Le cose da salvare - Ilaria Rossetti

Le cose da salvare – Ilaria Rossetti

Le cose da salvare di Ilaria Rossetti si e ci interroga: quali sono davvero le cose da salvare? In che modo una tragedia, una perdita, può rappresentare un taglio netto tra il nostro passato e quello che sarà il nostro futuro?

Le cose da salvare di Ilaria Rossetti

Quali sono davvero le cose da salvare? In che modo una tragedia, una perdita, può rappresentare un taglio netto tra il nostro passato e quello che sarà il nostro futuro?

Le cose da salvare di Ilaria Rossetti (vincitrice con questo titolo del premio Neri Pozza) è un libro che indaga in maniera certosina il nostro vissuto e lo fa incentrando la vicenda su una tragedia che ha segnato un prima e un dopo nell’immaginario di molti italiani, il crollo del Ponte Morandi a Genova.

Petra è una giornalista di un quotidiano locale, La Voce, divisa tra la sua tragedia personale, la perdita di sua madre per cancro, e un servizio da portare a termine, raccontare la storia di Gabriele Maestrale, un inquilino di una delle case rese inagibili vicino a uno dei due piloni del ponte crollato un anno prima. Maestrale ha deciso di restare, contro tutto e contro tutti, in quei metri quadri che hanno definito la sua vita. 

Passato, presente e futuro si intrecciano sia nella vita di Petra, che deve convivere con il dolore di una vita sospesa, la sua, con il futuro di suo padre che si sta avvicinando a un vecchio amore giovanile e sul passato rappresentato da sua madre, mai passato davvero, sia in quella di Maestrale che si ritrova immerso in un presente senza futuro, inchiodato a un passato da cui non può e non vuole selezionare le cose da salvare

il passato che ci appartiene

La figura di Maestrale, a tal proposito, è perfettamente calibrata, così terrena nel vivere la vita giorno per giorno, così profonda nel non riuscire a dare una risposta “banale” al titolo del libro. 

Il tema fondante dell’opera è proprio questo: in questa vita così ordinaria e pure così precaria (il crollo del ponte ne è la metafora più forte), quali sono le cose da salvare?

È possibile scegliere davvero cosa salvare quando, come nel caso di Maestrale, l’unica possibilità che la vita gli ha lasciato è resistere? Probabilmente no, perché ogni pezzo del nostro passato, dai ricordi più vividi alla più ridicola delle suppellettili diventa una parte di noi e come tale, un segno tangibile della nostra presenza nel mondo.

Le cose da salvare

Maestrale si ferma esattamente lì, nel punto in cui alle 11 passate del 14 agosto del 2018 un vigile del fuoco entrato nella casa rimasta in piedi dopo il crollo gli urla di prendere solo il necessario e scappare fuori. Semplicemente non può, perché ogni cosa abbandonata, a partire dalla sua casa (definita da Gabriele “il punto in cui si parte”), si tramuterebbe in un pezzo di noi che scientemente decidiamo di buttare

Lui ha deciso di resistere, di difendere la sua quotidianità, anche se scialba, corrotta dal tempo e priva di una vera felicità, di cercare di tenere insieme le uniche cose, materiali e no, che possono identificarlo come uomo

Motivi per leggerlo

Prima di lasciarvi alla vostra scelta, voglio elencare qui alcuni motivi per cui questo libro va letto, a parte il tema principale, che trovo bellissimo.

– Le prime pagine, l’incontro del lettore con Gabriele. Semplicemente stupende.

La capacità di Ilaria Rossetti di raccontare il tempo che passa, nello specifico il tramutare dei sentimenti, del loro peso, delle loro sfumature

La prosa della Rossetti, che in verità ho fatto parecchio fatica ad assimilare. Ci ho messo metà libro, ma poi, esattamente come per la ritmica di una canzone elaborata, una volta preso il tempo, le parole sono scorse in maniera stupefacente

La lista di cose da salvare di Gabriele

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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