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L’ombelico del mondo – Roberto Barbolini

L’ombelico del mondo Roberto Barbolini

Dedicare un libro a una città è difficile e spesso si cade nel mero epitaffio della propria culla domestica. Tutto ciò non accade a Roberto Barbolini, personaggio sui generis e Sovrintendente perpendicolare al Grand collegio dei Patafisici, oltre che giornalista di lungo corso, saggista (ha scritto anche un saggio sul nostro amato Stephen King) e in generale uomo curioso e attento ad ogni tremolare del vento culturale.

Grazie a questo impianto caledoiscopico, Roberto Barbolini ci regala un libro ricco di belle parole e capace di farci volare per qualche ora oltre il quotidiano scorrere delle nostre vite.

Il centro è Modena, ma se cercate una serie di vecchie figurine fra zamponi e tortellini (come si dice tra l’altro nel libro), qui siete fuori strada, perché in L’Ombelico del mondo a comparire sono ombre, vampiri, visioni e fantasmi. Tutti personaggi condensanti in un calembour frenetico e divertito che rassomiglia ad una Armata Brancaleone ante litteram.

Il libro già dalla copertina e dalla idea grafica richiama al segreto, al non detto, al mistero ma anche alla bellezza della vita morbida. Il libro infatti riporta in copertina una splendida immagine di Giuliano Della Casa ispirato alla Potta di Modena, una micro scultura che appare sulla cattedrale della città a dimostrare il potere antico e magico della capoluogo emiliano.

E come il sigillo in un vecchio documento, il segno non è che l’apertura su un mondo magico ed incantato tutto da scoprire.

Ed è così che appaiono questi piccoli racconti, piccoli resoconti, piccole cronache raccolte da Barbolini per la casa editrice Asterione: frammenti da cui dedurre la grandezza sorniona splendida di Modena.

Inaugurato da una citazione pasolinana “In provincia di Modena un uomo colto è con un piede nella melma piccolo-borghese e con l’altro nei regni della morte” il libro parte subito con una Psico-geografia tra l’Appennino e il Po.

Parte importante del libro perché compaiono i luoghi della città ma soprattutto le emozioni di un luogo capace di ispirare grandi fermenti e suggestioni poetiche.

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E cosi tra Cavani, Heisenberg e Ubu re, attraversiamo la città che appare un crocevia culturale appassionante e brulicante nei secoli. Si discende lungo il Po, ma il Po non ci passa da Modena eppure si sente che fare? Allora ecco apparire un importante momento della storia italiana proprio attraverso le vie d’acqua della modenesi, dove fuggendo approdò nella darsena Francesco IV nel 1831 con l’illustre prigioniero Ciro Menotti.

Città che nasconde della storia e delle storie e che fa appassionare anche il Marchese De Sade il quale nel 1777 passando da Modena ne intuì il fascino sinistro e la descrisse come “bella e grande”. Ma è proprio con il Marchese francese che si apre anche una delle pagine più belle e interessanti de L’Ombelico del mondo, quando Barbolini fa un accostamento quanto mai azzardato eppure così azzeccato fra De Sade e Guareschi.

Il padre di Don Camillo e Peppone, opera che con la sua ironia ed irriverenza fotografò il paese per almeno cinquant’anni, infatti, proprio come il Marchese De Sade fu osteggiato dal potere finendo prima in un lager nazista e poi in carcere nella Repubblica Italiana di De Gasperi, proprio per un insulto all’allora in carica Presidente del Consiglio.

In questo racconto più che in altri troviamo le caratteristiche che Barbolini vuole segnalarci come essenziali della modenisità, sì oscura, sì satirica, sì oppositiva ma anche e soprattutto goduriosa, come immortalato nel dire del villano Sandrone riportato nell’Overture del libro, “l’amore è una bella cosa, ma la fame è peggio”.

Cibo, cultura, bellezza, politica e lievità si incrociano tra i portici di Modena facendola somigliare a Parigi ma soprattutto legandola alla storia dell’intera Europa.

Nella seconda parte, intitolata non a caso Anime e Sagome, troviamo alcuni modenesi, doc o acquisiti, che si raccontano e raccontano le loro storie a volte serissime a volte tragiche, sempre gustose. Qui compaiono Guccini, Pavarotti e molti altri. Nella terza e quarta, ma anche nell’addio, si raccontano luoghi e abitudini che completano un quadro davvero divertente e che fa balenare davanti agli occhi la possibilità di una bella gita, facile e sapiente.

Uscendo questo articolo a ridosso dell’estate, non si può non segnalare L’ombelico del mondo come necessario corredo per la scoperta di una città tanto straordinaria quando   occulta quale è Modena.

Allora, buon viaggio!

Roberto Barbolini – L’ombelico del mondoAsterione Legge

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