Purtroppo non c’è nulla da ridere in quello che seguirà nelle prossime righe. Non solo sarebbe inutile cercare la battuta per rendere l’argomento meno grave di quello che è, ma risulterebbe quanto meno fuori luogo.
E non è nel mio stile esserlo. Non ci trovo nulla di divertente nel ridicolizzare qualcuno che ha un handicap, sia pur momentaneo o permanente, poca differenza ne passa, non si fa. Punto.
Fa schifo, scusate la franchezza, mi urta il sistema nervoso e divento intollerante.
Invece è successo di nuovo. Qualche giorno fa in un istituto tecnico di Torino ad essere bersaglio di ilarità è una quindicenne in preda ad una crisi epilettica.
La giovane, affetta da questo disturbo, si sente male in classe. La professoressa chiede a tre compagne di assisterla in bagno, cosa che avviene, e le tre accompagnano la ragazza ancora cosciente.
Peccato che una volta nei servizi la crisi peggiora e le tre pensano bene, invece di chiedere aiuto, di scattarsi una selfie, immortalando il dramma e facendo circolare la foto sulla chat di classe di WhatsApp.
La scena è arrivata anche agli occhi di alcuni genitori che hanno subito denunciato il fatto alla Preside dell’Istituto, che ha preso provvedimenti, sospendendo per alcuni giorni queste tre dai “cervelli in fuga” e obbligandole ad un servizio di volontariato.
Forse molti penseranno ad una ragazzata, ad un gesto fatto senza voler danneggiare la persona e dovuto all’ingenuità della giovane età.
È una bella paraculata invece.
Dalla chat per pochi intimi, sarebbe potuta finire ovunque, quella foto, siti di cyberbullismo o social network, per esempio.
E quanti like vale una foto con una persona affetta da epilessia?
Brutta da leggere questa frase, vero? Brutta da vivere, ve lo garantisco.
Pensate se ci aveste visto vostra figlia, o vostra sorella, lì per terra ridicolizzata e completamente inerme in balia dell’ignoranza di un gesto “innocuo”.
E succedeva in una scuola.
Tempio dell’educazione e del senso civico di una società che sta perdendo ogni forma di civiltà, comportamentale ed emotiva. Questa è una lezione che va oltre i banchi.
Fino a che età ci è permesso di fare delle ragazzate senza offendere e prevaricare la dignità degli altri? Quando si diventa grandi abbastanza per dare il giusto peso ai gesti?
È ignobile quello che è successo. Ignobile il solo pensarlo, figurarsi realizzarlo.
Serve l’educazione e serve un cuore per farci meno del male.
Per capire di cosa parliamo:

