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Recensione di American Dust, Richard Brautigan

C’è una categoria, applicabile a libri e persone, che definisce in modo oltremodo chiaro le caratteristiche dei componenti al proprio gruppo di appartenenza: gli anti simpatici. Quali caratteristiche condividono i libri anti-simpatici?

A differenza delle persone anti-simpatiche che si caratterizzano per una piacevolezza nel godere (per poco tempo) della loro compagnia ma anche per un’antipatia di fondo che non riuscite a spiegare, i libri anti-simpatici sono quei libri che non vi piacciono mai tanto fino in fondo, che non vi colpiscono mai fino alle costole ma che alla fine dopo l’ultima pagina, ti lavorano dentro creando più domande che risposte. Questi libri vi lasciano un leggero sapore sulle labbra, non capirete se è buono o cattivo ma capirete che avreste voglia di assaporarlo ancora un po’, fosse anche solo per definire meglio di che cosa si tratta.

Il contrario degli anti-simpatici, se siete degli estimatori delle classificazione aristoteliche o kantiane, sono i libri piacioni detti anche “quelli della prima pagina”.

Prima di introdurre il libro di cui vi vorrei parlare quest’oggi, cioè American Dust, vi fornisco un esempio di libro piacione: Domani in battaglia pensa a me di Xavier Marìas. Libro che ha l’incipit tra i più belli della storia della letteratura, ma che poi dopo tre pagine si rivela più soporifero di una compilation de il Volo. Mi perdonerà Xavier Marìas ma non penso che le mie critiche lo toccheranno più di tanto.

Quel pomeriggio non sapevo che il terreno sotto i miei piedi aspettava solo di trasformarsi in un’altra tomba, e nel giro di pochi giorni.

Prima che il vento si porti via Questa polvere…questa polvere Americana

Veniamo invece al libro per eccellenza anti-simpatico: American Dust.

Richard Brautigan, lo scrittore di questo meraviglioso romanzo è un uomo che ha avuto una vita a dir poco spericolata, ma spericolata nei sentimenti, nelle emozioni. Figlio di genitori divorziati, si fatica ad immaginare quali droghe non abbia provato, vicino ai movimenti Hippy e di sperimentazione letteraria, morirà suicida a soli quarantanove anni.

Il garage non ci serviva, perché eravamo troppo poveri per possedere un’auto, ma d’altro canto eravamo abbastanza ricchi per poter usare la legnaia

American Dust non è considerato tra i suoi capolavori, tra cui invece spicca Pesca alla Trota in America, eppure questo libro è una piccola gemma per chi ha avuto la voglia di avvicinarsi a esso.

Siamo nell’America di provincia, quella di cui Carver o Spingsteen hanno mostrato tanti colori,  Brautigan prende spunto a piene mani da questo immaginario semplice e un po’ primitivo per far raccontare ad un ragazzo adolescente le avventure di un paio di estati americane (appunto).

La coppia del furgone è come un miraggio che si rifiuta di di assumersi qualunque responsabilità nei confronti della realtà, e che rimane fuori portata, a deriderla da lontano.

Costellata da personaggi dimenticati da Dio e anche da sé stessi, American Dust è un viaggio nei posti dove Donald Trump non passerebbe neanche con un elicottero, ma da cui probabilmente ha preso tantissimi voti, quella specifica classe operaia americana che non riesce neanche più ad essere operaia imparanoiata com’è ad inseguire le proprie disgrazie, accadute o inventate che siano.

Vorrei tanto aver avuto voglia di un hamburger, anziché di munizioni. C’era un ristorante proprio accanto all’armeria. Faceva ottimi hamburger, ma io non avevo fame.

L’andatura è piatta e ricorda molto il viaggio nelle grandi strade americane di provincia, quelle blu per intenderci, il racconto non e mai emozionato ma sempre pacato e contenuto. Tutto procede liscio e semplicemente, attorno c’è silenzio e il vento fa poco rumore. In America quando tutto è piatto vuol dire che sta arrivando la tempesta, e infatti anche qui arriverà, ma non ne parleremo qui.

Ad annunciare questa marcia trionfale e macabra sin dalle prime pagine arriva questo triste ritornello a minacciar bufera:

Prima che il vento si porti via Questa polvere…questa polvere Americana

Così camminiamo lenti, guardando sottecchi il narratore protagonista di questa storia grottesca, sapendo che ci sta mentendo e sapendo che ci racconterà qualcosa che non ci piacerà, ma noi abbiamo voglia di ascoltarlo ancora. Cos’è questa polvere americana?

Brautigan ci fa scivolare con una lentezza e una noia mortale fino al cuore della storia per poi trafiggerci verso la fine del libro con un insegnamento semplice nella sua violenza: le storie non sono importanti, non sono affascinanti, non tolgono il fiato, invece le conseguenze delle storie quelle sì ti cambiano la vita.

Un libro perfetto che fluttua tra noia e male, tra lentezza e spossatezza, tra polvere appunto e luci di stelle. Un libro perfetto per chi una notte volesse perdersi in un’atmosfera torbida e viscida come un pensiero cattivo da cui non ci si riesce a liberare.

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Recensione di American Dust, Richard Brautigan ultima modifica: 2018-06-08T16:37:02+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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