Recensione – The Cocka Hola Company, Matias Faldbakken

Cazzo, figa, bere, fumare, pippare, scopare. Non rigorosamente in quest’ordine. Assieme a schifo e merda sono i termini protagonisti di una storia che sarebbe il sogno della vita di tanti: far guadagnare soldi su quello che la gente ha voglia di fare. Tipo scopare, per esempio, ma mica solo quello.

Al centro di tutto c’è sì una società di produzione cinematografica di film porno, ma non è quello il fine ultimo dell’attività: “mantenersi scopando non è il peggiore dei lavori possibili”, ma non è affatto facile trovare qualcuno in grado di vivere “un’esistenza puramente basata sulla felicità”. E così i quattrini guadagnati dall’attività ufficiale della Desirevolution (un nome, un programma) servono piuttosto a finanziare una serie di progetti che potremmo definire sociologicamente di smantellamento dei valori comuni, si tratta in definitiva di azioni atte a demolire il comune vivere sociale. I programmi, più o meno, sono:
– Alcolismo coatto

– Introduzione fisica alla psicologia maschile per padri che permettono alle figlie sotto i 15 anni di girare in città con indosso pantaloni trasparenti e/o attillatissimi dopo le ore 21

– Mangia ancora un po’ ciccione (o cicciona)

– We want War

– Dammi tre buone ragioni, per iscritto ed entro 30 secondi, affinché io non ti strappi il piercing dal sopracciglio

E poi ci sono altre definizioni corrosive tipo: il lavoro salariato? “Il meccanismo di controllo più paralizzante di questo mondo”. L’autorealizzazione? “Una stronzata”. I designer? “Progressisti dei miei coglioni”. Ma anche merde, teste di cazzo e checche. In questa società di gentiluomini e benefattori, il più cattivo resta però un bambino, che non si capisce se sia un genio o un demente.
Il libro di Faldbakken è un delirio autoreferenziale sui propri disgusti e gode di quella libertà folle che è propria di un’opera di debutto. Al netto della trivialità, che peraltro non fa più notizia in letteratura da un bel pezzo, nell’ordine “The Cocka Hola Company”: 1. confonde per l’iniziale labirintica costruzione narrativa tra il prima, l’ora e il poi; 2. presa la decisione di fottersene di capire tutto, diverte; 3. assume una funzione catartica fornendo non pochi spunti interessanti sui divertenti concetti di opposizione, resistenza e soprattutto vendetta. Liberatorio.

Felicità - 81%
Tristezza - 40%
Appagamento - 90%
Profondità - 80%
Indice metatemporale - 78%

74%

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Su daniela gallotti

Nell’essere umano le due immagini retiniche percepite dai due occhi sono contemporanee ma non identiche: ci pensa il cervello a unirle in quella che si chiama visione stereoscopica. Per le ragioni più diverse qualcuno non ce l’ha. Io non ce l’ho: ci ho sempre convissuto serenamente ignara, felicemente in balia della mia perenne doppia interpretazione del mondo, senza quest’ansia di volergli dare sempre per forza un’etichetta sola. L’unico problema è che i film in 3D li devo lasciar recensire agli altri: per me sono solo riprese fuori registro.

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