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Espiazione, Ian McEwan

Espiazione di Ian McEwan narra della colpa di una ragazzina che vivrà la vita con il rimorso ma parla anche di come la guerra spazzi via le dinamiche di una tranquilla vita borghese, dei soldati segnati dal conflitto. Infine di letteratura, del potere di uno scrittore sui personaggi e le vicende narrate. Un libro che ha grandi obiettivi declinati in singole vite.

La recensione di Espiazione

Partiamo dalla domanda che mi è sorta spontanea mentre leggevo il libro: leggere questo libro sarà mica l’espiazione a cui si riferisce il titolo? Perché uno stillicidio di noia del genere non mi capitava da tanto tempo: se dovessi riassumere per sommi capi le sensazioni avute, considerando tutto, direi che mi ha fracassato i maroni oltre ogni limite. Sia ben chiaro che ho letto libri più brutti, peggio scritti, con minore consistenza, ma tanto rompimento di palle, davvero poche volte.

Espiazione è diviso in tre parti: nella prima è raccontata in sostanza una giornata in cui Briony, ragazzina di tredici anni e aspirante scrittrice, alla fine accusa ingiustamente Robbie; nella seconda si vede Robbie addentro a scenari di guerra; nella terza seguiamo Briony nella sua esperienza di infermiera in tempo di guerra. Poi ce n’è una quarta molto breve, in cui Briony è ormai anziana.

Nella prima parte i fatti sono pochi, descrizioni e pensieri molti. Di per sé la cosa non mi ha mai disturbato, i libri in cui accade poco li apprezzo parecchio. Però McEwan qui è come se non azzeccasse il bersaglio, soffermandosi oltremodo su particolari e considerazioni che non portano a nulla e non portano nulla. C’è spazio per qualche scena efficace e ben descritta (penso alla fontana o alla biblioteca), ma quanto c’è attorno è troppo, troppo minuzioso e senza valore aggiunto.

La seconda parte ha tutto sommato un suo perché, la descrizione del ritorno a casa dalla Francia dopo la disfatta militare in effetti ha una resa niente male. Anche il significato che viene ad assumere questa parte che segue la prima ha un suo impatto interessante: dopo tante borghesi preoccupazioni ecco che arriva la guerra a mettere in riga la futilità delle vite e dei pensieri precedenti. Sì, questa parte funziona, ma avrebbe funzionato anche se la prima fosse stata tagliata di una buona metà.

Nella terza parte McEwan torna a ballare il flamenco sulle palle, perché se il ritorno dei soldati apriva a riflessioni sulla guerra, Briony che prova ad espiare le proprie colpe facendo l’infermiera porta ad un vicolo cieco alla fine del quale vorresti sbattere insistentemente la testa sul muro che lo chiude.

La quarta parte dovrebbe concedere all’autore lo spazio per considerazioni generali sulla scrittura, per fare del metaromanzo. Sì vabbè, alla fine viene fuori che lo scrittore è come un dio, tiene sulla punta della sua penna il destino dei personaggi e può farci quello che vuole. Un po’ pochino. Un po’ pochino anche l’espiazione di Briony attraverso la scrittura, alla fin fine questa figlia di borghesi e borghese lei stessa non ha espiato proprio un bel nulla. È andata a fare l’infermiera in tempo di guerra, sarà mica un’espiazione di colpe personali, piuttosto dovrebbe esserlo della sua condizione sociale. Ci prova attraverso la scrittura, creando destini migliori, ma che espiazione è? Lo sarebbe se affrontasse almeno sulla pagina le conseguenze delle sue azioni nella loro crudezza, non se edulcora le sue colpe dicendo di averlo fatto per i lettori. Insomma, il titolo avrebbe dovuto essere Mancata espiazione o Espiazione? No grazie.

McEwan è bravo, lo si nota anche in questo strazio di libro, ma forse in questo caso ha voluto dimostrarlo troppo e per troppe pagine. A furia di sciorinare parole ha perso la bussola e non ha più saputo orientarsi. In compenso ha impantanato noi in una vicenda noiosa e quel che è peggio, riportata in modo noioso.

Valutazioni emotive:
Felicità   12%
Tristezza   85%
Profondità   33%
Appagamento   24%
Indice metatemporale   51%

Voto - 32%

32%

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Espiazione, Ian McEwan ultima modifica: 2016-06-22T10:00:33+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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