Il primo ricordo che mi veniva in mente sulla mia ultima trasferta ad Assen, che risaliva al 2019, è legato a Jorge Lorenzo. Perché se in quel venerdì non ci fosse stata quella dura caduta, forse non avrebbe accarezzato l’idea di ritirarsi, decisione presa (prematuramente) da lì a qualche mese…
… Quest’anno l’Olanda ci ha regalato un caldo fuori dal normale il giovedì, una bella pioggia il venerdì, un meteo decisamente misto sabato e domenica, spalti strapieni e l’Inno di Mameli. Tra un lavoro e un altro mi sono andata a godere lo spettacolo delle moto nella view area, dove li si vedeva sul rettilineo e alla prima curva. Che brividi! Come se fosse la prima volta che li vedessi dal vivo, un mix di sensazioni ed emozioni che inevitabilmente dalla televisione si percepiscono. Un vero spettacolo anche solo sbirciare quei pochi minuti…
Spesso quest’anno il nome del vincitore è già deciso dopo i primi giri. Era successo al Mugello, a Barcellona, in Germania, è successo in Olanda. Questa volta complice l’unico errore grave che Fabio Quartararo abbia mai commesso in gara, che ha portato nella ghiaia Aleix Espargarò, permettendo a Francesco Bagnaia di guidare una gara quasi del tutto indisturbato. L’unico rivale era il debuttante Marco Bezzecchi, il Bez, che è stato straordinario.
E partirei proprio da Aleix Espargarò, vincitore morale. Non me ne vorrà Pecco, che ha conquistato i suoi 25 punti meritati. Per diverso tempo molto sottovalutato, in pochi avrebbero scommesso su di lui e ora Aleix sta vivendo la sua seconda giovinezza, il suo momento che si è sudato con ogni cellula del suo corpo. Da 15esimo è riuscito a chiudere quarto con un doppio sorpasso all’ultima curva che ha preso alla sprovvista Binder e Miller e che per me è stata assoluta poesia. Aleix ha raggiunto il punto di maturità: l’errore era dietro l’angolo eppure non ha esagerato nella rimonta, ha anche accolto con un abbraccio un Fabio Quartararo dispiaciuto che è andato a scusarsi al suo rientro in pit lane, senza nessuna reazione scomposta. Questo weekend poi l’ho anche visto in versione papà, con Max al seguito, che si divertiva con gli aeroplanini di carta durante i suoi media scrum. E la sua delusione nel vedere Fabio cadere, raccontata da Aleix, pur avendo rovinato la gara del papà.
Onestamente avevo dato per scontato la vittoria di Fabio, dato il passo e il circuito favorevole, e invece ha commesso inaspettatamente un errore. Non capisco però la penalità che gli è stata inflitta, perché di azioni così se ne sono già viste quest’anno e questa è stata la prima a essere punita.
Il podio ha avuto delle belle storie: il ritorno di Bagnaia al successo dopo quegli errori a cui neanche lui sa dare una spiegazione, il primo podio di MotoGP per Bez, un sogno che diventa realtà, l’abbraccio tra i due al parco chiuso come due fratelli, quella gioia incontenibile che è filtrata anche dallo schermo. E poi Maverick Vinales che torna sul podio, con Aprilia, dove un anno fa scriveva l’ultima pagina della sua storia con Yamaha. Vinales che è tornato a divertirsi, che ogni volta che scende dalla moto cerca tutti i suoi componenti del team per scambiarsi il pugno con diligenza, lui che ha iniziato un nuovo capitolo con Aprilia che lo ha voluto, lo ha coccolato, gli ha donato di nuovo quella serenità mancata per tanto tempo. A dimostrazione che la cosa più importante è avere attorno a sé le persone giuste, quel nucleo che ti fa sentire al sicuro. Nel box, come nella vita.

