EsteticaMente

Toto Cutugno non c’entra

Lasciatemi spiegare, perché ne sono fiera. Le parole hanno un peso specifico e dovrebbero, ripeto dovrebbero, venir usate nel modo corretto.

Puoi fare molto male se le usi con lo scopo di colpire.
Provocano lividi più viola dei pugni, lacerano la stima e rigano il cuore.
Puoi fare dei danni irreparabili se le fai uscire senza controllarne lo spessore ed i gesti più eclatanti possono risultare pressoché inutili.
Ma cosa succede se le basi mancano?
Se le regole elementari nel comporre una frase sono latitanti?
Vanno bene gli slang da ghetto paradise.
Passino pure i modi di dire che colorano le regioni del Bel Paese, i dialetti ed anche le pernacchie.
Ma ogni volta che l’italiano muore, nasce un cartello.
Ho le prove.
Me le ha fornite Mr.Zuckerberg con tutto il suo proliferare di pagine dedicate all’argomento funebre in questione.
Se non credete alle vostre orecchie fidatevi degli occhi, date uno sguardo alle scritte raccolte in queste pagine su Facebook:
“L’italiano? Se non lo sai, sallo.”
“L’italiano non deve morire.”
“Ha parole sono bravi tutti.”
Digitate le parole così come le ho riportate io, ho dovuto litigare anche con il correttore automatico del Mac, non ci poteva credere neanche lui.
“E SE TI AMEREI PER SEMPRE?”
“SE TI LASCI ANDARE LE COSE ANDANO”
“PROSSIMMA APERTURA SEKSI SCIOK”
“SE SIETE INGORANTI ANDATE A SCUOLE SOMARI”
“PER ME SI TRATTA DI IGNORANTITA’ “
“L’HA SAGNA 4,80 EURO APPORZIONE”
“LA VOGLIA DI VEDERTI E TANTA,
 LA VOGLIA DI BACIARTI E TROPPA,
 LA VOGLIA DI AMARTI E IN MENSA”
E concludo con la mia preferita:
” PEPPE QUANDO MITOCHI HO MIO DIO”
Visto? Può essere più letale la grammatica che non quel toro di Peppe e  ricordatevi sempre che da salvare ci sono prima i congiuntivi, poi le donne e i bambini.
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