Pensare la contingenza. La rinascita della filosofia dopo la cibernetica di Yuk Hui ha il pregio, rispetto a molti suoi colleghi contemporanei, di essere estremamente tecnico e chiaro nelle sue analisi. Poco è affidato ad opinioni arbitrarie, grazie a questo impianto le sue opere risultano preziosi spunti di riflessioni interessanti al di là dei catastrofismi da copertina.
Pensare la contingenza. La rinascita della filosofia dopo la cibernetica di Yuk Hui
Pensare la contemporaneità tecnologica è di certo la sfida più affascinante che la filosofa si sia posta nell’ultimo secolo. Riflettere su come la vecchia pratica di pensare il mondo e sistematizzarlo possa oggi riemergere, dopo che la tecnologia ha anticipato il pensiero, è un lavoro appassionante per quanti non si sentano già frustrati in partenza al solo porre la questione.
Problematica non certo nuova e che in Italia è stata più volte affrontata già dagli anni Cinquanta, quando Ludovico Geymonat indicava di cercare “la filosofia tra le pieghe delle scienza.” Frase che indicava come oggi la riflessione debba porsi al servizio dell’innovazione tecnologica, mentre per secoli il procedimento è stato esattamente l’inverso.
Yuk Hui, filosofo di Hong Kong famoso per la sua opera a cavallo tra filosofia e informatica, nel suo libro prova a delineare una via di ricerca per la filosofia in un mondo in cui la tecnologia si è presa l’assoluto primato della previsione e del problem solving. Yuk Hui parte dal centro della questione per poter analizzare lo stato dell’arte e poi da lì avviarsi verso una conciliazione fra i saperi.
Infatti Pensare la contingenza si apre ponendo la questione, mettendola in chiaro sia da un punto di vista storico che di strutture. La riflessione parte da Martin Heiddeger, filosofo molto amato e apprezzato da tutti gli studiosi orientali, che scriveva già negli anni Sessanta di come la filosofia con la rivoluzione tecnologia si sia appiattita sul pensiero tecno-scientifico, ovvero sul pensiero occidentale di causa-effetto e risoluzione dei problemi.
Se questa riflessione per Martin Heiddeger era una previsione, un ammonimento, oggi l’imperativo è far ripartire la filosofia da dove la cibernetica ha completato il suo percorso di automatizzazione. Ed è proprio sul concetto di automazione che Yuk Hui si interroga, ovvero sulla possibilità della realtà di essere ridotta a mera questione meccanica di problem solving affidato ad un automa.
Una nuova versione della catastrofe
Nel suo ripercorre la storia contemporanea della filosofia, Yuk Hui parte proprio dalla distinzione del concetto di meccanico e organico. Se nel primo caso si parla di fenomeni legati uno all’altro dalla relazione di causa-effetto, nel secondo caso le cose si complicano e diventa importante il concetto di “tutto”. Concetto complesso quello di tutto che trova infatti sponda solo nell’investigazione filosofica.
Per fare questo non bastano uno schema lineare ed occidentale della realtà, bensì serve uno sforzo “planetario”, per immaginare un pensiero che vada oltre il prevalere del sapere tecnico o filosofico, ma che abbracci tutti e due in una visione più moderna.
Per questo diventa centrale il concetto di contingenza come accadimento e spunto creativo. Per poter capire questo passaggio concettuale bisogna partire dal concetto di catastrofe e quindi di contingenza. Yuk Hui segnala come la catastrofe sia sempre interna alla contingenza, anzi provenga da essa, ma quello che in natura è poco prevedibile, nella tecnologia risulta essere una mancanza di informazione, di ignoranza, rispetto all’algoritmo.
Qui entra in gioco il vecchio concetto platonico di tecné dove appunto si cerca, attraverso una pratica, di trovare una soluzione agli accidenti della realtà. Yuk Hui fa notare però come questa concezione dell’accidente come imprevisto sia una visione statica, di cui liberandoci veniamo a scoprire il nuovo ruolo della critica rispetto alla tecnologia e anche un avvertimento profondo della pericolosità dell’automazione.
Dopo aver analizzato il concetto in natura di accidente, Yuk Hui mostra come l’accidente potrebbe nascere anche nella seconda natura, quella tecnologica, quella dell’automazione. Escludere quindi l’umano, la riflessione, il controllo, dalla sviluppo tecnologico porterebbe all’esposizione ad una nuova versione di catastrofe: questa volta costruita dall’uomo, ma sfuggita di mano all’uomo.
Yuk Hui ha il pregio, rispetto a molti suoi colleghi contemporanei, di essere estremamente tecnico e chiaro nelle sue analisi, si sente in questo un profondo studio della riflessione kantiana ed hegeliana. Poco è affidato ad opinioni arbitrarie, grazie a questo impianto le sue opere risultano preziosi spunti di riflessioni interessanti al di là dei catastrofismi da copertina.
Yuk Hui – Pensare la contingenza. La rinascita della filosofia dopo la cibernetica – Castelvecchi
Curatrice: Brunella Antomarini

