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Umberto Pedraglio – Comporre musica oggi tra ritmi frenetici e suoni assordanti. E suonarla ad Expo 2015

Umberto Pedraglio, che suonerà le proprie composizioni durante Expo 2015 (cliccate qui per info), accetta l’intervista in un ristorante…

… sembra di buon umore, molto sorridente e accomodante, i suoi occhi si illuminano scorrendo ad alta voce le portate, pare senta delle armonie differenti per ciascuna pietanza da lui enunciata. Iniziamo ringraziandoci a vicenda della possibilità, capisco immediatamente la sua voglia di iniziare subito. Lo accontento.

Quali motivi spingono una persona a fare il compositore e cosa vuol dire fare questo lavoro oggi?
Penso sia la profonda passione per la musica, anzitutto, e la possibilità di dare nuova forma ai suoni, secondo il proprio pensiero musicale e la propria poetica, ma è del tutto personale. Il compositore non si fa, si è.

Credi di comporre musica esteticamente bella?
No, credo di esprimere soltanto ciò che il mondo riflette dentro di me.

C’è qualcuno o qualcosa che ispira le tue composizioni?
L’Amore mi guida e mi ispira sempre: l’amore per la musica, l’amore verso Dio, l’amore per la vita.

So che hai molti allievi che seguono le tue lezioni di violoncello, come si fa a far digerire a dei ragazzi uno strumento così difficile da suonare?
Credo sia la bellezza dello strumento in sé a dare la forza ai miei allievi. Io mi limito a condividere con loro la mia passione, stimolandoli a continuare e a concentrarsi nello studio.

Come stai vivendo l’opportunità di suonare le tue composizioni in un bel teatro e soprattutto ripetere l’esperienza in uno scenario internazionale quale Expo?
Suonare le mie composizioni è sempre stato il mio sogno, se questo avviene poi nel teatro della tua città ha un sapore ancora più speciale. Ma l’emozione più grande è certamente quella di prender parte attivamente ad uno scenario internazionale quale EXPO, esprimendo e mettendo a disposizione le proprie idee compositive anche attraverso l’interpretazione. Il tema è delicato e importante, un filo sottile che lega tutti i popoli. Più che dare delle risposte questa è per me una grande occasione per porre e porsi delle domande.

Quali consigli daresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere questa professione?
In questa professione, come in tutte, la sola cosa che conta è amare quello che fai e dare il meglio di sé.

C’è un brano musicale che avresti voluto scrivere tu?
Sono felice di quello che sono e cerco di coltivare quotidianamente, nel mio piccolo, il mio mondo musicale. Non c’è giorno, ora o minuto in cui non faccio riferimento ai grandi Bach, Beethoven, Vivaldi, Ligeti etc. Ma non vorrei mai sottrarre loro nemmeno una nota. I loro capolavori li contemplo, li ammiro, li suono e li diffondo: sono e saranno sempre dei punti di riferimento a cui attingere e ispirarsi per cercare di dare il proprio personale contributo all’arte e all’umanità.

Da cosa nasce una composizione musicale?
Come la vita, da una scelta. E poi un’altra e un’altra ancora. Essa si sviluppa attraverso una serie di molteplici scelte, correlate una all’altra, che possono scaturire da uno stato d’animo, un avvenimento importante, un pensiero, un’immagine, un’opera d’arte o dalle meraviglie della natura.

Tu vivi da parecchi anni l’ambiente della scuola, è stimolante per i ragazzi?
La riforma della scuola credo vada nella direzione corretta. Dare l’opportunità di studiare uno strumento
musicale nelle scuole elementari, proseguendo attraverso medie e liceo, fino all’università della musica (il Conservatorio) è un’idea giusta, in linea ai canoni europei. La musica è infatti uno strumento per insegnare loro qualcosa di più che semplicemente suonare, specialmente quando sono più piccoli. Per loro sono convinto sia molto stimolante. Ciò che funziona decisamente meno nelle scuole italiane sono invece i metodi di reclutamento degli insegnanti. Credo siano completamente da rivedere.

So che tieni da anni dei corsi estivi alla Landesakademie fur die musizierende jugend di Ochsenhausen; com’è vivere la musica in Germania e quali sono le differenze con l’Italia?
È sempre un’esperienza bellissima, anche se molto dura. Si tratta di insegnare circa dieci ore al giorno, con lezioni frontali e orchestrali, rimanendo molto tempo coi ragazzi, l’organizzazione dev’essere impeccabile.
La differenza sostanziale è che in Germania c’è molto più rispetto per la mia professione, c’è una reverenza e una considerazione per il Maestro di musica che in Italia non c’è. Si cerca di farlo sentire a proprio agio anche con piccole attenzioni e sicuramente mettendogli a disposizione tutti gli strumenti di cui necessita. Visto che la gente ama la musica, tutti fanno di tutto per coltivarla e incentivarla.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Non ho qualcosa di preciso in mente, o meglio ho tante idee. Amo la mia famiglia e vorrei allargarla. Un
bell’impegno direi. Ma amo le sfide e sono pronto per questo nuovo viaggio.

Il 22 marzo 2015 lo potete ascoltare presso il Teatro Sociale di Como per Expo 2015. Per informazioni cliccate qui!

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