Occidente. Un racconto lungo 4000 anni di Josephine Quinn fa risaltare come il compito della storia sia quello di utilizzare metodi asettici e freddi che però spesso ci raccontano mondi meno statici ed in continua evoluzione. Il lavoro di Josephine Quinn ci ricorda che la storia non è finita, bisogna ancora lavorare a fondo per capire da dove siamo venuti.
Occidente. Un racconto lungo 4000 anni di Josephine Quinn
Dove nasce l’Europa? Quali sono i concetti che identificano i confini geografici che oggi definiamo Europa? Siamo sicuri che la definizione di Europa sia inequivocabilmente unica nel tempo?
Da queste domande, apparentemente troppo grandi per avere risposte chiare ed univoche, la professoressa Josephine Quinn parte per narrare la storia del continente oggi definito Europa. Nella sua ricerca Quiin sostiene la tesi per cui non sarebbe la cultura greco-romana ad aver fondato il continente Europa, bensì una lunga serie di incroci umani, temporali e culturali.
Partendo in ordine cronologico dal 2000 a.e.v. (Quinn usa il sistema di riferimento avanti era volgare anziché avanti Cristo) e arrivando fino al 1400, Occidente ripercorre le fasi della storia di quel pezzo di mondo che va dalla Turchia moderna sino all’attuale Portogallo, cercando di fare chiarezza su quali siano stati i motivi fondatori del concetto di Europa, ma anche le grandi possibilità che si sono perse nello scorrere dei secoli.
Un merito della ricerca di Quinn è quello di avere utilizzato tra i dati da lei proposti a supporto delle proprie tesi gli ultimissimi ritrovati della scienza sia in campo genetico, sia in campo climatologico.
Colpisce molto per esempio lo studio del calcio nei denti confrontato con quello ritrovato nel DNA, in grado di raccontare quale acqua beveva un cadavere nei primi anni della propria vita rispetto a quella bevuta in età adulta. Il calcio contenuto nei denti indica l’acqua bevuta negli anni prima di morire, quindi grazie ad un confronto col calcio nel DNA siamo in grado di cogliere le migrazioni dei defunti arrivati a noi anche da epoche molto lontane. Questo dato permette di sostenere uno degli elementi fondamentali della ricerca di Josephine Quinn, ovvero che l’attuale popolazione europea sarebbe frutto di una costante migrazione tra nord e sud dei suoi confini.

La storia non è finita
Gli scienziati, per esempio, sono riusciti a stabilire con grande chiarezza che moltissimi abitanti del sud-est Europa si sono spostati in numero consistente verso l’Inghilterra e i paesi scandinavi portando con sé soprattutto la cultura pratica (costruzioni d’oggetti, opere d’arte) figlia dei loro paesi di origine.
Sempre dal fronte scientifico, lo studio della climatologia ci aiuta a spiegare la straordinaria fioritura dell’impero romano negli ultimi 300 anni prima di Cristo, momento in cui la grande mitezza del clima permise alla posizione fortunata del popolo romano di godere di grandi riserve di cereali per alimentare un esercito dalle proporzioni mastodontiche.
Un altro elemento molto interessante è quello legato allo studio delle tradizioni culinarie oltre che culturali che spesso hanno indotto migrazioni, colonizzazioni ed evoluzioni guidate dall’uomo di alcune razze animali, quali per esempio la scomparsa dell’uro a favore della mucca che oggi conosciamo.
Un elemento di discussione invece prettamente antropologico e politico è quello di come sia nato il civilisational thinking, ovvero quella forma di organizzazione sociale per cui ad un certo punto sparuti gruppi uniti o da vicinanza fisica o da interessi comuni sono diventati gruppi culturali e sociali. Se lo studio dell’architettura racconta un mondo in cui l’uomo ha sentito il bisogno di delimitare i confini di ciò che è vicino rispetto a ciò che è lontano, la storia della navigazione e delle conquiste dei grandi imperatori (Alessandro Magno su tutti) raccontano un’antichità che necessitava del confronto e della “mescolanza” di idee e oggetti per crescere e svilupparsi.
Altro metodo di indagine molto interessante utilizzato dalla Quinn, anche se per la verità non così esclusivo ma da tanti anni in voga nella storiografia internazionale, è quello di analizzare la storia dell’Europa non tralasciando quella dei popoli confinanti o anche lontani. In questo senso, per esempio, si coglie meglio l’importanza diplomatica di Roma nel mondo antico come della funzione di collante della città di Palmira, due città e due culture che avranno un’importanza fondamentale nel costruire un’Europa fatta di viaggi, scambi, tolleranza.
Se da un lato un intento dichiarato di Josephine Quinn è quello di ridurre l’importanza della dell’influenza greca sul concetto di civiltà europea, dall’altro, più o meno dichiaratamente, Occidente ci ricorda di come la situazione delle donne nelle società etrusche, ittite, assira e molte altre fosse molto più evoluta rispetto al ruolo arrivato a noi oggi proprio grazie alla figura della donna nella società greco-romana. Particolare molto interessante da considerare nel decidere cosa tenerci e cosa no del passato.
Occidente è un ottimo esempio di come la storia oggi vada raccontata attraverso la tecnologia, la cultura scientifica e l’incrocio di dati. Se per anni abbiamo assistito ad una storia fondata in gran parte sul racconto tramandato attraverso miti e leggende, spesso realistici e molto affascinanti ma che erano figli di visioni ideologiche, oggi il compito della storia è quello di utilizzare metodi asettici e freddi che però spesso ci raccontano mondi meno statici ed in continua evoluzione. Il lavoro di Josephine Quinn ci ricorda che la storia non è finita, bisogna ancora lavorare a fondo per capire da dove siamo venuti.
Josephine Quinn – Occidente. Un racconto lungo 4000 anni – Feltrinelli
Traduzione: Francesca Pè