Esce il disco di Sfera Ebbasta e subito tutti a gridare al miracolo, ed in effetti è difficile non farlo visti i numeri che con una velocità incredibile il trapper più discusso d’Italia è stato in grado di macinare.
Anticipato da una vis-polemica sull’intitolazione di una piazza a sé stesso, Sfera Ebbasta è stato capace ancora una volta di riprendersi lo scettro di trapper principe italiano, sbaragliando record di vendita e di ascolti in pochi giorni.
Ma bisogna capirlo il fenomeno per non sottovalutarlo. Se è stato purtroppo al centro dell’attenzione per un episodio terribile di cronaca (in cui probabilmente lui personalmente aveva anche poca centralità), bisogna anche ammettere che rispetto ai suoi colleghi Sfera Ebbasta non ama comparire troppo in mezzo alla gente, non ama i featuring ad ogni costo, non è corteggiassimo dalle radio: lui fa Sfera Ebbasta e basta, con doppia affermazione.
Però quando pubblica un album, non c’è n’è per nessuno proprio, numeri e classifiche lasciano al palo la concorrenza in modo abbastanza netto.
Ma è il disco nuovo di Sfera Ebbasta comunque la stella polare per seguire e capire cosa succede quando scende in campo lui. Famoso è un disco pieno di idee e prodotto divinamente che sin dal primo ascolto è in grado di portarti esattamente dove vuole il suo autore. Già ma dove vuole portarci Sfera Ebbasta? Io un’idea l’avrei, ma ci arrivo piano.
L’ambiente certo è quello della trap, ma alcuni estetismi oggettivamente un po’ forzati sono stati eliminati o almeno silenziati come il bene odiato autotune. La scelta di togliere alcuni cavalli di battaglia ha ovviamente favorito altri suoni e altre atmosfere, più rap, più r’n’b, più soul, a tratti.
Se volessimo fare un complimento, sperando che Sfera Ebbasta lo prenda come tale, diremmo che Famoso suona un po’ come un disco di metà anni novanta, con tanto di pacca malinconica e ovattata.
Ma è ascoltando le canzoni che scopriamo la vera natura di questo album, già dalle primissime note. Bottiglie Privè è una canzone strana, difficile da capire e da cogliere. Se da un lato verrebbe da contestare l’ammorbidimento stilistiche di Sferaebbasta, dall’altro bisogna davvero ascoltarlo questo per farsene un’idea. Un pianoforte che detta l’antifona, degli stacchi di archi e poi il trappato di Sfera Ebbasta che questa volta non è strafottente, anzi è malinconico, riflessivo.
Certo fanno un sorridere alcune affermazioni, ma crediamo che Sfera Ebbasta le abbia inserite volontariamente, però fa piacere sentire un testo scritto bene in cui la rockstar (come si definì nel precedente album) lascia spazio all’uno che sta emergendo.
Ed proprio qui il punto centrale del disco. Si sente che Sfera Ebbasta sta crescendo e che le cose cambiano per tutti. Certo questa è una vera sfida per chi del proprio giovanilismo ha fatto una bandiera. Gli eroi si sa dopo i ventisette anni invecchiano, al pari dei calciatori e dei contabili.
Ma qui rimane il problema del trap, la trap invecchia? Oppure la trap si fa anche da vecchi?
La risposta è ancora da scrivere, ma secondo me Sfera Ebbasta ha scritto una bella paginetta sulla questione.
Abracadabra, Male e la già citata Bottiglie Privé sono le canzoni che riportano la questione con dei toni malinconici è un po’ di ritirata dall’avanguardia trappista, le parole sono lente e ponderate e i suoni vanno a scaldare le riflessione di alcune rime.
Poi invece c’è un’altra parte del disco, fatta di parole che raccontano un mondo comunque in evoluzione e sereno (ovviamente sempre centrale la questione money) e qui troviamo la splendida Hollywood (tanto influenzata dalla dance music), TikTok, Gangbang, Giovani Re, canzoni che celebrano da un lato quello che c’è stato, augurandovi che non finisca mai quello che c’è.
Famoso, insomma, è un bell’album, suonato bene e scritto bene. Forse parte della sua bellezza sta anche nel fatto di essere più accessibile anche a chi non si era iscritto al primo club dei devoti della trap.

