Specchi nel cervello

Specchi nel cervello. Come comprendiamo gli altri dall’interno – Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia

Specchi nel cervello. Come comprendiamo gli altri dall’interno di Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia è un percorso stimolante, con al centro i neuroni specchio, che conduce dalla parte strettamente scientifica al coinvolgimento di aspetti fondamentali della vita, e della specie. Sono pagine che braccano le argomentazioni per aprirsi al fattore umano.

Specchi nel cervello. Come comprendiamo gli altri dall’interno di Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia

Chiariamo subito: non è un libro di svolazzi, ma un testo di argomentazione serrata. Giusto per non far credere che qui si vola di poesia o concetti metafisici, qui si indaga con rigore, ci si appoggia ai laboratori. Bene, una volta scansati gli equivoci, rimane la portata assoluta delle teorie esposte, la poeticità di un meccanismo che favorisce la socialità. Il tutto spiegato con attenzione a chi deve essere guidato su un terreno sconosciuto.

L’idea avvincente è che i neuroni specchio non siano limitati ad una minima parte del nostro cervello, bensì più estesi, in modo da caratterizzare diverse nostre elaborazioni. Questo porta a ipotizzare che i neuroni specchio abbiano un ruolo nella socialità, o quantomeno nella comprensione dell’altro, che però non può che essere parte del nostro atteggiamento sociale.

In fondo (qui sono io che parlo, giusto per chiarire la credibilità dell’affermazione che segue) ha senso, il modo migliore per comprendere è conoscere quel che devo capire, non sentirlo come estraneo, in modo da navigare nelle stesse acque.

C’è ancora molto da lavorare su questa teoria, lo dicono gli stessi autori, ma il sistema prospettato ha un’intrinseca eleganza che cattura anche l’occhio profano.

Azioni, sentimenti e forme vitali

[…] quello di cui facciamo esperienza quando osserviamo gli altri agire o provare un’emozione è simile a quello di cui facciamo esperienza quando siamo noi ad agire o a provare un’emozione in prima persona. Ed è, forse, questo che rende così speciale il rispecchiare le azioni e le emozioni altrui: esso può generare uno spazio condiviso non solo di processi e rappresentazioni, ma anche, e soprattutto, di esperienza.

Allo stato attuale delle ricerche, i neuroni specchio non sono stati ancora inseriti in un contesto di comprensione piena dell’altro: le motivazioni più personali che portano qualcuno a fare o provare qualcosa. Quella che per ora è emersa è una comprensione basilare: a quale scopo è tesa un’azione e che sentimento prova e con quale declinazione (forma vitale).

Il meccanismo mirror ha la fondamentale funzione di rappresentare al soggetto le azioni e i sentimenti altrui come se fosse egli stesso a compierle in prima persona. Vale per le azioni e i loro scopi; per alcuni sentimenti su cui si è concentrata la ricerca: disgusto, paura e ilarità, con il fondamentale coinvolgimento di aree cerebrali diverse rispetto a quelle coinvolte nelle azioni; per le forme vitali, quindi per la modalità di esecuzione delle azioni e l’intensità dei sentimenti.

L’elemento portante dei neuroni specchio è quello di attivarsi sia quando azioni e sentimenti sono effettuate e provati in prima persona, sia quando vengono eseguiti e provati da altri. Un meccanismo che probabilmente si è rivelato conveniente in fase evolutiva, ma che ha conseguenze di rilievo sulla socialità.

Gli altri siamo noi

Ciò spiega perché le azioni o le emozioni altrui siano in genere comprese molto meglio e molto prima quando chi osserva può disporre delle rappresentazioni indotte dalle risposte mirror. Lo sono, perché tali rappresentazioni consentono di comprendere le azioni o le emozioni altrui in modo diverso da come tali azioni o emozioni sarebbero comprese sulla base di processi inferenziali basati su rappresentazione sensoriali.

La comprensione dall’interno, ecco la chiave con cui approcciamo azioni e sentimenti altrui, tant’è vero che l’osservazione di azioni compiute dagli altri influisce sulle nostre rappresentazioni di esse. La nostra osservazione sarebbe insomma sempre attiva, infatti coinvolge parte dei neuroni che partecipano quando ad agire o sentire siamo noi. Siamo osservatori partecipi degli altri, come se gli altri fossimo noi.

Gli autori dedicano spazio alle maggiori confutazioni delle teorie esposte. Naturalmente che ne posso sapere io, posso solo dire quanto ho trovato stimolante il percorso che conduce dalla parte strettamente scientifica al coinvolgimento di aspetti fondamentali della vita, e della specie. Sono pagine che braccano le argomentazioni per aprirsi al fattore umano.

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