Site icon EsteticaMente

Tu chiamale se vuoi abitudini

Un bacio. Uno di quelli finti, ma tanto perfetti da film, con tanto di gambetta alzata modello Betty Boop

Un bacio veloce, in piena fronte, con le mille promesse che racconta nel sue essere sfuggente.Ma sempre un bacio è. Una tazza di caffè nero bollente, grazie, bevuto sulla porta della cucina mentre si leggono le prime mail del mattino.

Le stesse mail che magari mandi appena sveglio, con un occhio aperto e l’altro ancora nel mondo di Morfeo.Un armadio da aprire e scegliere cosa indossare, per la riunione, la lezione di pilates o i pargoli da portare all’asilo.

Una scelta veloce oppure bene studiata, a seconda del tempo. E delle abitudini.

Quelle che ha analizzato il colosso svedese, imperatore del truciolato combinabile IKEA, che nei giorni scorsi ha pubblicato il primo di una serie di rapporti statistici che raggruppa le abitudini mattutine di otto grandi metropoli.

“Life at home”, ecco come si intitola la ricerca che analizza le vite di città come New York, Parigi, Berlino, Londra, Mosca, Shanghai, Mumbai e Stoccolma.

Quindi dopo un tavolino Malm e le polpette con la marmellata di ChissàCosa, arrivano le ricerche di mercato e le statistiche comportamentali della mattina di noi poveri cristi.

Noi, che vorremmo solo non svegliarci con il termosifone spento ed il gatto in faccia.

La doccia calda e la macchina del caffè che abbia ancora capsule utilizzabili e non mi aspetto che arrivi George Clooney a dirmi “What else?”, perché col cavolo che ti lascio l’ultimo caffè.

Il jeans che non sia da lavare e i capelli che stiano a posto.

L’autobus fantozziano che per entrarci ringrazio Dio di pesare quarantacinque chili, ma il gomito dell’impiegato arriva puntuale a colpirmi tra le costole.

Scusi, grazie, permesso, mi perdoni…

Perdonami tu cara IKEA di non essere così perfetta come vorrebbero le tue statistiche.Tempi ed abitudini idilliache che rispecchiano unità famigliari della Mulino Bianco.

Io il tempo cerco di viverlo il meglio che posso.

Alla mattina, certe volte non so neanche come mi chiamo, figurati se ho tempo di pensare a provare discorsi davanti allo specchio come se dovessi ricevere un Oscar.

Ma bacio meglio di come scrivo, quindi quando arriverà il principe azzurro, ti faccio vedere io, altro che statistiche!

Exit mobile version