House of Cards, quarta stagione. Perché continua a piacermi

House of cards è giunto al finale della sua quarta stagione. Per chi non avesse Sky (o meglio il santo MySky) o Netflix o non fosse avvezzo allo streaming online (quindi oserei dire nessuno dei nostri lettori) date un’occhiata QUI per capire di cosa sto parlando

Ora che avete fatto le dovute ricerche vi vado a raccontare qualcosa… non vi preoccupate, nessuno spoiler, anche perché a dire il vero l’ultimissima puntata ancora non l’ho vista. Mi stavo invece godendo l’episodio numero 11, centellinando e gustandomi ogni istante, come quando non si vuole leggere troppo in fretta un libro perché più lo divoriamo più si avvicina l’istante in cui gireremo l’ultima fatidica pagina. Guardavo House of Cards e ripensavo alla recensione della serie che avevo fatto l’anno scorso. E a cosa, invece, mi piace quest’anno. Cosa mi colpisce, quale il motivo che mi spinge a guardarla e per cui mi avvince continuamente, puntata dopo puntata, colpo di scena dopo colpo di scena.

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Tralasciate tutto l’ovvio, il banale: è una serie ottimamente scritta, magistralmente diretta, perfettamente interpretata. Una serie americana di quelle con la S maiuscola. Se l’anno scorso andavo alla ricerca, nel protagonista Frank Underwood alias il Presidente degli Stati Uniti d’America, dei rari momenti di debolezza, degli attimi di chiaroscuro in cui il potente si mostra umano, in cui il cattivo sembra buono e si scopre in tutta la sua vulnerabilità, oggi guardo ad altro. Oggi Frank sembra invulnerabile più che mai, è andato oltre. Oltre al bene e al male, a ciò che è umanamente comprensibile, oltre ai sentimenti, oltre al concetto non solo di potere e di politica, ma anche di amore e matrimonio. Oltre a tutto ciò, cosa rimane?

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Perché ho voglia di guardare un protagonista che è cattivo oltre ai limiti del comprensibile (se non che un Presidente americano così cattivo non si è mai visto sul piccolo o grande schermo)? Perché mi incuriosisce anziché disprezzarlo (eh si sa, è la sfida degli sceneggiatori di rendere il protagonista, un anti-eroe negativo e detestabile, amabile al pubblico)? Non lo amo – questo non si può dire – ma accidenti se mi acchiappa. In qualche modo, nella sua cattiveria e sfrontatezza, nella sua spietata sete di potere, lo ammiro (tanto da essermi ispirata a lui per certi strategie aziendali, non scherzo!). E con lui ammiro la moglie, che talvolta sa essere persino più cattiva e spietata del marito, più algida e infrangibile di un ghiacciaio della Lapponia. Ok, li ammiro perché sono su uno schermo e quindi irreali (li trovassi sulla mia strada ne starei attentamente alla larga). Ma questa coppia, che distrugge tutto ciò che incontra e che dietro di sé lascia solo terra bruciata, dimostra anche una complicità che va al di là di quello che le parole possono raccontare. Una coppia che funziona se lavora insieme, se fa team, se persegue lo stesso obiettivo. Che conquista alcune delle persone che li circondano (gli altri tentano di opporsi ma con risultati sempre dubbi e difficili) e che conquista anche noi che li guardiamo e li amiamo più quando stanno insieme che non quando si fanno la guerra (al contrario della Guerra dei Roses mi viene da dire).

Come fa questa serie ancora a stupire, quando il peggio è stato fatto e detto, il fondo sembra già stato scavato oltre al possibile, quando il rispetto di qualsivoglia valore è già stato abbondantemente calpestato? Come confessato ancora non ho visto l’ultima puntata – dicono che la quarta serie chiuda col botto e ne è già stata confermata una quinta – ma davvero la mia mente non può neanche lontanamente immaginare come faranno gli sceneggiatori a stupirmi ancora più di così. Eppure ho una certezza: ce la faranno.

Su Elisa

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Se si può dire di una cosa non facile nella mia vita è il rapporto con la scrittura… beh, ripensandoci, non è proprio l’unica cosa non facile. Ma d’altronde, se no, che noia sarebbe? A complicare il tutto, da buon Pesci, la costanza non è la mia dote migliore quindi su questo blog mi vedrete e non mi vedrete. Non sono parente di Houdini né tantomeno del divino Otelma, ma solo una giovane donna con la passione del cinema (odio quando mi danno della signora. Per galateo, dicono…). Sembro seria, ma non lo sono. E come potrei esserlo dopo aver scritto una tesi di laurea su Sex and the city?!?

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