Conclusosi da poco meno di una settimana XFactor 2020 non ha ancora smesso di alimentare polemiche e prime pagine dei quotidiani e siti di informazione musicale.
Chi si attacca al petto nudo di Manuel Agnelli, chi all’esclusione di qualche concorrente, chi contesta la vincitrice, chi la encomia, insomma tutti hanno motivo per parlare ancora della chiusura stagionale per il talent più seguito, ma anche meglio riuscito, della televisione italiana.
Non ci escludiamo anche da questi parti, spostando però la riflessione sui dischi, che in teoria dovrebbero rimanere o essere almeno il lascia passare per altre strade future.
Sulla base di questi feticci di un’epoca in cui la musica registrata era un’industria più florida di quella attuale, possiamo tracciare alcune riflessioni interessanti sul mercato attuale.
Casadilego
Partiamo dalla vincitrice Casadilego, dotata di una voce e di una capacità interpretativa straordinaria, la diciassettenne dai capelli colorati ha stregato i giudici con le sue corde vocali.
C’era una grande curiosità intorno a lei anche perché si era presentata cantando un pezzo di Joni Mitchell, il resto del percorso è stato decisamente altalenante, tra canzoni poco originali che non premiavano le sue doti e inediti un po’ troppo sempliciotti.
Ecco l’album di Casadilego suona un po’ così: canzoni carine, niente di sconvolgente ma un enorme fiducia nella voce capace di sfumature meravigliose.
Meglio non analizzare i singoli brani ma concentrarsi sul progetto, sperando che in breve tempo non si faccia trasformare nel classico fenomeno da talent, ma possa scavare nella sua personale espressività.
Little Pieces of Marmelade
Disco potente e solido quello dei Little Pieces Of Marmelade è un power duo che di strada in cantina e nei centri sociali ne ha fatta tanta. Non sono due improvvisati e questo lo si capisce anche solo da come suonano, per esempio. One cup of happiness è un brano che vale tutto il disco, si fa sentire, ti pulsa immediatamente nel cervello. Brano praticamente perfetto per una band che ha il desiderio spaccare immediatamente la scena commerciale attuale. Un po’ Rolling Stones, un po’ Jack White, un po’ Rage Agaist The Machine, un po’ Beastie Boys.
Il disco peraltro è registrato molto bene, qui i meriti ovviamente vanno ad Agnelli, non facendo percepire la sensazione di essere di fronte ad un disco “televisivo”, anche se le cover inserite fanno un po’ “cover band di provincia” che sinceramente non è la cosa migliore per un duo dotato come i LPOM.
Si intuiscono cose molto belle ascoltando Akane, ultimo brano dai toni decisamente lenti e psichedelici. Ecco ascoltando Akane si ha la sensazione di essere di fronte ad una bella realtà che usa il sound del grande rock anni settanta per trovare la propria espressività.
Ci aspettiamo grandi cose, o almeno tanto casino dai LPOM.
Naip – Nessun Album In Particolare
Naip è stato costretto ad essere “l’intelligente” di XFactor 2020, gabbia che avrebbe ucciso più o meno chiunque, ma il ragazzo é stato forte e non ha mai cercato di eccedere, anche quando in verità gli è capitato di farlo. La fortuna di Naip è stata proprio incontrare un giudice come Mika che se da un lato non lo ha valorizzato alla massima potenza, dall’altro lo ha reso meno un fenomeno da baraccone e più artista circense (ricordatevi che Mika si é laureato con una tesi su Dario Fo).
Il saper giocare con una certa teatralità (ma non chiamiamolo teatro-canzone, ve ne prego) e un gusto spiccato per la performance lo hanno reso sicuramente più digeribile al grande pubblico, quindi questa è stata una fortuna per l’artista calabrese. Il disco suona bene, divertente, giocoso pur restando un disco pesante e vero. Il problema nasce un po’ dalla categoria in cui Naip é inserito, cioè quella degli artisti intelligenti, qui viene da chiedersi un po’ cosa aggiunga un disco come quello proposto. Certo Naip è un buon disco con un paio di brani davvero pregevoli (su tutti Bravi nel Breve, All’alba di questo Natale) ma il risultato è un po’ un progetto che non si capisca bene dove vada a parare. Naip è un’artista che deve essere visto dal vivo e che deve poter comunicare con più spazio e tempo, forse il disco non rende giustizia a un progetto così complesso. Del resto lo dice anche lui in Attenti al Loop: “non riesco più ad approfondire”.

