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Ammazzati amore mio – Ariana Harwicz

Ammazzati amore mio - Ariana Harwicz

Ammazzati amore mio di Ariana Harwicz è un libro intenso che lascia però la voglia di investigare sia tra le pagine, sia nella propria vita il valore di scelte e necessità, per capire cosa arriva da dentro di noi e da cosa ci mettiamo addosso per poter vivere in società.

Ammazzati amore mio di Ariana Harwicz

Mi sono sdraiata sulla erba tra gli alberi caduti, il sole che scalda il palmo della mia mano in un tratto mi passo un coltello con cui mi sarei potuta dissanguare non solo agile colpo alla giugulare.

Così si apre Ammazzati amore mio, primo romanzo tradotto in italiano di Ariana Harwicz, scrittrice argentina trasferitasi a Parigi e promessa della nuova generazione di scrittrici sudamericane. Intenso e spiazzante, questi sono i primi due aggettivi che vengono in mente mentre scorrono le parole, sotto forma di flusso si coscienza, di una giovane donna alle prese con l’analisi della propria vita

Il libro sia apre con le parole sopra riportate pronunciate dalla protagonista mentre, a pochi passi da lei, si svolge una scena famigliare semplice: marito e figlio della donna che giocano in piscina. Le parole che escono e immaginano un possibile suicidio non sono isolate, sono parte di molte riflessioni, di molti ricordi che la protagonista rivive o ricorda

La vita famigliare scandita tra solitudine, mancanza di stimoli e la paura però del tradimento da parte del proprio partner che si mescolano creando un potente detonatore di certezze e sicurezze, familiari e non. 

Sotto gli occhi della protagonista passano i rapporti coi suoceri, col marito, l’incontro tra la passione sessuale e il bisogno di certezza concreta. Esplicativo di un contenuto complesso quale è la vita di coppia, alla mancanza di passione corrisponde il bisogno di conoscere movimenti e spostamenti della persona amata, come se ormai la simbiosi avesse vinto sulla scelta.

Tra interiorità e società

Un’analisi lucida, pur passando dalla follia, che dissacra il rapporto di coppia, ma non lo elimina, lo spoglia da ogni edulcorato ornamento per riportarlo all’ancestrale richiesta di sopravvivenza che ognuno di noi cerca nei legami famigliari.

E non è un caso che citi Legami famigliari della straordinaria Clarice Lispector, la scrittrice brasiliana che per prima (almeno in Sudamerica) ha mostrato la vita di una donna sposata dal suo interno, delle ansie e i pensieri tetri che possono nascere anche in seno ad una vita agiata. Con Clarice Lispector i punti in comune sono diversi per Ariana Harwicz, anche se il modo di proporli e la scrittura più essenziale e più violenta della scrittrice argentina vanno in una direzione diversa e più moderna.

A mancare, nella prospettiva della protagonista di questo romanzo, è la profondità e la la grandezza dell’arte, della pittura, della musica, della bellezza. La quotidianità si scontra con l’altezza della bellezza che rimane un grande orizzonte sulla testa per perdere se stessi e il proprio amore. 

C’è anche un’altra grande originalità nella dissacrazione della famiglia in questo libro, che è la visione della gravidanza e della maternità, spogliata anch’essa di ogni mitologia.

Certo non è la prima volta che le donne riflettono sul ruolo di madre rispetto alla propria figura di donna, ma nella Harwicz troviamo una sincerità spiazzante, che ridimensiona anche la figura della madre come fondante della dignità e della realizzazione per una donna. 

L’unico aspetto del mondo che mantiene per la scrittrice argentina il senso del sacro è la natura che attornia la protagonista e gli animali che popolano la campagna attorni a lei. È nell’incontro con gli animali, nell’ osservarli, che la protagonista si scopre ancora più attraversata da passioni primitive e bisogni impellenti. Ma anche la natura si trasforma nel suo contrario: è mancanza, desolazione, routine.

Difficile disegnare un profilo della protagonista, non si può parlare solo di depressione, perché qui c’è una lucidità oggettiva che guida le amare riflessioni, sarebbe il caso che di parlare di ricerca del desiderio, citando Lacan, dove c’è una persona che non riesce più a stare dentro al modello di vita disegnato da altri.

Ammazzati amore mio è un libro intenso che lascia però la voglia di investigare sia tra le pagine, sia nella propria vita il valore di scelte e necessità, per capire cosa arriva da dentro di noi e da cosa ci mettiamo addosso per poter vivere in società.

Ariana Harwicz – Ammazzati amore mioPonte alle Grazie
Traduzione: Giulia Zavagna

Voto - 70%

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