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“Che faccio, gli scrivo?” “Meglio se la chiamo”. “Ma forse lo disturbo?” “Se scrivo così, pensa male?” “Dai, magari una faccina”. “Era on line dalle 2.30 alle 2.45 e non mi ha risposto”.

“Magari è con le amiche”.

“Magari è a bere con gli amici”.

“Non vorrei essere troppo diretta”.

“Forse non gli piaccio”.

“Visto? Mi ha mandato un bacio”.

“Non vorrei esagerare con i messaggi”.

“Sia mai capisse che mi piace”.

“Forse pensa che sia pazzo”.

“Ci siamo visti l’altro ieri, non vorrei pressarla”.

Dico io, ma che problemi abbiamo?

Adesso seguitemi bene.

È uno di quei post per cui mi odierete, ma poi ci ripenserete. L’altra sera parlavo di questo argomento con persone di età diverse, ma i pensieri erano pressoché gli stessi. Raccontavano le loro storie e io prendevo nota. Sapete quante frasi ho sentito simili a queste? Uomini e donne, nessuno escluso tranne il trono.

Lei che fissa uno schermo con scritto ONLINE e vorrebbe dicesse STA SCRIVENDO… Lui che controlla gli ultimi accessi di Lei notturni. Storie che finiscono per un’interpretazione sbagliata di una frase e l’italiano che si sente escluso perché non viene usato correttamente.

Dai, facciamo i seri.

Secondo voi prima della schiavitù mediatica dei social, delle chat e #dechevepareavoi installato sul telefono, ci si faceva tutte queste paranoie prima di limonare?

NO. Ci si cercava. Punto.

Senza troppe fisime mentali, domande amletiche e deduzioni discutibili, ci si guardava negli occhi e si parlava. Sarà perché sono l’ultima delle romantiche e se mi piaci te lo dico, se non mi piaci, lo capisci senza usare una parola. Sarà perché a volte basta uno sguardo e del tempo passato insieme. Lo stesso tempo che puoi passare a discutere o a baciarti.

Ma insieme.

E vi assicuro che se vola, vuol dire che lo avete speso nel migliore dei modi. Serve l’audacia di cercare quello che ci fa stare bene. Serve anche la distanza per capire la mancanza, che siano chilometri o una via. Serve comunicare in modo adeguato. Che poi arrivino pure i messaggi, le faccine e le foto con dedica, magari in ritardo e con la speranza che ci facciano comparire un sorriso da ebete.

Perché poi arrivano e tutto sembra tornare a posto, ma le fondamenta le dovete erigere se no crolla tutto. Manca il coraggio di dire senza pensare troppo. Di scriversi ogni volta che ne sentiamo il bisogno. Di dare un bacio che vale un discorso.

Di rischiare e vedere dove si va a finire.

E non lo facciamo attraverso uno schermo illuminato alle due di notte, ma guardando negli occhi. Lo facciamo guardando una faccia.Con la felicità di chi sa che quello stupore è anche merito tuo, nell’aver detto o fatto qualcosa di inaspettato.

Nell’era dell’immediatezza, dove tutti sono raggiungibili al primo trillo, manca l’attesa. Credo che chi non ha mai aspettato non sa cosa voglia dire.

Che chi ha sempre fatto tutto con la testa si sia perso il batticuore.

Vero, sano.

Ciò non toglie che potrebbe anche esserci una verità ben più dura. Ovvero che, se non ti cerca potrebbe anche non volerti trovare. Ecco. Questi sono i fatti e non fate finta che a voi non sia mai capitato. Che a dire le bugie vi cresce solo il naso, cari.

Adesso odiatemi pure.

Ma anche in questo caso, ditemelo.

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