EsteticaMente

Donnarumma all’assalto – Ottiero Ottieri

Donnarumma all’assalto di Ottiero Ottieri inquadra un determinato scorcio umano, smembrandolo per dilatarne la complessità, insinuandosi nelle pieghe più delicate. Un’analisi passionale capace di approfondire in modo freddo le dinamiche connesse ed esplodere le componenti umane coinvolte.

Donnarumma all’assalto di Ottiero Ottieri

Questa manovra la sospettano, ma non possiamo lasciarci sfuggire i migliori. Il colloquio per l’azienda è la rete fittissima, che non respinge indiscriminatamente e che sempre in qualche modo sceglie. La colpa, la necessità industriale, rimane questa scelta degli uomini, affidata – prima che agli strumenti che stanno dietro alle mie spalle – a un uomo, un uomo come loro. C’è colpa nella possibilità di scegliere e nell’impossibilità di stabilire anche una graduatoria del bisogno, davanti a essi che non scelgono? Facciamo degli orditi di ragione, di giustizia, che continuamente si strappano.

Un libro del 1959 ripescato a ragion veduta da Utopia, perché risulta non attuale, di più. E lo è per i temi, più profondi della semplice ambientazione industriale di quegli anni, ma soprattutto per lo sguardo con cui inquadra quello scorcio umano, smembrandolo per dilatarne la complessità, insinuandosi nelle pieghe più delicate. Un’analisi passionale capace di approfondire in modo freddo le dinamiche connesse ed esplodere le componenti umane coinvolte.

Si tratta del diario di uno psicologo impiegato nella selezione del personale di un’azienda del nord che ha aperto una sede nel sud Italia. Il narratore si trasferisce per qualche tempo nella nuova sede per individuare gli elementi da inserire in organico tra una selva di richieste che giungono dalla disoccupazione cronica del territorio. Le considerazioni del protagonista si snodano tra l’osservazione del lavoro in fabbrica, le sedute di selezione e la snervante accoglienza accordata ad alcuni personaggi che si presentano con costanza sperando di strappare un’assunzione al di là di ogni criterio prestabilito.

Ottieri propone una prosa che si snoda tra considerazioni analitiche e pressioni umane, impastando una lucidità di sguardo incapace di sciogliere dubbi teorici e un istinto di umanità mai patetico ma sinceramente sorpreso. Con un linguaggio pulito e asciutto, che si dilata in una poetica sbilenca solo nella descrizione di alcuni scorci paesaggistici, attraverso dialoghi dosati e per questo molto efficaci, lo scrittore è in grado di giocare tra sospensione e cruda quotidianità, anestetizzando la passione tipica di quelle latitudini mentre colora le dinamiche ottuse del lavoro, creando un’atmosfera in bilico tra precisione e ineffabilità. Lo scrittore ottiene un’impossibile accelerazione in folle, centellinando per detonare con cautela, con un effetto letterario ricco di paradossi significanti.

Donnarumma all'assalto

L’incrocio tra lavoro ed esseri umani, nel sud Italia

[…] Gli operai delle presse, delle frese, dei trapani stanno più legati alla monotonia a al ritmo, di cui sono parte. Corrono fermi a centinaia di migliaia di pezzi all’ora, a testa bassa, con uno sforzo che sembra di assurda accelerazione, ma che serve soltanto alla regolarità. Tutti giovani, nuche fresche, sfumature di capelli da ragazzi, spingono sempre un poco di più, impercettibilmente, per non lasciarsi invischiare dall’inerzia. Questa è la loro fatica: essa nemmeno si vede, poiché la regolarità, chiusa nel cottimo, sembra un moto facile e perpetuo.

La fabbrica in cui è ambientata la narrazione è esemplare, un luogo che cerca di chiudere in modo virtuoso il cerchio dei rapporti tra proprietà e lavoratore, puntando a creare un ambiente in cui l’operaio possa sentirsi a proprio agio. Questo è fondamentale ai fini delle considerazioni che svolge il narratore riguardo i lavoratori e il lavoro in fabbrica, perché quando i conti non tornano gli sembra quasi impossibile, poiché l’inghippo del meccanismo diviene non immediatamente rilevabile, l’alienazione degli operai si perde nei meandri più sottili degli ingranaggi. L’imperfezione, quando vige la buona volontà da parte dei proprietari, si annida nel sistema, nell’impossibilità forse ontologica di una risoluzione, la fiducia in un miglioramento si infrange sullo scoglio dell’impostazione. Tutto ciò va oltre il lavoro di quegli anni, le considerazioni rimangono attuali poiché le ragioni profonde si sono mantenute inalterate, oltre la patina delle circostanze.

Il contraltare di queste considerazioni sul lavoro è la situazione di chi il lavoro non ce l’ha e lo cerca. Poiché il narratore è il selezionatore, ha l’onere di dover scegliere la nuova forza lavoro tra una selva di domande provenienti da un tasso di disoccupazione stratosferico. Il peso della scelta pende sui pensieri del narratore, anche perché non solo si trova a dover prendere decisioni su persone conosciute attraverso test preimpostati e colloqui in serie, ma anche la natura umana dei selezionati ed inseriti in fabbrica si perde nelle spire della ripetitività lavorativa. Non si arriva mai a conoscere le persone oltre al lavoro che spersonalizza senza coinvolgere il lato umano, lo accantona nella speranza di una soddisfazione controllata dal sistema. Il protagonista rimane ferito dalla contraddizione di non riuscire a conoscere un minimo gli operai e l’inutilità di questa conoscenza per il funzionamento del sistema.

Almeno però gli operai assunti un lavoro ce l’hanno, mentre il selezionatore ha a che fare quotidianamente con una marea che spera di ottenere un posto di lavoro, la tranquillità economica, personale e sociale. Il lavoro, in fin dei conti, dona una dignità che manca a chi non è in grado di portare soldi a casa e cerca in tutti i modi di ottenere una via preferenziale. Questo aspetto consente ad Ottieri di dipingere una galleria molto viva di personaggi che si installano nella portineria in attesa di essere ricevuti per perorare la propria causa, sperano in un colloquio sempre ulteriore per potersi giocare le proprie carte.

Ottieri però, pur giocando con il pittoresco insito nelle genti del sud, non sfocia mai in una parodia irrispettosa. Anzi, concentrandosi su alcuni di questi elementi, riesce a donare umanità a quelle che potrebbero essere intese superficialmente come macchiette, perché le storie personali rendono persone i personaggi, esseri umani i numeri. Proprio tra questi disoccupati, insistenti oltre ogni limite delle regole prestabilite, riesce a far capolino quel fattore umano che il sistema della fabbrica invece seppellisce, nella messa in scena della propria disperazione, pur con le inevitabili punte di furbizia, l’essere umano si presenta come tale.

A scompaginare più di tutti il sistema arriva Donnarumma che, tra i disoccupati appostati in portineria, si rivela il più aggressivo e meno collaborativo. Donnarumma non presenta nemmeno la domanda di lavoro scritta che tutti hanno inviato, egli pretende un posto di lavoro a prescindere dalle regole imposte. Non è solo la violenza di Donnarumma a destabilizzare i meccanismi, violenza quasi più potenziale che reale, seppure accennata concretamente, il suo atteggiamento non combacia con le aspettative, scavalca la precisione di un sistema non adatto alla situazione, mette in crisi una selezione che deve affrontare un’onda troppo alta. Donnarumma si spinge a chiedere un indennizzo per la mancata assunzione, ribalta la prospettiva. I possibili errori di valutazione del selezionatore arrivano con lui a toccare l’umanità dei candidati, perché Donnarumma viene accusato di un atto non commesso, così come si annida senza scampo la possibilità della mancata assunzione di un essere umano che la meriterebbe.

Ottiero Ottieri ci ha regalato un romanzo efficacissimo nella sua natura del tutto particolare, una perla da recuperare.

Ottiero Ottieri – Donnarumma all’assaltoUtopia

Voto - 90%

90%

User Rating: Be the first one !
Exit mobile version