Ne L’Isola di Arturo la Morante, con penna sapiente, esplora tutta la complessità della crescita, del diventare adulti, esplorando in particolar modo tutta l’ambiguità dell’adolescenza, dove trovano posto, allo stesso momento, nello stesso identico sguardo sentimenti antitetici e conflittuali
Non toccavo un libro di Elsa Morante da circa quindici anni, quando cioè affrontai la breve vita del povero Useppe, ovviamente versandoci sopra litri e litri di lacrime.
Non so perché dopo me ne allontanai, considerando tra l’altro che La Storia mi piacque parecchio. Fatto è che il mio ritorno alla corte della Morante, con l’Isola di Arturo, non poteva essere migliore.
Detto ciò, ecco la trama presa paro paro da IBS: Arturo, il guerresco ragazzo dal nome di una stella, vive in un’isola tra spiagge e scogliere, pago di sogni fantastici. Non si cura di vestiti né di cibi. È stato allevato con latte di capra. La vita per lui è promessa solo di imprese e di libertà assoluta. E ora ricorda. Queste sono le sue memorie, dall’idillio solitario alla scoperta della vita: l’amore, l’amicizia, il dolore, la disperazione.
Dunque, un romanzo di formazione ambientato a Procida. Il protagonista è Arturo Gerace, orfano di madre, trapassata dopo averlo messo al mondo, e dotato di un padre, Wilhem, ai suoi occhi un eroe ma in realtà una persona che del cui figlio importa poco o nulla.
Trattandosi di un romanzo di formazione, le tematiche che la Morante indaga per mezzo del piccolo Arturo Gerace sono intime, riguardano i sentimenti, le paure, le proiezioni che un bambino necessariamente crea su quelli che riconosce come modelli di riferimento, unite alle distorsioni affettive che ridanno vita a coloro che, per un motivo o per l’altro, non ci sono più. Interessante lo sviluppo del tema dello gelosia, che Arturo prova per Nunziatella, la nuova moglie del padre, gelosia che si trasforma in amore, e poi in odio, e poi nuovamente in amore, in un continuo mischiarsi di sensazioni che alla fine, contribuiranno in maniera determinante a far diventare Arturo un uomo. Da manuale psicoanalitico il rapporto che Arturo ha con suo padre, la cui grandiosità, il cui eroismo nei pensieri del bimbo è inversamente proporzionale alla sua effettiva piccolezza. Così come letterariamente meravigliosa è la presenza in tutte le piccole pieghe della storia dell’unico personaggio che non c’è, ossia la mamma di Arturo, di cui il ragazzo conserva solo un’unica fotografia.
Potrei dilungarmi per ore nel raccontarvi Arturo e il suo mondo. Ma non lo farò, perché di certo non posso essere io a convincere chicchessia a leggere l’opera di un mostro sacro come Elsa Morante.
Quello che però posso fare è dirvi ciò che mi porterò nel cuore di questo libro. Vale a dire la sua valenza squisitamente letteraria.
Perché l’isola di Arturo, infatti, prima del suo significato, prima del valore della tematica, prima della capacità della Morante di indagare, modellare, far crescere i suoi personaggi, prima di tutto, insomma, è un libro scritto tremendamente bene.
La scrittura della Morante del resto è una scrittura classica, solida come il cemento, accademica nel senso più positivo del termine, ineluttabile nella sua perfezione, fiabesca e concreta allo stesso tempo, sì traboccante di analogie e parallelismi eppure sempre, sempre, affilata come una spada. Perché ne l’Isola di Arturo ogni parola è lì perché deve necessariamente essere lì, lei e nessun’altra, e questa è una magia che si percepisce davvero in ogni singola pagina.
Una scrittura semplicemente perfetta anche perché -e me ne sono accorto ora che posso definirmi un lettore semi-maturo- meravigliosamente priva di ogni vezzo o venatura di modernità.
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Autore:Elsa Morante
Editore:Einaudi
Collana:Einaudi tascabili. Scrittori
Edizione:2
Anno edizione:2014
Formato:Tascabile
In commercio dal:18 luglio 2014
Pagine:402 p.
EAN:9788806222642

