Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita di Francesca Coin è un libro in grado di guidare una discussione che dobbiamo aprire per capire se, con la qualità del lavoro, non stiamo perdendo qualità nella democrazia. Tema da qualche mese ancora più allarmante visti i risvolti della politica mondiale.
Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita di Francesca Coin
Può avere ancora senso parlare di lavoro nella nostra società? Ha senso farlo in un mondo che ha sostituito l’ambizione al lavoro con quella alla rendita e all’indipendenza economica? La risposta di Francesca Coin, sociologa con le punte dei piedi nelle riflessioni marxiste e il naso orientato verso le nuove culture antagoniste, è sì, certo che ha senso parlarne, oggi più che mai.
Lo spunto per farlo parte da un fenomeno strisciante, ma di proporzioni mastodontiche, che sta attraversando globalmente il mondo contemporaneo, ovvero le grandi dimissioni, espressione che dà anche il titolo al libro edito da Einaudi.
Le grandi dimissioni parte da un paradosso apparentemente inspiegabile. A partire dalla fine della pandemia, tra il 2020 e 2021, un numero sempre più crescente di persone nel mondo (Stati Uniti, Cina, ma anche Italia e Europa) ha deciso di abbandonare il proprio impiego anche a fronte dell’incertezza di trovarne un altro.
Da questo dato, per molti versi inquietante, in quanto appare evidente il ribaltamento del paradigma per cui il lavoro nobiliterebbe e forgerebbe l’Io, parte un’inchiesta sulle ragioni che hanno portato e portano milioni di persone in tutto il mondo ad abbandonare la propria occupazione per un salto nel buio.
Importante notare come, nel periodo in cui il fenomeno ha iniziato ad assumere volumi notevoli, il mercato del lavoro era al minimo dal punto di vista dell’offerta lavorativa, con livelli di disoccupazione altamente scoraggianti.
Da questo punto di partenza Francesca Coin costruisce una riflessione che si avvale di tutte le forme di indagine della sociologia: interviste, analisi dei dati, confronti fra autori e flussi occupazionali.
Ad emergere per esempio è il dato per cui chi abbandona il lavoro oggi non lo fa per sicurezza economica privata o perché sollecitato da alternative più appaganti, chi abbandona il lavoro lo fa per ragioni interne al lavoro stesso, non lo ritiene più un miglioramento alla propria esistenza. Chi abbandona il lavoro, qui sono molto interessanti le esperienze dirette raccolte da Coin, lo fa perché si sente minacciato, svilito e addirittura impoverito dalla propria occupazione.
Tra le esperienze narrate, sicuramente colpiscono per drammaticità quelle raccolte in Cina tra i lavoratori delle grandi multinazionali, situazione talmente degenerata da portare ad un movimento (gli sdraiati) di pieno rifiuto del lavoro.

Tema che colpisce è anche quello a cui è dedicato parte del primo capitolo: ovvero la lealtà o fedeltà nei confronti di chi offre lavoro. Leitmotiv che poi tornerà in altre parti del libro, quello del rapporto di fiducia in chi offre lavoro è un tema centrale che invade sia la sfera personale che sociale, in un rapporto dialettico deleterio.
Se la lusinga, la rassicurazione e l’adulazione sono state e sono (si studiano ancora nei manuali di management) una delle tecniche più sottili di coinvolgimento della classe lavoratrice nel progetto aziendale, oggi l’effetto engagement è venuto meno. Colpa di un mercato del lavoro in cui la precarietà era vista come una risorsa per gli imprenditori, ma ha finito col diventare una forma di disinnamoramento nei confronti del proprio ruolo e dell’azienda per cui si presta opera.
Casi collettivi di disaffezione dal lavoro hanno portato, visto l’alto numero di licenziamenti in massa, a una sorta di sciopero collettivo negli Stati Uniti, punto sul quale l’autrice torna nelle conclusioni alla fine del libro, lasciando trasparire l’idea di una coscienza di classe ancora inconsapevole ma non distante dal venire.
Sempre legati al tema della disaffezione al lavoro, colpiscono molto i casi riguardanti la sanità italiana, dove durante la pandemia la percezione di molti operatori sanitari (in particolare medici N.B.) del proprio ruolo è stata quella di inutilità oltre che di un mancato riconoscimento concreto, contrattuale, strutturale del loro operato. A ripensare oggi alle tante frasi di ringraziamento mediatico a cui non hanno corrisposto adeguamenti del sistema sanitario nelle situazioni di emergenza vengono i capelli dritti (Regione Lombardia docet).
Tra i capitoli di questo volume non possiamo non menzionare la parte interamente dedicata al nostro paese intitolata L’anomalia italiana, in cui sono presenti temi caldi della politica italiana tra cui il famoso reddito di cittadinanza.
Un’analisi lucida e disincantata di questo provvedimento ci permette di cogliere come, in alcuni casi, non solo non sia stato un disincentivo al lavoro, ma anzi paradossalmente abbia continuato ad alimentare situazioni di sfruttamento in termini di retribuzione. Quindi il problema della ristorazione italiana, che spesso compare intorno a maggio sui giornali, va ricercato altrove, non certo nel reddito di cittadinanza.
Le grandi dimissioni è un libro in grado di guidare una discussione che dobbiamo aprire per capire se, con la qualità del lavoro, non stiamo perdendo qualità nella democrazia. Tema da qualche mese ancora più allarmante visti i risvolti della politica mondiale.
La possibilità di un cambiamento nei rapporti di lavoro, questa volta non ideologico, non aprioristico, forse è già partita ed è sotto i nostri occhi. Le grandi dimissioni ci stanno mostrando un mondo più in fermento di quanto i nostri schemi novecenteschi riescano a raccontarci. Saremo in grado di cogliere la possibilità di un cambiamento così paradigmatico?
Francesca Coin – Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita – Einuadi