Diario di una maratona #16 - Culo girato, passante sfanculato

Diario di una maratona #16 – Culo girato, passante sfanculato

Giramento di culo

Quando corro ho il culo girato, le ragioni le conoscete. Se non le conoscete non avete mai letto prima questa rubrica e mi complimento con voi per la scelta di classe; se la leggete e non sapete perché, significa che leggete a cazzo e mi complimento perché le dedicate l’attenzione che merita, cioè sotto la soglia minima. Non è il caso di farvi i pompini a vicenda, perché rimanete quel che siete e nessuno si esalterebbe ad essere voi. In ogni caso lo dico: ho il culo girato perché non mi piace correre e quest’assurda impresa è una tortura.

Non si tratta di un culo girato normale, dobbiamo aggiungerci la fatica boia, quella che rende una cosa che non vorremmo fare ancora più fastidiosa, le permette anzi di sfociare dal fastidio all’odio e l’odio è molto più insidioso del fastidio, perché il fastidio si risolve in un lasso di tempo limitato e intacca la nostra personalità in superficie, mentre l’odio può covare nella palude del nostro animo per una vita intera e sa sfigurare la personalità. Il fastidio è un’increspatura della quotidianità, l’odio è una lava sotterranea pronta a zampillare da una spaccatura del quotidiano.

Tutta vostra la città

Queste righe per introdurvi al quadro che vado a disegnarvi dal titolo: l’indifferenza delle persone verso gli altri. In generale le persone se ne fottono di chi le circonda, fanno come se non esistessero e non le agevolano in nulla. Sto generalizzando, certo, ma sono sicuro che statisticamente i numeri sono schiaccianti.

In particolare mi focalizzo ora su quelli che camminano occupando tutto lo spazio e se ne fregano di lasciar passare qualcun altro. E non parlo solo di quelli di spalle, che comunque dovrebbero preventivamente evitare di cagare il cazzo al prossimo, ce ne sono alcuni che ti vedono di fronte e comunque non gliene può fottere una sega: sono in cinque e occupano tutto lo spazio, ti vedono andare loro incontro e non si spostano di un centimetro sti bastardi fetenti. Come quelli che camminano su un lato e il loro cane al guinzaglio sul lato opposto, con il filo del guinzaglio che attraversa tutto lo spazio che li divide: questi mi pare vogliano pure provocare, tenendo formalmente i lati del marciapiede, sti coglioni patentati.

Già normalmente questa gente mi suscita un sommovimento di nervi vorticoso, figuratevi mentre corro, cosa che odio, e sto facendo fatica, in certi momenti una fatica dannata. Perché alla fine, lo stronzo che deve spostarsi, andando a finire sulla strada o dovendo saltare gradini o insomma cercando una via per non scontrarsi molto più scomoda del marciapiede percorso sono io. Sti figli di un dio ubriaco restano impassibili, senza muovere un muscolo, come se fosse loro dovuto, come se un giorno o l’altro non potesse venirmi un attacco d’odio e decidessi di non spostarmi e a quel punto vediamo chi ha la peggio; ricordatevi che vi scontrerete con me nel periodo in cui sto preparando una maratona, io vi distruggo l’anima dannata che vi portate dietro se vi vengo addosso.

Non mi dovete cagare il cazzo

Non solo la città è loro, ma pure tu dovresti esserlo. Questi rincoglioniti non vedono che stai correndo, magari arrancando, e, oltre ad occupare tutto lo spazio, pensano di poterti cagare il cazzo a loro piacimento. Devono considerarsi fortunati se la mia reazione è l’indifferenza e non una carica con testata incorporata per zittire le loro pretese da stronzi impuniti e purtroppo, per il carattere troppo morbido che mi ritrovo, impuniti anche da me. Due esempi.

L’altro giorno un vecchietto dall’altra parte della strada si mette ad attraversare gridandomi: ragazzo, ragazzo! Non lo ringrazio per il ragazzo, che rispetto a lui è un ragazzo pure un pensionato. Ma poi che stracazzo vuoi, vecchio di merda?! Non vedi che sto correndo, quale ragione di massima sicurezza avresti per pretendere che mi fermi al tuo richiamo?

Un’altra volta sento qualcuno chiamarmi per nome insistentemente, tra l’altro urlando. Non c’erano tante persone in giro, ma quelle poche si sono tutte girate, mentre la voce continuava a chiamare.

In entrambi i casi come credete abbia reagito? Tirando dritto naturalmente e bestemmiando dentro di me così tanto da dovermi inventare ulteriori dei sul momento per maledirli, avendo già inveito contro tutti quelli esistenti.

Photo by Victor Deweerdt on Unsplash

Su Agafan

Agafan
Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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