tre dischi per dimenticare sanremo 2021

Tre dischi meravigliosi per buttarci alle spalle Sanremo

Tre album recenti ci riportano perfettamente nel mondo nel rock, quello sudato, ma anche ragionato e divertito. Due glorie degli anni novanta e una band che probabilmente non ha età ci ricordano che c’è vita oltre all’Italia di Sanremo. Ecco cosa vi abbiamo scovato

Steven Wilson – The Future Bites

L’ex frontman dei Porcupine Tree ci ha abituato all’originalità dei propri lavori che spaziano dal rock, ai confini del jazz e arrivano fino a questo pazzesco The Future Bites, album difficile da catalogare senza sminuirlo un po’. Già per perché in The Future Bites i rimandi e le sonorità sono davvero tanti e tante da sembrare mai sentiti e purissimi. Se da un lato il titolo dell’album e i testi raccontano la modernità nei suoi aspetti più liquidi e disumanizzanti, la velocità del Bites e la fretta del vissuto, dall’altro la musica rimanda ad una modernità già vissuta, quasi da modernariato. In alcuni momenti è appena percepibile una certa malinconia vicina ai lavori di David Silvian, dall’altro ci sono momenti di cantautorato inglese vicini ad alcune pagine del pop e addirittura del glam. Un album che sorprende piacevolmente per la quantità di emozioni e profondità che è capace di scatenare, dando la sensazione di essere di fronte ad un lavoro pieno di pensiero e onestà. Spiccano fra tutti i pezzi le malinconiche e fredde Self e King Ghost, 12 Things I forgot leggera e riflessiva, Personal Shopper e Follower (divertente il testo) beffarde e sognanti.

PJ Harvey – Stories from the city, stories from the sea

Probabilmente non basterà questa ristampa di un album di 21 anni fa a rendere giustizia a sufficienza a PJ Harvey, forse una statua, ma conoscendola andrebbe a pisciarci lei per prima appena posata. PJ non è donna da fotografie ben stampate, è donna da mordere mentre fugge e da cui lasciarsi pungere mentre ti accarezza. La decisione di ripubblicate un album come Stories from The city, stories from The sea non è sicuramente una sua idea, ma di un discografico illuminato che ha capito che PJ va studiata come un fenomeno della fisica a parte, in cui l’osservazione fa parte dell’osservante etc etc. Le canzoni di Stories che a molti hanno cambiato la vita, travolgendogliela e sconvolgendola oggi vengono riproposte in forma demo, ovvero chitarra e voce (o quasi insomma), insomma nella versione più vicina possibile a quando PJ le ha scritte, probabilmente in qualche albergo o nella casa di un amante prima di dargli fuoco. Disco imprescindibile per i fan di PJ, disco da regalare a chi non si è mai avvicinato alla Mantide del Rock. Se non siete convinti delle mie parole ascoltate solo One Line da soli al buio, poi se non avete cambiato idea avete ragione voi.

Django Django – Gloving in The dark 

Ogni volta che esce un disco dei Django Django e come se ti invitassero ad una festa in piscina in un posto favoloso, sai che ti divertirai e ricorderai per molto tempo quella notte. Ecco, siete proprio qui, dentro al disco dei Django Django, un’esplosione di suono e gioia davvero coinvolgente, per fortuna non scrivo a mano se no sarebbe tutto sbilenco perché sto agitando le scapole mentre scrivo. Tanti pezzi belli che decretano un album forse tra i più belli della band anche perché dannatamente diretto, ancora più del solito. L’arrangiamento esce un po’ dal pastone anni ‘00 in cui un po’ si erano rinchiusi, acquistando una leggerezza e una potenza che porta dritto al divertimento che Django Djiango sanno offrire in quantità. Una piccola chicca svetta in Gloving in The Dark, ovvero Waking Up pezzo perfetto e super sfacciato, che trascina in un mondo di leggerezza e arroganza meraviglioso, grazie anche alla voce angelica di Charlotte Gainsbourg che rende tutto leggero come una piuma. Però non dimenticate di ascoltare il resto del disco, davvero pregevoli Right the Wrongs, Free from Gravity, Night in The Buffalo e la super danzerina title track Glowing in the dark.

Su Piggy the pig

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Nasce negli anni 80 con ancora l'eco delle chiamate londinesi. Quando ci arriva a Londra è scoppiato il Brit-pop, intanto le urla del grunge scendono sotto pelle. Ama il vino rosse e le birre rosse, ascolta musica per non piangere ma a volte gli fa l'effetto contrario.

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