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Festa del papà – Lettera a chi non c’è più

L’uomo che vorrei essere. Albicocche mangiate insieme sul divano. È un ricordo nitido, tanto bello che a volte spacca il cuore. Ma è mio, solo mio.

L’uomo che vorrei essere le raccoglieva dall’albero che era in giardino, le sceglieva con cura, attento a lavarle bene e a toglierne il nocciolo prima di darmele. Occupato nel suo lavoro, innamorato delle sue piccole donne e con il sorriso sempre pronto, nei confronti della vita e del suo essere cinica.

Vorrei essere quell’uomo che, nonostante fosse dall’altro capo del  mondo, aveva sempre una telefonata da fare. La più importante della giornata.

La faceva. Sempre.

Non ha fatto in tempo a raccontarmi se mai si sarebbe mai fatto un tatuaggio, ma per me sarebbe stato figo uguale.

Figo nel modo di essere e nel sapersi sempre prendere poco sul serio, perché mi ha insegnato che le risate sono la cosa più bella al mondo.

Vorrei essere quell’uomo che raccontava barzellette in modo esilarante, prendendo un caffè o un treno la mattina presto. Un uomo con il coraggio di combattere per le cose in cui credeva e per le quali ci a messo il cuore, fino a che non ha smesso di battere. Un uomo che sapeva abbracciare e darti la mano per accompagnarti fin dove gli è stato permesso fare, dicendoti che sarebbe andato tutto bene.

Nonostante bene tutto non andasse.

Vorrei essere quell’uomo che mi teneva il sellino della bici per non farmi cadere, che poi tanto brava a stare in equilibrio non sono, una come me che vive sul filo teso da un palazzo all’altro dell’Essere e cadere giù è un attimo.

Quell’uomo che spero di ritrovare un giorno da qualche parte, in un altro mondo o sopra la sua stella, che è quella più vicina alla luna. Vorrei poter essere lo stesso uomo che credo mi abbia amato come nessun altro mai e non perché me lo diceva, ma perché lo dimostrava.

Vorrei essere Te, che sai di mancarmi in modo folle. Non so se sei contento, ma sono sicura che un sorriso, a volte, te lo strappo anche io.

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