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L’edicola che non c’è. La stampa underground a Milano – A cura di Moicana

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L’edicola che non c’è. La stampa underground a Milano a cura di Moicana è un libro da avere, da regalare, da sfogliare, ma anche da usare come binocolo per guardare oltre il mondo appiattito del digitale verso forme più antiche, ma non certo meno attuali, di comunicazione tra esseri viventi.

L’edicola che non c’è. La stampa underground a Milano a cura di Moicana

Se c’è qualcosa che il post pandemia spiegherà in maniera eclatante è che il senso di comunità non lo formi coi telefoni 5G, coi tablet, con piattaforme digitali e neanche le birrette su Zoom, ultimo lascito della decadenza della nostra società alterata.

Una comunità invece la formi con la carta, col passaparola, con la condivisione di spazi, luoghi, abitudini e certo ovviamente gusti musicali, letterari o abitudini di ogni tipo.

Risulta particolarmente illuminante, a questo proposito, l’ultima uscita di un editore stimolante e tentacolare come Agenzia X, una realtà ormai consolidata tra i media italiani, fieramente posizionatasi al centro del mondo underground italiano. Uno dei nomi più riconoscibili che stanno dietro a questa combattiva casa editrice è Marco Philopat, pensatore simbolo da trent’anni dei movimenti culturali a Milano.

L’edicola che non c’è è libro, collezione, performance che dimostra proprio la grande attività a trecentosessanta gradi di Agenzia X.

Nasce come performance nel tunnel della metropolitana milanese MM1, tra la stazione di Cordusio e quella di Duomo, proprio dove nacque, nel 1966, la redazione informale della prima rivista underground: Mondo beat. Qui si sono potute sfogliare più di trecento riviste pubblicate in 50 anni di controcultura a Milano. Riviste e copertine che hanno formato immaginari collettivi e collettivi veri e propri, tutto a disposizione del pubblico durante il Bookcity del 2019. Tutto il materiale esposto inoltre fu raccolto è  digitalizzato per essere reso fruibile gratuitamente online ed oggi invece raccolto in un meraviglioso volume. Una raccolta che permette la connessione tra memoria e realtà, lanciando pinte, forse accendendo una luce su quello che potrebbero essere i futuri sviluppi del mondo della controcultura.

Il collettivo da cui il libro è stato concepito dopo la performance del 2019 si chiama Moicana Centro Studi sulle Controcultura, non è un caso il riferimento e neanche la desinenza femminile.

Siamo di fronte infatti ad un comitato scientifico che si occupa di tenere vivo l’osservatorio sulle forme di resistenza al pensiero (o non pensiero) dominante e imperante.

Nel volume si possono trovare materiali provenienti dagli anni ‘60 da riviste come “Re Nudo” , “L’erba Voglio”, “Get Ready”, “Hit”, “Puzz”, “Un’ambigua utopia”, “Viola” e “Rosso”, dagli anni ’80 come “FAME”, “Amen”, “TVOR”, “Istinto del Vivere”, anni ’90 “Decoder”, “Fikafutura”, “Hard Times” e Klinamen, fino ad arrivare a superare gli anni 2000, dove si apre anche un capitolo molto interessante di monitoraggio dell’attualità sulle scene underground attuali.

L’edicola che non c’è è un libro, anche se davvero fatico a chiamarlo così visto l’immenso lavoro che in realtà raccoglie, entusiasmante per estetica e ricchezza iconografica. Le copertine raccolte danno un indizio di come siano stati importanti i movimenti di controcultura nella vita politica, sociale e anche economica del nostro Paese. Riflessione che andrebbe fatta anche alla luce di quel famigerato mondo che si chiama dell’economia e che tanto ha rubato all’estetica delle controcultura punk e rock (purtroppo a volte solo quella). Una valorizzazione che potrebbe spiegare la necessità di alimentare e valorizzare l’aggregazione culturale anche come valore sociale imprescindibile.

All’intento dei capitoli trovate, oltre alla ricerca iconografica, molti contenuti interessanti che raccontano o svelano piccoli retroscena della vita delle riviste underground di tutte le epoche.

L’edicola che non c’è è un libro da avere, da regalare, da sfogliare, ma anche da usare come binocolo per guardare oltre il mondo appiattito del digitale verso forme più antiche, ma non certo meno attuali, di comunicazione tra esseri viventi.

A cura di Moicana – L’edicola che non c’è. La stampa underground a MilanoAgenziaX

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