Il libro delle case di Andrea Bajani è la descrizione accurata della vita e della crescita di un uomo senza che esso vi prenda parte: insomma un romanzo in cui il soggetto scompare, anche se non del tutto. Quello che ci arriva sono frammenti, come in un giallo, senza però la banalità di dover trovare un assassino, ci sono dati degli elementi: la costruzione spetta al lettore.
Il libro delle case di Andrea Bajani
Sarà una cinquina del Premio Strega davvero insolita quella che quest’anno concorrerà all’ambito riconoscimento. Costruita con fatica in tempi di pandemia, la cinquina si comporrà di libri inaspettati da un punto di vista stilistico. Abituati al romanzo, meglio se storico e con temi civili, quest’anno a sfidarsi per la cinquina saranno libri, in quasi tutti i casi, diversi per concezione e costruzione.
In questa rubrica avete già letto di Due vite (leggi la recensione), libro che se dovesse essere strettamente catalogato sarebbe una biografia, anzi due, ma chiunque si sia avvicinato al romanzo di Trevi sa bene come sarebbe riduttivo descriverlo così. Nel caso di Bajani la faccenda si complica ulteriormente, sfuggendo di molto alle categorie prestabilite, anche se di fatto assolutamente di romanzo si tratta.
Il libro delle case infatti potrebbe essere definito la descrizione accurata della vita e della crescita di un uomo senza che esso vi prenda parte: insomma un romanzo in cui il soggetto scompare. Ovviamente non scompare del tutto: c’è qualcuno che si racconta in terza persona, c’è una madre e c’è un padre, ci sono alcune figure che appaiono sul campo lungo, ma di sapere chi siano non c’è verso, quello che ci arriva sono frammenti. Come in un giallo, senza però la banalità di dover trovare un assassino, ci sono dati degli elementi: la costruzione spetta al lettore.
Colui che narra una vita, una crescita, un ciclo vitale, apre le porte però di qualcosa nascosto nella sua intimità più profonda, la sua casa. Partiamo cronologicamente dal basso fino a salire e ad allargare la visuale all’interno palazzo, alla scoperta della vita di Io, che avviene mostrando fotografie delle stanze e della casa in cui il soggetto ha vissuto ed è cresciuto.
Le stanze hanno nome ovviamente non casuale, ogni stanza ha un richiamo emotivo o spirituale con la storia che si narra, tutte seguono lo sviluppo del protagonista che si muove tra ogni vano, o che dietro ognuno di essi ha lasciato degli oggetti che ne svelano la presenza.
Innovazione e coinvolgimento
Il libro delle case si costruisce per assenze, fino ad arrivare però a segnare il passaggio del corpo già altrove o immaginato.
Sullo sfondo l’omicidio Moro e quindi il riferimento alle stanze come nascondiglio, come luogo non solo intimo ma anche politico. Tra le stanze vi è la Casa della tartaruga che si staglia come un giudizio morale esterno, una fuga dal punto di osservazione.
Bajani ha scritto un romanzo importante e con una cura ossessiva per il particolare, un libro che stupisce il pubblico ed esalta i critici. Facile intuirne i motivi leggendo anche solo le prime pagine.
Non mancano riferimenti letterari più o meno diretti. Se da un lato la scrittura e la ricerca si rifanno al romanzo russo, dall’altro il grande lume che splende appare quello di Perec che, con la sua scrittura priva di soggetto, tante pagine ci ha regalato proprio con questa tecnica: l’assenza, la lontananza del protagonista.
Colpisce positivamente che il libro abbia avuto un buon successo già prima della cinquina dello Strega, perché di certo questo romanzo apre al pubblico su una buona fetta di letteratura contemporanea che troppo spesso è considerata “difficile” solo perché rompe con i classici schemi della narrazione di grande diffusione.
È anche vero che il merito di Bajani, rispetto alla sperimentazione pura che troppo spesso rimane un po’ fine a sé stessa, è di proporre una buona scrittura con spunti anche innovativi, coinvolgendo però emotivamente il lettore fin da subito.
Andrea Bajani – Il libro delle case – Feltrinelli

