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Milano City Marathon 2021 #2.2 – La nascita di un runner

milano city marathon 2021

Con l’occasione di istruire il mio compare Agafan all’uso di un Garmin Forerunner 45, acquistato peraltro sotto mio pressante suggerimento, io e il sodale abbiamo fatto la nostra prima seduta insieme. Nello specifico si è trattato di un lento di 40’ minuti, parte integrante della prima sezione del nostro programma di avvicinamento alla maratona. 

Ora, so già che quello che sto per dire mi obbligherà a sopportare una serie di contropost di protesta e di insulti, ma lo dico lo stesso: ammetto di essere stato parecchio diffidente sulla tenuta mentale di Agafan. Non perché nutrissi dubbi sulla sua resistenza fisica -nel suo non fare nulla per decenni è forse l’uomo più integro che abbia mai visto: funzionante e in garanzia come un poppante uscito da poco dall’utero materno- ma perché sentivo che nel proporre lui stesso la partecipazione a una maratona, nel suo cuore prima o poi sarebbe germogliata la certezza di aver fatto una cazzata sesquipedale. 

Non per altro, ma perché Agafan, lo dico per voi che non lo conoscete, non è un uomo che funziona in maniera normale. Non è il tipico quarantenne, per intenderci. Lui è palesemente diverso dalla maggior parte delle persone che vi capiterà di conoscere. E non perché abbia quattro braccia o tre gambe (questo al massimo ce lo potrà dire la sua fidanzata), ma perché ha una concezione della fatica tutta personale, oserei dire unica. 

Lui, ad esempio, non subirà mai una crisi di mezza età, perché combattere il sopraggiungere inesorabile del declino prevede troppo lavoro. 

Lui non è come me, tanto per fare paragoni. Lui non si farà mai prendere dalla follia di dimostrare che il tempo non lascia segni, perché anche il solo pensarlo prevederebbe un impegno giudicato senza costrutto. Lui non proverà mai duecento sport diversi per sentirsi ancora abile alla vita attiva, piuttosto lo vedrete indugiare davanti allo scaffale delle tinte per capelli per cancellare (senza fare fatica) i capelli bianchi.

Lui, per riassumere, è stato creato da dio per stare fermo, immobile; è la prova scientifica dell’esistenza della stasi molecolare, è la quint’essenza del conservatorismo fisico. È l’uomo che anche se abita al piano terra prende comunque l’ascensore, è quello che fuma rigorosamente da fermo (cosa che davvero non riuscirò mai a capire), è colui che odia persino stare sdraiato al mare perché anche se è orizzontale, potrebbe comunque sudare. Insomma, Agafan e lo sforzo fisico sono due entità naturalmente respingenti. Lo ha dimostrato alla Stramilano dove, ad esempio, pur di mitigare la fatica degli allenamenti ha portato avanti con decisione la bandiera del: “io correrò anche, ma voglio farlo a modo mio, cioè bevendo, fumando, scassandomi come peggio posso”.

Insomma, prima della nostra corsetta temevo un abbandono. Eppure contro ogni pronostico, quella sera in un parchetto della ridente Bollate, ho dovuto ricredermi: Agafan, l’11 aprile a Milano, sarà il vero uomo da battere.

Non perché in quei quaranta minuti abbia dimostrato chissà quali doti atletiche (in pratica abbiamo camminato) ma perché, guardandolo correre, ammirando i suoi occhi della tigre, mi sono reso conto che dentro a quel corpo morbido, dietro il paravento dell’uomo pervaso da vizi e cattive abitudini, si cela un cazzo di atleta a tutto tondo. 

Nel vederlo rantolare cercando di battere se stesso, nel rinnegare il Garmin che aveva al polso, nello sfidare gli sguardi compassionevoli della gente, io ho visto la forma mentis e la volontà che albergano in ogni atleta di razza. Sarà perché la maratona è una corsa da prendere sul serio e quindi gli è scattato qualcosa dentro (anche solo un istinto di conservazione), ma nel suo incedere ansimante ho visto una luce purissima, il brillare regale di una pepita nascosta in fondo a un setaccio, la prorompente sensualità di un paio di tette inutilmente mortificate da un maglione oversize, la consapevole nobiltà della cappella di un porcino seminascosta dalle foglie ai piedi di un albero. 

Come spiegarvelo meglio? Se volessimo fare un paragone calcistico, ad esempio, non potrei certo accostarlo a un Del Piero, sarebbe troppo. Agafan si è rivelato più un Moreno Torricelli della corsa, un tale che, per chi non se lo ricordasse, è stato in grado di abbattere barriere e record. E anche di vincere una Champions League, porco il cazzo.

Certo ci sono ancora molti aspetti da mettere a posto, come la sua testa di minchia calabrese che pretende di ottenere tutto e subito, ma sento che in questi mesi Agafan saprà darmi soddisfazioni inimmaginabili. 

Quasi quasi mollo tutto, preparazione e gara, e gli faccio da coach.

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