Con Storie del Sud
La storia specifica dei luoghi
Occorre subito affermare che trattasi di una raccolta di poesie facilmente godibile anche per chi non è avvezzo a questo tipo di letture. Fortunatamente, la prima parte, forse la più bella, non ricalca pienamente il corsivo in premessa, dove il sud viene indicato come «una condanna e un privilegio» sull’onda di una certa letteratura che, specie negli ultimi tempi, indica il meridione come un posto mitologico, fuori dal tempo, con una storia e dinamiche sociali così pesanti da dover essere straordinari. Tutto ciò utile a spiegare il deficit di civiltà (e lavoro) che caratterizza il Mezzogiorno. Invece ricordo che tutti i luoghi hanno una storia specifica e sono a loro modo speciali. Le ferite e i dolori del Sud, sebbene siano logica conseguenza del passato, sono frutto del presente e non saranno certi gli emigranti, per necessità o scelta o comodità, a lenirli.
Le poesie

L’immediatezza non spoglia d’estetica dei sonetti Anziani in panchina, Panni ad asciugare e La donna e le pietre racconta in pochi versi una componente sociale ed antropologica del meridione, «in un presente senza tempo». Inoltre, queste tre poesie si sposano perfettamente con le immagini a fronte, cosa che non sempre avviene in questa raccolta.
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Familiares è la parte più “personale” e “profonda” e, probabilmente, anche maggiormente “nostalgica”, del compendio. In un certo modo sono poesie spietate, che raccontano velature di tristezza, ma anche di luminosità, senza fronzoli. Tranne due poesie dedicate, piuttosto banali, è un capitolo dove spesso si esalta l’abilità della poetessa (vedi Mio tanto amore amato), mentre in A mia madre il sogno descritto sembra realtà o forse lo è. Sempre l’alba «si concilia con il cuore» che, a sua volta, è bello e doveroso evocare come
uno spazio luminoso
visitato nel tempo
e lì fissato
per poterlo recuperare
in ogni istante
brillante
quando l’opaco invade il giorno
e hai voglia di vita
In Preghiere, purtroppo, è troppo evidente ed invasiva l’impronta cattolica dell’autrice. In generale è supremo e luminoso evocare Dio o Allah o meglio il Grande Spirito, ma purché ciò sia spoglio di “religiosità”. Nel testo, questa “nenia” di matrice cattolica è inoltre accompagnata da diverse foto di croci, che aggiungono il “carico” all’essenza del testo.
Annalisa Saccà – Storie del Sud