C’è un Lui, una Lei ed un altro Lui. Toglietevi subito quel sorrisino malizioso che vi è appena comparso, perché non è come credete. Il luogo del delitto è un edificio in Via Meda a Milano, nessuna vetrina: per entrare bisogna suonare un campanello.
Una volta dentro ad accogliervi c’è un ‘opera di Matteo Pugliese intitolata “Il Silenzio”. L’indice portato alla bocca è decisamente chiaro: chi giunge non deve parlare, forse per non rivelare quello che succede lì di fianco, cosa che è possibile fare solo spiando dal buco di una serratura.
Smettetela di sghignazzare, ho detto!
Quello che si vede, infatti, non è una camera da letto, è una cucina in piena attività.
Giacche bianche che si muovono tra vapori e fornelli, mani che danzano con padelle fumanti e, se sei fortunata (parlo alle donne, ma anche ai maschietti, va là), vedi Lui.
Il primo Lui di questa storia, cioè l’art director di quello spettacolo che sta per iniziare.
Lui si chiama Matias Perdomo e questo è “Contraste”, il suo ristorante.
È la seconda volta che ho il piacere di venirlo a trovare qui e per l’occasione ho deciso di invitare il #Direttore (il secondo Lui di questa storia) ad unirsi a me, perché è vero che nella vita di tutti i giorni è sommo Direttore, ma in primis è un amico. Di quelli a cui, oltretutto, piace mangiare bene.
Non potevo dunque esimermi dal sfidare la sua curiosità, dimostrandogli che le cose che gli raccontai il giorno dopo la mia prima visita a Contraste, non erano il frutto della mia immaginazione.
Gli ho voluto fornire le prove.
Credo anche che le abbia gradite tutte, amaro compreso.
I tavoli sono una decina, distribuiti in due sale dai soffitti delicatamente decorati ed impreziosite dalla presenza di lampadari scarlatti fatti di silicone. Rossi. In netto “contrasto”, guarda un po’, col resto dell’arredo.
Tutto è delicato, candido e leggero, bianco. A impreziosire i tavoli c’è addirittura una nuvola che fa da appoggia entrèe.
Guardarsi attorno è stupendo, ma non dobbiamo dimenticare che siamo in un ristorante e il bello, ma soprattutto il buono devono ancora venire.
Il primo Lui di questa storia gioca la sua carta presentando un menù che una volta aperto riflette l’immagine di chi legge..
“Specchio, specchio delle mie brame, di cosa mi nutrirò in questo Reame?”
Si chiama appunto “menù specchio”, tu racconti quello che ti piace e lo Chef risponde, ma quello che mangerai è tutta una sorpresa. Per la vostra prima volta, questo tipo di menù è quasi un obbligo.
Non sarà una cena, sarà un gioco, condotto da un professionista a cui piace giocare e a cui piacciono le sperimentazioni. Il secondo Lui ha accettato la sfida e ha raccontato ciò di cui aveva voglia, il primo Lui lo ha accontentato regalandogli le 4 ore più incredibili della sua vita mangereccia. Io, cioè la Lei di questa storia, mi sono goduta la scena, ben sapendo che queste stanze mi rivedranno molto, ma molto presto.
Del passato di Perdomo (Pont de Ferr, Naviglio), infatti, resta intatta la voglia di stupire attraverso il piatto che presenta. Da Contraste, però, il livello si alza, il tocco del fuoriclasse esplode unendo la ricerca maniacale per le lavorazioni della materia prima di qualità alla gioia di mangiare, che lo sappiamo, assieme al sesso, è la pratica più giocosa della nostra vita mortale. Perdomo, con il suo Contraste è cresciuto, ma ha tenuto vivo il fanciullo che è in tutti noi, anche davanti ad una “Donut alla Bolognese”, una ciambella che è in realtà una lasagna, oppure a dei “Noodles di capasanta”, cioè fatti interamente di questo rinomato mollusco.
Per lui è dedizione, passione e goliardia. Per noi è nutrire il corpo e l’immaginazione.
Nota satolla del Direttore: “Cosa puoi aspettarti da un posto in cui i camerieri (fantastici), invece di augurarti buon appetito ti consegnano la portata augurandoti “buon divertimento”? Rare volte mi è capitato di soddisfare così a pieno palato e curiosità, guardare un piatto e pensare “chissà cosa diavolo mi aspetta ora.” Ebbene, qui da Contraste la cena è tutto questo e forse qualcosa di più. Cosa è cambiato rispetto al Pont de Ferr? Beh, sostanzialmente tutto, a parte Perdomo (chef), appunto, Piras (maître) e Press (sous-chef). Oltre alla location, che qui raggiunge livelli degni di ben “altre stelle”, è cambiato il modo di accogliere il cliente, a cui viene offerta un’esperienza sensoriale “totale” che difficilmente dimenticherà. Ma non è solo questo. Rispetto a prima infatti, è cambiato a mio avviso il livello della cucina di Perdomo (non qualitativo, ma di sostanza). Come dice bene Clara, la giocosità dei suoi piatti resta, ma qui lo stupore di chi mangia è diverso, perché scaturisce da un impatto forse meno visivo, sebbene il suo Pulp Fiction sia stupefacente, ma di certo più maturo e ragionato.
Insomma, mettiamola così: provatelo. Passerete qualche ora che definire speciale è davvero troppo poco.”
