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Perfetti Sconosciuti, cosa potrebbe capitare se…

“Ognuno di noi ha tre vite, una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta”, diceva Gabriel Garcia Marquez. Proprio da questo concetto prende spunto il film di Paolo Genovese, Perfetti Sconosciuti. 

Facciamo che prendiamo i rispettivi cellulari e li mettiamo a disposizione di tutti quelli con cui abbiamo a che fare, amici, partner e famigliari, magari per la durata di una cena. Li mettiamo lì in mezzo al tavolo dell’allegra spiazzata combriccola e stiamo a vedere cosa succede. Tutti i messaggi, le telefonate, le mail e le foto vengono letti, visti ed ascoltati in condivisione.

Ci state?

A fine cena, vediamo se ci salutiamo ancora. Succede nell’ultimo investimento cinematografico da me effettuato che porta il titolo di “Perfetti Sconosciuti”di Paolo Genovese. Vi dico solo che ho visto coppie uscire dal cinema con la faccia diversa da come sono entrate, senza telefono in mano e con più domande in testa. Commedia italiana dalla battuta veloce e dagli atteggiamenti veri e sanguigni questa, fatta dalla genuinità dei dialoghi che ti aspetti tra amici di vecchia data e dal tipo di relazione che credi indissolubile. Gli smartphone sono in bella vista ed iniziano a squillare e ad emettere suoni che fanno presagire l’inizio della fine, dove tutti i segreti meschini ed inviolabili emergono fino a stravolgere le esistenze dei commensali in esame. Le vite dei sette protagonisti vengono sviscerate senza possibilità di redenzione, tutti spogliati dai segreti che si portano dietro l’uno nei confronti degli altri e a farla da padrone è il solo e vero mattatore della pellicola, ovvero il telefono.

Aggeggio diabolico contenente il nostro piccolo mondo alternativo.

A quanti di voi un messaggio ha rovinato la vita?

Quante volte avete avuto la tentazione di prendere il telefono del vostro compagno/a e darvi da soli delle risposte? Non facciamo i finti ipocriti perbenisti, che non ci viene bene, ammettiamo piuttosto che non conosciamo mai fino in fondo l’altra persona e che quella piccola scatola nera risulta essere un tabù da non violare fino al momento in cui c’è il sospetto o del rispetto. Il tarlo che si insinua e che sotto l’effetto della gelosia ingigantisce il dubbio. Arriviamo a notare le minime differenze che neanche avremmo pensato di percepire.

Lo schermo inizia ad essere capovolto, per esempio. È costantemente silenzioso, a differenza di altri tempi in cui partiva la Marcia Imperiale a 90 decibel e il vicino bussava sul muro.

Non si capisce come mai i messaggi vengano scritti da improvvisati contorsionisti, pur di non far sbirciare occhi indiscreti.

E poi i PIN cambiati ogni giorno che neanche fossimo al Pentagono.

Vi racconterei di amicizie finite, di amori sfilacciati e di rapporti che svaniscono nel giro di un Invio sbagliato. Vi racconterei di numeri salvati sotto nomi improbabili.

Di telefoni portati anche in bagno. Di mail mandate solo dal computer dell’ufficio, così da non contaminare l’allegra armonia falsa tra le mura domestiche.

Vi racconterei che a me è capitato tutto questo.

Vi direi anche che mettendo per prima il mio telefono a disposizione non ho avuto lo stesso atteggiamento dall’altra parte.

E quindi che si fa?

Prendi nota e aspetti che succeda qualcosa di inevitabile, perchè prima o poi qualcosa accade e tutti i conti tornano. Non serve fare un corso da hacker per arrivare a definire un linguaggio simbolico virtuale, che poi tanto virtuale non è, serve solo aspettare e mettere dei punti, dove non avresti mai pensato di porli. Sempre di comunicazione si parla infatti, anche di quella che avrebbe dovuto esserci per non arrivare a questo famoso punto.

Che una volta messo, sempre a capo bisogna andare.

È un gioco al massacro forse, ma se si accetta, possono arrivare i premi o le punizioni e forse anche quel senso di pace a cui tutti aspirano.

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