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Il giullare ha smesso di ballare

Milano. Taxi. Esterno giorno. “Ha sentito signorina? E’ morto Dario Fo”. La notizia rimbalza di radio in radio e i post e le foto sui social escono come i funghi in questa giornata piovosa e un po’ più triste.

Avevo sentito, ovviamente. Dario Fo, il Maestro Fo.

Amato, odiato, deriso, osannato, applaudito, criticato, a seconda dei pensieri e degli anni in cui faceva parlare di sé. Ha toccato il perbenismo di una società che nasconde le sue magagne  a discapito dei diritti e della libertà individuale.

Ognuno aveva il “suo Dario Fo”.

C’era quello che denunciava i crimini dello Stato, quello comunista, quello tanto amico dei Cinque Stelle, l’attore di teatro, il giullare cantastorie, il marito, il padre, il portavoce delle nostre bellezze artistiche, il pittore, lo scrittore e il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura.

E a proposito di questa ultima identità, c’è un aneddoto singolare che è legata alla foto che accompagna questi piccoli pensieri.

Era il 1997, viaggiava in auto con l’attrice Ambra Angiolini, con la quale stava girando una puntata del format on the road “Milano-Roma”, quando una macchina li sorpassa e mostra il messaggio. “Non ne parlavo per scaramanzia“, affermò il Maestro emozionato, “Incredibile, è da vent’anni che sono in lizza per il Nobel, non immaginavo assolutamente“.

Sorprendente, non trovate?

In fondo lo è stata tutta la sua vita.

Ma lo è stata proprio perché fatta da mille sfaccettature, da momenti di grande gioia e anche da quelli di estrema sofferenza, di prese di posizione contro un sistema che andava -e va tutt’ora- contro la libertà di espressione.

Lui ci ha raccontato con mille risate e altrettanti drammi quello che ci accadeva intorno, nella pienezza di tutto quello che era: non un singolo personaggio, ma tanti, camaleontici, sfacciati e dissacranti.

Prima di scendere il mio tassista mi dice:

Rideva sempre sa? Pensi che un mese fa lo ho accompagnato a casa, si lamentava che alla sua età iniziavano a fargli male le gambe.

E io immagino lo lo stesse dicendo ridendo.

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