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Un uovo Fabergé e l’oro degli Zar: benvenuti sulla Transiberiana – Parte 3

transiberiana diaro di viaggio

Siamo arrivati a Irkutsk.

Irkutsk- Listvyanka- Lago Bajkal.Le lacrime di Angara e i trekking al cardiopalma.

Ha una superficie di oltre 31.000 chilometri e la sua profondità supera i 1600 metri. Una infinita lastra di ghiaccio percorsa da auto e bus nel periodo invernale, è il lago più profondo del mondo. E’ il lago Bajkal. Ed è bellissimo.

Difficile cercare di descrivere quello che si prova arrivati qui, al confine del mondo, lontanissimi da qualsiasi altra cosa che non sia questo lago. Le sue acque sono pure e limpide e contengono tantissime specie animali e vegetali.

Quello che contengono però sono soprattutto i tanti misteri e leggende che vengono ancora oggi tramandati dagli sciamani che abitano sulle sue sponde.

Si dice che nei fondali si nascondano spiriti magici di cui avere terrore o a cui chiedere di esaudire qualche sogno, dipende dalle occasioni.

Per i siberiani il valore simbolico attribuito a queste acque è davvero alto e non fai fatica a percepirlo.

Il lago è per loro vita e morte, sono tante le persone scomparse in questo abisso.

Il Vecchio Uomo, come lo chiamano, non è sempre calmo e clemente come appare.

A Listvjanka, la cittadina a un’ora da Irkutsk che sorge proprio sulle rive del lago, i pescatori non vedranno l’ora di proporvi un assaggio dell’omul, il pesce affumicato dai sapori forti e decisi come il freddo siberiano. Fermatevi ed ascoltate dalla loro voce la leggenda sulle origini di queste acque:

Padre Bajkal aveva tanti, tantissimi figli maschi. Ma Angara, l’unica figlia femmina, era la prediletta del vecchio padre che la adorava in tutto. Angara era una ragazza dalla bellezza incomparabile: più luminosa del cielo e più leggera del vento.

Arrivò un giorno in cui il padre Bajkal decise che per Angara era giunto il momento di sposarsi. La ragazza, pur essendo profondamente innamorata di un magnifico giovane, Yenisei, aveva però uno spirito libero che le faceva rifiutare qualsiasi vincolo nella propria vita. Angara decise così di non ascoltare il padre che, per essere stato disubbidito, la mise prigioniera in una fortezza al centro del lago, nel punto più profondo.

Dal profondo di quella fossa Angara chiese aiuto a tutti i suoi fratelli fiumi e a tutti i suoi amici ruscelli affinché la liberassero facendo defluire le acque per permettergli di scappare da quella prigione. Fratelli e amici decisero di aiutarla e per un attimo svuotarono il lago dalle acque. Angara, sfuggita da quello che sembrava il suo destino, era di nuovo libera e si mise a correre verso il suo amato.

Ma a padre Bajkal la fuga non era sfuggita e, in tremenda collera, scagliò un enorme macigno per bloccare la strada alla figlia. Angara rimase intrappolata. Supplicò il padre perché le permettesse di raggiungere quel ragazzo che tanto amava, ma il padre non si piegò. “Solo le tue lacrime potranno raggiungerlo” le disse.

Il macigno è sempre lì e da lì, ancora oggi, le lacrime di Angara scorrono verso occidente, verso Yenisei.

Prima di partire, in tanti ci avevano sconsigliato di cimentarci nel temuto Great Bajkal Trail,

un hiking di 25 chilometri piuttosto duro e impervio che collega Listvyanka al suggestivo villaggio di Bolshie Koty, inaccessibile per altre vie durante i mesi di scioglimento del ghiaccio.

Il cacciatore di orsi della città, dove dovrete recarvi per ottenere l’autorizzazione a procedere, sarà ben lieto di illustrarvi, in siberiano e con un’improbabile mappa alla mano, i pericoli del percorso e le strategie per aggirarli.

E’ faticoso, sì.

E’ lungo, sì.

Non adatto ai deboli di cuore, in alcuni tratti.

Ma regala scorci di una bellezza impagabile, fatelo! Del resto, o siete ragionevoli o siete venuti nel cuore della Siberia in treno.

Addormentatevi con qualche pagina di L’alcol e la nostalgia di Mathias Enard.

Il racconto dell’interminabile viaggio attraverso distese di ghiaccio e di neve, betulle, tundra, spettri di deportati in Siberia e di cosacchi dell’armata a cavallo che Mathias intraprende per portare a termine un compito nobile e doloroso: accompagnare alla sepoltura nel suo villaggio natale il grande amico Vladimir.

…da solo con i ricordi, l’alcol e la nostalgia, è tutto quello che rimane, come diceva Čechov il medico morto bevendo champagne, da solo con qualche frase, qualche verso, qualche ricordo; forse Jeanne aveva ragione, finirò per perdermi in capo al mondo, per scomparire nella notte siberiana e colare a picco nel Pacifico, ancora diecimila verste… Ti ricordi Vlado, quando Jeanne ci ha presentati ti chiamavo principe Andrej perché mi ricordavi Bolkonskij con quella tua aria insieme nobile e fragile, sicuro di te anche se vacillavi nella violenza e nella droga come un salice…

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E cercate di riposare, domani vi aspetta il confine.

Da Irkutsk a Ulan Bator, la distonia dei confini.

Ciò che rende la Transiberiana un’esperienza di viaggio davvero unica, profondamente diversa da qualsiasi altra, è che il salire a bordo di questo treno significa immergersi, ad ogni tappa, in un viaggio nuovo e travolgente.

E’ un treno che porta con sé le migliaia di storie che appartengono ai viaggiatori che, per ragioni diverse, decidono di percorrere una montagna di chilometri su questa tratta.

Il regalo migliore che puoi farti è lasciarti travolgere da queste storie.

Totalmente, brutalmente.

Devi scendere alla tua fermata così: stravolto e travolto.

Quando arrivi nel tuo nuovo vagone stai entrando in una vita propria, creatasi magari da giorni.

La realtà esterna si ferma.

Non c’è tempo e non c’è spazio qui.

Ci sono i compagni di Transiberiana con i quali condividere le esperienze di viaggio, tutte diverse. C’è il belga che arriva da due giorni trascorsi con un compagno di cuccetta che vuole scandire i chilometri a suon di shots e gli inglesi che hanno provato la sauna russa e ne portano ancora i segni sulla schiena.

Il vissuto del momento è inevitabilmente filtrato dalle diverse culture.

Ma la diversità, su questo treno, è sempre valore e mai sottrazione.

In pochi minuti si diventa amici, si stringono sodalizi, si è compagni di Transiberiana.

E poi ci sono loro. Le persone che appartengono a questi luoghi remoti e che non possono credere che hai deciso di salire sul loro treno.

Vogliono raccontarti tutto, farti assaggiare tutto e farti ricordare questo viaggio per il resto della vita.

In Transiberiana saltano gli schemi e i codici di comunicazione, nessuno parla la tua lingua e le parole inglesi sono appannaggio di pochi. Si ride, si ride tanto e questa diventa la lingua più potente.

Intanto fuori è cambiato il paesaggio e il fuso orario, ma qui a bordo non importa.

La vita del vagone continua per conto proprio.

Lui è Khadbaatar ed è un colonnello mongolo.

In mano ha la scatola con le provviste di cibo dell’esercito che sono diventate i nostri pasti comuni. In Transiberiana nessuno mangia da solo.

I finestrini vengono oscurati, la luce si spegne, il treno si ferma.

Siamo arrivati al confine russo.

La quarta e ultima puntata di questo viaggio meraviglioso sarà online lunedì 25 febbraio

Clicca qui per leggere la parte 1

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