A schema libero
A schema libero di Lou Palanca
Anche i mali della Calabria, come tutti i mali del mondo, hanno radici nel passato. Nel caso specifico, profonde radici, che dal Regno borbonico s’intersecano alle controverse (e sanguinose) vicende dell’unità d’Italia fino a giungere al deprimente presente, passando per il secondo Dopoguerra che ha disegnato la classe dirigente che ha contribuito a portare questa regione allo sfascio.
Anche per questa premessa A schema libero, ultimo lavoro del collettivo di scrittori Lou Palanca, merita una nota di merito, essendo le vicende del romanzo incastonate in quella che è stata definita «la più lunga rivolta urbana d’Europa», ovvero quella che messe a soqquadro la città di Reggio Calabria tra il 1970 e il 1971. Un pezzo di storia troppo spesso dimenticata in primo luogo dai calabresi stessi, ma in generale dalla nazione intera. Una rivolta che si studia poco a scuola ed alle università e che, invece, meriterebbe un approfondimento dignitoso in quanto i moti di Reggio s’intrecciarono con altre oscure vicende italiche, che hanno visto come protagonisti esponenti della massoneria, neofascisti, ‘ndrangheta e servizi di sicurezza deviati.
Un noir a cavallo tra finzione e realtà
A schema libero si può definire un “noir”, un romanzo che si articola nel racconto di fatti realmente accaduti, a cavallo tra finzione e realtà, che però il lettore può discernere con semplicità. L’espediente letterario della creazione del cruciverba, da parte degli autori, dà scorrevolezza al racconto.
La cornice va da quei 7 mesi caldissimi di Reggio Calabria (dal luglio 1970 al febbraio 1971), quando la popolazione insorse per l’istituzione di Catanzaro a capoluogo di Regione, al 17 dicembre 2010, giorno in cui la dirigente del settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, Orsola Fallara, si suicidò con l’acido muriatico. Un suicidio che chiuse, di fatto, il cerchio del cosiddetto “modello Reggio”, quello coniato dall’ex sindaco della città dello Stretto ed ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, ora in carcere proprio per fatti che risalgono a quando era amministratore della città ora divenuta metropolitana.
Il libro è incalzante ed imperniato sui protagonisti, personaggi ben modellati dalle caratteristiche che suscitano simpatia, quasi tenerezza: l’ex agente dei servizi segreti, un professore di storia locale, una giornalista alle prese con contratti degradanti e anche di un senso più forte alla sua vita.
Il racconto dei fatti storici, come sostengono gli autori, è basato su un lavoro di “ricerca” e nel testo sono riportati anche documenti reali. Come l’intervista di Oriana Fallaci a Ciccio Franco (senatore missino, “capo-popolo” della rivolta di Reggio, nel momento dell’intervista latitante) pubblicato sulla rivista “Europeo” nel febbraio 1971.

L’inizio del romanzo dà i brividi. Si parte da un fatto realmente accaduto, il “misterioso incidente” di cinque “anarchici della Baracca” che mentre si recavano a Roma per consegnare ad “Umanità Nova” materiale di denuncia sui fatti di Reggio poi mai ritrovato, morirono sull’Autostrada del Sole, all’altezza di Ferentino. Forse speronati da un camion («I due camionisti coinvolti, secondo le contro-inchieste portate avanti dagli anarchici, tra cui Giovanni Marini, erano dipendenti di una ditta facente capo al principe Junio Valerio Borghese», fonte Wikipedia).
Il collettivo Lou Palanca
Se si può fare un appunto al romanzo è quello di non essere sceso nei particolari dei fatti storici: il lettore alla fine non vede soddisfatta la curiosità su vicende, forse, non adeguatamente approfondite. L’opportunità per gli autori, vista l’idea geniale del romanzo, era ghiotta.
Infine, due parole su Lou Palanca, il collettivo di scrittori “a geometria variabile”, gli autori di A schema libero. Il nome è un riferimento a Luther Blissett, ma anche e soprattutto a Massimo Palanca, indimenticata ala sinistra del Catanzaro di qualche decennio fa, che deliziava il pubblico giallorosso con le sue traiettorie imprevedibili da calcio da fermo, in modo particolare da corner: tanti i suoi gol direttamente dalla bandierina negli anni d’oro del Catanzaro, quando al “Ceravolo” si respirava la serie A.
Lou Palanca – A schema libero