Il venditore di passati
Il nostro passato fa parte di noi, contribuisce alla costruzione della nostra personalità, fornisce la base su cui poggia il nostro presente e indica molti spunti per il nostro futuro. Del passato è difficile liberarsi, per lo più impossibile, ci accompagna intimamente e diventa anche cartina tornasole per coloro che lo conoscono. Probabilmente non dovrebbe essere così, tenere tale considerazione il passato potrebbe impedire di avere un libero punto di vista sul presente, sulla persona che ci sta di fronte ora. Agli occhi della gente però c’è poco da fare, se lo conoscono siamo anche, in alcuni casi soprattutto, il nostro passato.
Tutto ciò naturalmente vale ancor di più per personaggi pubblici, tipo i politici, e per chi ha qualcosa da farsi perdonare. Possedere un pregresso di tutto rispetto significa avere un vantaggio, contare su un credito che rischia di essere a lunghissimo termine. O forse tutto ciò vale solo per la persona interessata, cioè per colui a cui appartiene il passato. Forse alle persone non interessa poi molto. No no interessa anche alla loro morbosità, però magari è più importante per l’orgoglio del politico, per il suo amor proprio cullato da un passato degno della posizione che ricopre, magari addirittura sovradimensionato rispetto al ruolo. Come importa a chi ha qualcosa da nascondere, ripulire il proprio passato costituirebbe il foglio di via per un futuro cristallino.
Ecco perché in Angola la professione di Félix Ventura è molto remunerativa, egli è un genealogista molto particolare: costruisce di sana pianta, inventa passati. Il suo biglietto da visita recita “Assicuri ai suoi figli un passato migliore”, meraviglioso capovolgimento della più comune frase sul futuro dei propri figli.
La vita e la professione di Félix vengono sconvolte, la prima da una ragazza, la seconda da un cliente molto particolare. Miscelando il personaggio di Félix, che ha un passato a sua volta intricato, una ragazza innamorata della luce e un cliente dai modi inediti ne viene fuori un intreccio dalle sfumature psicologiche sottili e dagli intrighi di fatti misteriosi. Si incrociano passati fittizi a cui si finisce per credere troppo, passati reali che non si riescono a dimenticare e trascinano le loro conseguenze in un presente impastato di sentimenti antichi dalle tinte forti, un presente carico di suggestioni provenienti da lontano, di sapori che hanno lasciato un permanente amaro in bocca.
Ottimo spunto, non c’è che dire, e scrittura suggestiva, delicata, fumosa, sinuosa, penetrante, onirica. Tanto per fare un paio di esempi:
Immaginate un ragazzo che corre in moto su una strada secondaria. Il vento gli batte sul viso. Il ragazzo chiude gli occhi e apre le braccia, come nei film, sentendosi vivo e in piena comunione con l’universo. Non vede il camion sopraggiungere dall’incrocio. Muore felice. La felicità è quasi sempre un’incoscienza. Siamo felici nei brevi attimi in cui chiudiamo gli occhi.
La memoria è un paesaggio contemplato da un treno in movimento. Vediamo crescere sopra le acacie la luce dell’alba, gli uccelli che beccano la mattina, come un frutto. […] Sono cose che avvengono davanti ai nostri occhi, sappiamo che sono reali, ma sono lontane, non le possiamo toccare. Alcune sono ormai così lontane, e il treno procede così veloce, che non abbiamo la certezza che siano realmente successe.
Detto quanto di buono impregna il libro, sottolineo un paio di punti che non mi hanno convinto. A partire dallo spunto iniziale riguardante l’invenzione dei passati, un punto di partenza ricco di potenzialità che rimangono inesplorate. Per carità, probabilmente all’autore non interessava condurre fino in fondo questo discorso, ma da lettore sono rimasto un po’ a bocca asciutta e lo sono rimasto per le promesse non mantenute. Che poi non mi ha promesso niente nessuno, forse sono rimasto deluso dalle promesse che la mia stessa immaginazione mi ha fatto.
Un secondo punto, questo ben più fastidioso di una promessa mai fatta e non mantenuta, riguarda la questione del punto di vista del narratore. La vicenda è raccontata da un geco che è stato uomo e si è reincarnato in questo animaletto che vive nella casa di Félix. Il geco ci racconta quanto vede e sente ma anche qualcosa del suo passato da essere umano. Ecco, tutto questo proprio non l’ho capito, ma ancora di più non l’ho digerito.
In definitiva credo che Il venditore di passati
Il venditore di passati – José Eduardo Agualusa, La Nuova Frontiera, 137 pagine
Valutazioni emotive:
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Indice metatemporale: 54%

