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Il cigno nero – Nassim Nicholas Taleb

Nassim Nicholas Taleb è una specie di rockstar del pensiero contro-intuitivo, uno che prima della crisi del 2008 aveva già capito che il sistema finanziario mondiale era fragile come un castello di carte in una giornata ventosa

Il Cigno Nero, pubblicato nel 2007 (quindi proprio mentre l’economia globale stava per prendere a testate il muro), è diventato un bestseller mondiale e prima di parlarne, devo essere onesto con voi: Taleb scrive come pensa, cioè in maniera provocatoria, ripetitiva, a tratti insopportabile, quindi occhio.

La trama (o meglio, il concetto)

Partiamo dal titolo. Il cigno nero non è una metafora poetica né il nome di un locale hipster, ma un concetto filosofico che Taleb riprende da David Hume. Per secoli in Occidente si pensava che tutti i cigni fossero bianchi, fino a quando qualcuno ha scoperto cigni neri in Australia e ha mandato a puttane secoli di certezze ornitologiche.
Nel libro, Taleb usa il termine “cigno nero” per definire quegli eventi che hanno tre caratteristiche precise: sono imprevisti (nessuno se li aspetta), hanno un impatto devastante (o eccezionalmente positivo), e a posteriori tutti trovano spiegazioni razionali che li rendono “ovvi” (ma ovviamente non lo erano affatto). Gli attacchi dell’11 settembre? Cigno nero. La crisi del 2008? Cigno nero. Il crollo del mercato azionario del 1987? Cigno nero. La scoperta di Internet? Cigno nero positivo. Covid? Cigno Nero.
Il punto centrale del libro è abbastanza semplice da spiegare ma devastante nelle sue implicazioni: noi esseri umani siamo pessimi nel prevedere eventi rari e improbabili, eppure costruiamo tutta la nostra vita – e soprattutto il nostro sistema economico – su modelli previsionali che ignorano bellamente la possibilità che accadano cigni neri. È come se decideste di attraversare un fiume profondo in media un metro (e poi vi annegate perché in un punto è profondo tre metri e voi siete alti uno e settanta).

Mediocristan vs Estremistan: la geografia dell’imprevedibile

Una delle cose più brillanti del libro è la distinzione tra Mediocristan ed Estremistan. Non sono luoghi immaginari di un fantasy scadente, ma due modi di concepire la realtà.
Nel Mediocristan vivono fenomeni dove gli estremi non contano: l’altezza delle persone, il peso, la forza fisica. Anche l’uomo più grasso del mondo non sposta di molto la media del peso umano. Nel Mediocristan le cose seguono la famosa curva a campana, quella gaussiana che tutti abbiamo imparato a scuola e che ci fa sentire al sicuro.
L’Estremistan invece è il regno della scalabilità selvaggia: la ricchezza, la fama, le vendite di libri. Qui un singolo elemento può fare la differenza di tutto: l’uomo più ricco del mondo possiede più di metà della popolazione mondiale messa insieme. J.K. Rowling ha venduto più libri di migliaia di scrittori sommati.
Il problema è che dopo la rivoluzione industriale siamo passati sempre più da un mondo Mediocristan a uno Estremistan, dove i cigni neri proliferano come funghi dopo la pioggia. E noi continuiamo a usare modelli statistici nati per il Mediocristan, pretendendo di prevedere l’imprevedibile. Taleb lo spiega con centinaia di esempi, storie, e con una dose massiccia di arroganza intellettuale che a tratti ti fa venire voglia di sbattergli il libro in testa. Ma alla fine, se siete onesti con voi stessi, dovete ammettere che su un punto ha ragione.

Perché gli “esperti” sbagliano (e continuano a sbagliare)

Questa è la parte più cattiva e divertente del libro. Taleb massacra senza pietà economisti, premi Nobel, trader, consulenti finanziari, e praticamente chiunque pretenda di prevedere il futuro basandosi su modelli matematici complessi che ignorano i cigni neri. La sua tesi è brutale: più un sistema è complesso e interconnesso, più è vulnerabile ai cigni neri. E più gli “esperti” si affidano a modelli sofisticati, più sono pericolosi, perché vendono un’illusione di controllo che semplicemente non esiste.
Prendiamo la crisi del 2008. Taleb l’aveva prevista? No, e lui stesso lo ammette: non si possono prevedere i cigni neri, per definizione. Ma aveva capito che il sistema finanziario era fragilissimo, troppo esposto al debito speculativo, troppo convinto che i modelli matematici potessero contenere il rischio. Risultato? Quando il cigno nero è arrivato, ha fatto un massacro che peraltro per certi versi stiamo scontando ancora oggi.
Per Taleb il problema non è tanto il cigno nero in sé (tanto quelli arrivano, punto), ma la nostra incapacità di costruire sistemi robusti o meglio ancora antifragili che possano non solo sopravvivere ai cigni neri, ma addirittura guadagnarci. La sua strategia? La chiama “barbell strategy”: da un lato ti proteggi dai cigni neri negativi (evitando esposizioni eccessive, debiti speculativi, fragilità sistemiche), dall’altro ti esponi ai cigni neri positivi (cercando opportunità che hanno un potenziale enorme), in finanza questa cosa sarebbe la diversificazione.

Difficile? Sì, molto

A essere onesti, almento per me, leggere Il Cigno Nero non è stata una passeggiata. Taleb scrive in maniera non convenzionale, con salti logici, aneddoti personali, digressioni filosofiche, esempi matematici che a volte ti perdono per strada (almeno per le mie sinapsi, messe a dura prova anche dalla lista della spesa). E soprattutto, ripete. Ripete molto. Lo stesso concetto lo gira e lo rigira da diciassette angolazioni diverse, come se non si fidasse che tu abbia capito la prima volta. A volte funziona, altre volte ti viene voglia di urlare: “Ti prego Taleb, ho capito, passiamo oltre”.
Insomma, il Cigno Nero non è un libro facile, e non è nemmeno un libro che ti lascia sereno. È un libro che ti costringe a ripensare come vedi il mondo, come prendi decisioni, come ti esponi al rischio. Se lavorate in finanza, nel marketing, se fate impresa, se semplicemente volete capire perché il mondo è così dannatamente imprevedibile, questo libro va letto. Non è perfetto, anzi, nella forma è una delle robe più irritanti che io abbia mai letto, ma è anche uno di quei libri che ti cambiano il modo di pensare.

E poi, diciamocelo: in un’epoca in cui tutti pretendono di vendere certezze, leggere qualcuno che ti dice chiaro e tondo che “non puoi prevedere un cazzo”, è quantomeno rinfrescante.

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