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Attentati di Parigi – Libri non bombe

Questo è il messaggio. Tre parole brevi di facile lettura, ma che portano dietro un significato che lacrima.

Scritte su un foglio lasciato sul monumento de la République in memoria delle vittime degli attentati a Parigi, hanno fatto riflettere molti tra cui anche Adriano Sofri, giornalista, scrittore ed attivista italiano che ha scritto un pezzo su Repubblica proprio in merito a quel biglietto.
Per farlo è andato a sentire cosa ne pensavano i librai parigini e quelle che escono sono considerazioni contrapposte figlie di un evento drammatico.
Ci sono libri e libri.Sacri e non, in grado di mobilitare le masse, di incutere terrore o dare speranza a chi li tiene in mano.
Ci sono anche stati roghi di libri, in cui andavano alle fiamme i liberi pensieri.
Perché è così che ci hanno insegnato ad essere: liberi.
Liberi di poter andare e amare chi vogliamo senza catene, mentali o fisiche.
Liberi di esprimerci e poter condividere quello che le orecchie sentono.
Liberi dalla paura indotta da chi cerca di farci credere di essere più forte, incutendo terrore.
LIBERI GRAZIE ALLA CONOSCENZA che è la prima arma che abbiamo per difenderci.
Liberi di sapere.Sapere che viene dai libri.
Ecco dove volevo arrivare.
Orwell nel suo “1984”  scriveva: “La guerra è pace”, “la libertà è schiavitù” e “l’ignoranza è forza”, me lo ha ricordato un post scritto da un amico su Facebook.
Ci ho pensato.
La conoscenza mi ha permesso di farlo, proprio attraverso un libro.
Poi ecco la foto di quel biglietto sotto il simbolo della Liberté, Égalité, Fraternité.
Ecco che la religione non conta più, il colore della pelle neanche, conta solo avere la voglia di capire cosa ci sta succedendo per poter proteggerci la testa ed il cuore.
Ed a questo proposito, chiudo con la dichiarazione di uno dei librai intervistati da Sofri:
«Il libro può proteggerti solo quando abbia una rilegatura solida, e stia nella tasca interna, proprio all’altezza del cuore».
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