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Lisa Halliday – Asimmetria

Asimmetria di Lisa Halliday, caso letterario del 2018 e come sempre recensito con puntualità da questo sito, racconta due declinazioni di quello che può essere definito come lo sbilanciamento dato dalla contrapposizione. Riuscendo in parte a colpire nel segno

Asimmetria di Lisa Halliday, uscito nel 2018 ed edito in Italia da Feltrinelli è composto da due maxiracconti (novelle, fate voi, di certo non lo si può definire un romanzo) che trattano la tematica dell’inevitabile disequilibrio dato dalla diversità. Il primo racconto, intitolato Follia, racconta la storia d’amore tra una giovane vent’enne con la passione per la letteratura e uno scrittore affermato, di sessant’anni più vecchio (storia vera, peraltro, ma su cui mi soffermerò dopo). Il secondo racconto, invece, intitolato Pazzia, racconta di un economista iracheno bloccato per delle incomprensioni all’aeroporto di Heatrow.
Il primo racconto, a mio avviso anche il più riuscito per la quotidianità della tematica, ci mostra le gigantesche difficoltà di un amore vissuto in età differenti. Prima sbocciato come un tenero disimpegno e poi approdato con difficoltà a livelli superiori. In questo caso le asimmetrie sono quelle dei sentimenti che spingono un amore e delle necessità che un legame si porta dietro, la voglia di vita di Mary-Alice Dodge si confronta con chi la vita l’ha già vissuta per intero, ossia Ezra Blazer. Visioni differenti tenute insieme dall’affetto e persino dal sesso che, problemi fisici di Ezra permettendo, è l’unico piano dove l’unione si fa salda, forse perché l’istinto da sempre è ciò che ci rende capaci di livellare le asimmetrie.


Il secondo racconto, con protagonista l’iracheno Amar Jaafari racconta le differenze drammatiche tra occidente e oriente, amplificate dallo scenario “non luogo” de un aeroporto. La lunga attesa di Amar al check-in, interrotta dalle mille domande dei funzionari (che cercano di capire se sia pericoloso o meno) diventa l’occasione di rievocare la storia della sua famiglia, divisa tra due mondi. La sua vita di normale ragazzo americano che però fa le vacanze a Bagdad. Dei due racconti, questo è quello con probabilmente più spunti, ma è anche quello a mio avviso meno riuscito, forse a causa della penna ancora troppo acerba della Halliday.


Arrivati a questo punto, se non siete dei cuori di pietra avete notato un certo distacco in questa breve recensione, e vi spiego subito il perché.
Innanzitutto perché questo libro l’ho letto controvoglia. Quando infatti uscì, nel 2018, mi ripromisi di non averci nulla a che fare per il semplice fatto che il protagonista del primo racconto, e cioè Ezra Blazer, altri non era che Philip Roth. Sì, la Halliday ebbe una relazione con il più grande scrittore contemporaneo di questo mondo e quell’altro. Fatto che peraltro si tramutò in una locomotiva potentissima per il lancio del libro, ma tant’è.
In ogni caso, non volevo farmi un’idea reale, seppur romanzata, di quello che io non considero nemmeno una persona, ma l’entità più vicina a dio che la mia miscredenza può portarmi ad adorare.
Riuscii nell’intento fino a qualche settimana fa, quando un’amica mi propose di leggere il libro e io accettai per il semplice motivo che dopo tre anni, il nome Halliday e il titolo Asimmetria, si erano cancellati completamente dalla mia memoria.
Fatto sta che una volta iniziato, pur avendo compreso subito che si trattava di “quel libro lì”, l’autismo mi ha costretto a finirlo, per cui, eccomi qui.

Quagliando: lo consiglio oppure no?


Non mi sento di stare tra quelli che hanno gridato al miracolo letterario, anche se Asimmetria parte da un’idea di base interessantissima, ma a mio parere ci sono alcune lacune nello sviluppo dei due racconti.
Ad esempio, sulla differenza d’età in amore, tornando a Roth e senza andare a scomodare un caposaldo come l’Animale Morente, in Everyman c’è un mini passaggio in cui il protagonista senza nome del libro, vecchio e malato, fantastica su di una ragazza che fa jogging. Ecco, in quelle poche righe, secondo me, c’è tutto quello che la Halliday avrebbe voluto descrivere con Follia, solo che lei ci ha messo un intero racconto.
Detto ciò, la penna di Lisa Halliday, sebbene per certi versi acerba, è meravigliosa nel dipingere i sentimenti e terribilmente precisa nel fotografare le immagini. Ci sono stati dei momenti in cui mi è sembrato di respirare la camera da letto di Ezra o quella maledetta sala d’aspetto di Heathrow e questo, acerbezza o meno, è sinonimo di un talento superiore che in futuro saprà senza dubbio stupire.
Può bastare per consigliare un libro, secondo me sì.

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