo pudore dovuto al periodo difficile che stiamo passando.

Oltre al salvarci le orecchie, l’assenza di tormentoni potrebbe anche aprire all’ascolto di musica non più realizzata a tavolino per dominare in radio, ma da godere come un’esperienza che accompagna la bella stagione di riflessione e bagni.

Tale cappello che molti potrebbero giudicare fuori luogo, serve a giustificare perché tutte le prime pagine delle riviste musicali più importanti abbiano decretato il disco delle Haim, Women in Music part III, come uno dei dischi fondamentali dell’estate. 

Le ragioni sono tante e anche i più critici, tra cui il sottoscritto, dovranno ricredersi ascoltando questo disco che effettivamente rapisce, se non al primo ascolto, di certo al terzo o al quarto.

Per chi non le conoscesse, le Haim sono tre sorelle Este Arielle bassista, Danielle Sari, Alana Mychal seconda chitarra e tastierista, che dopo aver girato la California con i loro live e grazie ad alcuni incontri fortunati (vedi quello con Julian Casablancas degli Strokes) e soprattutto due dischi di ottimo successo, l’anno scorso hanno pubblicato un nuovo singolo dal titolo Summer Girl, brano che ha aperto al terzo album. 

Diciamolo subito, ascoltare Women in Music part III è un piacere unico: ti fa sentire bene, ti fa sentire vivo. Il suono, quell’equilibrio tra pop e jazz, quella contaminazione tra gioco e serietà, tutte caratteristiche che rapiscono immediatamente l’ascoltatore e lo portano solo dai primi trenta secondi già in una buona predisposizione per l’ascolto. Certo ci sono tanti riferimenti, alcuni anche abbastanza ovvi, Lou Reed, un certo rock dilatato di tutte e due le coste, ma fermarsi a questo sarebbe banale e superficiale. Quello che colpisce piuttosto delle Haim è la loro capacità di ricordare quelle esperienze di rock raffinato ed esoterico, ma allo stesso tempo sufficientemente commerciale, di band come le Luscious Jackson o le Breeders, rispettivamente anni ‘00 e anni ‘90.

Il prodotto, uscito venerdì, è un album rotondo, emozionante, fresco e passionale, moderno ma con un bello sguardo classico.

Women in Music part III si presenta compatto con le sue 15 tracce per oltre un’ora di musica, insomma non il prodotto costruito ad hoc in cui i pezzi sono tirati per i capelli. Summer girl, la canzone che l’anno scorso ha annunciato il disco, con la sua calda sensualità a metà tra Lou Reed (appunto) e il mondo rock alternativo losangelino, ha una canzone gemellla nel disco, ovvero Los Angeles, pezzi che hanno un obiettivo ben preciso: riportare il rock in strada e farlo sudare al caldo dell’estate della West Coast.

Impossibile non essere conquistati da The Steps, brano annunciato da un riff di chitarra generoso e aperta da un ritornello potente ed evocativo che fa muovere piedi e pensieri.

Stessa salsa per Up for a Dream, pezzo dal gioco anni sessanta e dalla fantasia anni novanta, come Don’t Wanna che però si mischia con un po’ di soul e gode di una bella dinamica fra pieni e vuoti intorno al giro di basso. Con Another Try andiamo quasi verso un mondo reggae piacevole e leggero, ma con un suono molto deciso e ben studiato. I’ve been down parte lenta e tocca colori più folk e classici, ma soprattutto lascia una bella atmosfera in testa, un po’ come Leaning on you in cui però il riferimento addirittura country è più diretto grazie anche alla scelta dei suoni più caldi e da  live band.

FUBT è godimento puro per quanti lamentano nella musica contemporanea la sparizione della chitarra elettrica dalle partiture.

Insomma, godetevi Women in Music part III delle Haim, sperando che dischi di tale generosità continuino ad animare la nostra voglia di rock.

Il voto di Piggy - 93%

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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