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Appunti di viaggio – Napoli, che non sa star dentro i luoghi comuni

Appunti di viaggio – Napoli si porta addosso il peso di molti luoghi comuni, dopo una giornata non mi sento di smentirli a piene mani, ma mi rimane la voglia di rituffarmi tra le sue strade.

Amore e odio si contendono la sua fama (clicca qui per leggere invece gli appunti di viaggio su Salerno), difficile trovare una città che divida così tanto, spesso anche solo per sentito dire, perché i suoi abitanti sono diventati simbolo di qualcosa, più spesso negativo che positivo. Brutta la fama che ti si costruisce attorno, che ti costruisci forse e che ti rimane attaccata come un abito perennemente bagnato: fastidioso e difficile da togliere.
Non sono uno che giudica le città e i suoi abitanti prima di averci a che fare, ma per precauzione sono uscito per le strade di Napoli col minimo indispensabile accuratamente infilato in tasche interne. Nella mia giornata, durata fino alle quattro di notte, non ho avuto nessun problema, nessun sentore di rischio. Detto questo non posso certo affermare che a Napoli si giri sicuri, però posso dire che, nei percorsi tra stazione e centro, mi sono mosso in assoluta tranquillità. La strada del ritorno a notte fonda è stata percorsa a velocità molto sostenuta, praticamente marciando a ritmi agonistici, ma pensare che questo ci abbia preservato da eventuali pericoli sarebbe disonesto.
L’accento napoletano, o comunque campano, a me piace molto, ritrovarmi immerso nell’aria pregna di quella parlata mi ha rilassato e divertito. Naturalmente ad ognuno il suo accento, i suoi accenti amati e quelli detestati: così soggettivo da non essere contestabile. Però due cose la posso dire con certezza: Napoli è una gran bella città e abbiamo incontrato solo persone cordiali. La bellezza dei luoghi più rinomati la potete studiare sulle guide, ma quella dei vicoli e delle strade non centrali ha un sapore ed una vitalità meravigliosa. Tutti gli individui con cui abbiamo avuto contatti ci hanno trattato con cordialità. Tranne un tizio che ci ha servito in una pasticceria vicino alla stazione. Non puoi pretendere che io capisca se ti mangi le parole, e non serve ripetere le cose nello stesso modo strambo ad alta voce, il problema non sta nel volume. Ma l’individuo doveva essere incattivito dal lavorare lì dagli anni ’30… dell’800.
La viabilità? Vabbè, bisogna sempre tenere conto che certe leggende affondano le radici nella realtà: attraversare sulle strisce è un’impresa da persone scaltre e veloci di intenzioni, oltre che dotate di un importante scatto sul breve.
Io ci voglio tornare, credo valga la pena visitarla meglio e viverla un po’ di più, poiché per fortuna non sono morto dopo averla vista. Inoltre devo studiare meglio il fenomeno dei negozi di scarpe: ma quanti stradiavolo ce ne sono? Cosa se ne fanno di tutte ste scarpe i napoletani?

Albergo
A questo giro l’esperimento, interessante, è consistito nel prenotare un albergo attaccato alla stazione, in modo da lasciare le valigie appena scesi dal treno, alle 13, e girare leggeri leggeri. Ottima idea, anche perché l’albergo è davvero attaccato alla stazione, solo il rischio del primo attraversamento pedonale. Noi abbiamo trovato un’occasione che ci ha fatto spendere molto poco per un hotel che non è proprio economico, però ve lo segnalo, nel caso vogliate spendere soldi in più ottenendo servizi all’altezza (certo che cambiare quello zerbino dell’ascensore sarebbe il caso però): Starhotels Terminus.
Se poi fate serata, sboccare appena fuori dell’ingresso di un hotel a quattro stelle concede eleganza al vostro gesto, o almeno a me così è sembrato.

Cibo
Naturalmente pizza. Pranzo in via dei Terminali, alla pizzeria I Decumani : buona ed economica. Sul prezzo posso essere categorico: tre euro e mezzo la Margherita. Sulla bontà non me la sento di fare confronti con il resto d’Italia, ci vorrebbe un palato molto più fino del mio, mi accontento di dire che me la sono pappata con gusto.
Nell’attesa, dovuta ad un locale piccolo e ad una lista di pretendenti corposa, una bella birretta all’aperto in un barettino poco più avanti, sul lato opposto del marciapiede. Birra artigianale, cordialità elargita a piene mani e tarallo appena sfornato dal negozio di fronte: speciale, sia il tarallo che sedersi rilassati a gustarsi il passaggio con una buona birra e i sorrisi di chi ti serve.
A cena ancora pizza, ma questa volta fritta, presso La Masardona . Un’esperienza che vi consiglio di affrontare corazzati di buon senso. L’articolo è molto gustoso, ma, se non siete dei pozzi senza fondo e non dovete concludere la serata dopo cena, andateci piano: non prendetela completa e iniziate con la mezza porzione. Io non sono stato accorto e sono uscito di lì completamente fatto di cibo, che mi si è riproposto con insistenza nell’arco della serata. Il mio sodale ha lamentato invece temporanea cecità. Insomma dovrebbero spacciarla solo per uso personale e rivedere il quantitativo che definisce l’uso personale. Preceduta da un bel tris di altre specialità fritte fa però davvero una porca figura.
Dietro di noi era apparecchiata una gran tavolata di famiglie, con i bambini che facevano il diavolo a quattro e le madri che per riprenderli alzavano la voce più di loro: da chi avranno preso quei ragazzetti?

Cultura
Non mi ci metto di certo, abbiamo avuto mezza giornata, passata per la maggior parte a vagabondare. Però il Cristo velato è mirabile e il Caravaggio all’interno delle Gallerie d’Italia vale la pena.

Divertimento
Anche qui parlo per esperienza di una serata, quindi ci saranno molti posti da sperimentare che non siamo riusciti a sperimentare. Ma segnatevi questo indirizzo: Piazza Bellini. Locali tutt’intorno con tavoli all’aperto e assembramento corposo di giovani. Noi abbiamo battuto in ritirata dopo le tre di notte, quando ancora la popolazione non dava nessun segno di voler sloggiare.
La piazza ha sbattuto davanti ai miei occhi la mia giovinezza perduta. Ho visto una ragazza, che posso dirvi? di vent’anni circa, crollare a terra per via di un tasso alcolico non troppo moderato. Capannello di gente, qualcuno che sosteneva la necessità di un’ambulanza, poi l’ho vista alzarsi e, sostenuta e barcollante, perdersi oltre la mia vista. Ho pensato: l’avranno accompagnata a casa o sarà sversa su qualche marciapiede qui attorno. Dopo una mezz’oretta circa è riapparsa arzilla, rideva allegramente con l’amica e quasi sicuramente cercava di procacciarsi altro alcol. Beata gioventù, a cui il tempo dona una velocità di recupero che non può avere futuro.

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